Capecchi, Stefania (2015) La valutazione della job satisfaction dei laureati italiani prima e dopo la Riforma. Un approccio modellistico. [Tesi di dottorato]

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Item Type: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Title: La valutazione della job satisfaction dei laureati italiani prima e dopo la Riforma. Un approccio modellistico
Creators:
CreatorsEmail
Capecchi, Stefaniastefania.capecchi@unina.it
Date: 30 March 2015
Number of Pages: 193
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Scienze Sociali
Scuola di dottorato: Scienze sociali
Dottorato: Sociologia e ricerca sociale
Ciclo di dottorato: 27
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Morlicchio, Enricaenrica.morlicchio@unina.it
Tutor:
nomeemail
Gambardella, DoraUNSPECIFIED
Date: 30 March 2015
Number of Pages: 193
Uncontrolled Keywords: job satisfaction, dati ordinali, modelli mistura
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/07 - Sociologia generale
Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/09 - Sociologia dei processi economici e del lavoro
Aree tematiche (7° programma Quadro): SCIENZE SOCIOECONOMICHE E UMANISTICHE > Crescita, impiego e competitività in una società della conoscenza
SCIENZE SOCIOECONOMICHE E UMANISTICHE > Indicatori scientifici e socio-economici
Date Deposited: 10 Apr 2015 10:57
Last Modified: 25 Sep 2015 08:20
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/10295
DOI: 10.6092/UNINA/FEDOA/10295

Abstract

La ricerca analizza, attraverso strumenti modellistici innovativi, la soddisfazione lavorativa espressa da un campione di occupati italiani, confrontando i profili di risposta dei laureati pre riforma e di quelli post riforma. Il caso di studio si basa su un data frame costruito a partire da dati forniti dal Consorzio AlmaLaurea e finora mai impiegati a tale scopo. In particolare, i dati qui utilizzati riguardano due edizioni dell'Indagine annuale sulla Condizione Occupazionale dei Laureati di AlmaLaurea sugli occupati a cinque anni dal conseguimento del titolo, provenienti dal "vecchio ordinamento" (laureati nel 2005 e intervistati nel 2010) e dal "nuovo ordinamento", specialistici e a ciclo unico (laureati nel 2007 e intervistati nel 2012). Obiettivo di questo lavoro è lo studio della job satisfaction, e delle sue principali componenti, nella loro connessione con le caratteristiche socio-economiche ed ambientali del lavoratore laureato. Lo studio ha preso avvio dall'analisi della letteratura, con l'approfondimento del quadro teorico di riferimento e delle problematiche definitorie, tenendo in considerazione anche i principali indici di job satisfaction esistenti. È emerso come il tema del benessere dei lavoratori abbia assunto nuovamente rilevanza sostanziale nell'attuale panorama degli studi sociali. Dopo una stagione di interesse intermittente, in special modo nel nostro Paese, si è riaccesa difatti l'attenzione sulla condizione, e parallelamente, sulle percezioni e le attese dei lavoratori, anche attraverso le indagini sul raccordo tra sistema educativo ed universitario e mercato del lavoro. Tale interesse muove dalla natura essenziale che la dimensione lavorativa riveste nel legame tra il singolo e l'ambiente in cui si esprime, in special modo relativamente agli aspetti "progettuali" dell'esistenza: dalla eventuale decisione di trasferirsi altrove alle scelte di costruzione familiare, dalle condizioni abitative alle caratteristiche delle forme associative, dalle opportunità di formazione/specializzazione ai profili di consumo, etc. La soddisfazione sul lavoro viene interpretata sia come indicatore di qualità del lavoro che come forte "predittore" del benessere globale dell'individuo. Da taluni autori è considerata una variabile attitudinale, utilizzata in connessione o in aggiunta alle covariate economiche, come reddito e possibilità di spesa. Questo quadro postula che essa dipenda dall'equilibrio tra input (come il grado di istruzione raggiunto, l'orario di lavoro, lo sforzo/fatica che si deve compiere) e output (intesi come salari, fringe benefits, status e immagine esteriore, aggiunti ad altri aspetti derivanti dal lavoro che si svolge). Sebbene l'argomento sia divenuto terreno comune di approfondimento di studiosi di diversa provenienza (in special modo, economisti e psicologi dell'organizzazione) ma anche di esponenti della sfera decisionale e politica, la materia non ha ancora trovato, per quanto riguarda soprattutto il nostro Paese, adeguato spazio nella letteratura sociologica. Nelle Scienze Sociali in generale, e in special modo nelle prospettive analitiche di tipo quantitativo, il problema della misurazione delle dimensioni di interesse riveste un ruolo centrale. Nell'ambito di ricerca approfondito in questo studio, si sono affrontate problematiche non trascurabili tanto relativamente all'impostazione teorica dei modelli di analisi, quanto alla successiva rilevazione e misurazione delle dimensioni che si è scelto di rilevare. Sui temi di nostro interesse, la discussione sulla riforma della scuola e dell'università, assieme a quella sul fabbisogno di laureati nel nostro Paese, ha recentemente approfondito l'analisi del disallineamento tra domanda e offerta di capitale umano, tratto solo per taluni fisiologico della dialettica tra sistemi educativi e mercato del lavoro. Si è ritenuto pertanto che l'analisi delle determinanti della soddisfazione lavorativa dei laureati potesse fornire utili indicazioni nel disegno degli interventi diretti tanto al mercato del lavoro che ai settori dell'istruzione e della formazione professionale, dell'università e dell'alta formazione, in un contesto, come quello italiano, attraversato da profonde e recenti trasformazioni e territorialmente assai eterogeneo. In questo quadro teorico, il lavoro di ricerca mira a specificare un prototipo originale per lo studio della valutazione della job satisfaction e l'ipotesi che si intende sottoporre a controllo è che l'applicazione della riforma dell'offerta formativa universitaria italiana abbia influenzato i livelli generali di job satisfaction, tenuti fermi taluni parametri da cui non si può prescindere per l'analisi della soddisfazione lavorativa "in tempi di crisi". Obiettivo specifico di questa ricerca è perciò approfondire, con strumenti innovativi, le determinanti della job satisfaction dei laureati italiani che, a nostro avviso, possono fornire utili indicazioni nel disegno degli interventi diretti tanto al mercato del lavoro che ai settori dell'istruzione e della formazione professionale, dell'università e dell'alta formazione, in un contesto, come quello italiano, attraversato da profonde e recenti trasformazioni e territorialmente assai eterogeneo. L'analisi è stata sviluppata attraverso i due ampi data-set di proprietà del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea che consistono, dopo un accurato screening preliminare, in 17.387 soggetti e 55 variabili per i laureati pre riforma (rilevazione 2010) ed in 25.523 soggetti e 116 variabili per i laureati post riforma (rilevazione 2012). Sono stati uniformati i campi di variazione di alcune variabili e si è scelto di lavorare su 36 variabili comuni ad entrambe le edizioni. Agli intervistati è stato chiesto di esprimere la propria percezione soggettiva rispetto all'attività svolta su una scala ordinale da 1 a 10 (modificata opportunamente per le elaborazioni modellistiche, al fine di minimizzare il problema dello scale usage heterogeneity). Ai rispondenti , in particolare, è stato sottoposto un quesito relativo alla valutazione sintetica del livello di soddisfazione globale percepito e 14 items specifici: Stabilità, Sicurezza del lavoro; Coerenza con gli studi fatti; Acquisizione di professionalità; Prestigio; Rispondenza agli interessi culturali; Utilità sociale del lavoro svolto; Indipendenza o autonomia del lavoro; Coinvolgimento nei processi decisionali; Flessibilità dell'orario e dei temi di lavoro; Tempo libero; Luogo di lavoro; Rapporti con i colleghi sul luogo di lavoro; Prospettive future di guadagno; Prospettive future di carriera. I risultati vengono illustrati per sottogruppi, distinti per: genere, gruppo disciplinare di laurea (secondo le definizioni ISTAT), area geografica di provenienza e di residenza lavorativa, settore economico di attività, stato giuridico e tipologia contrattuale, effetto del reddito, background familiare, voto finale, età e tempo di permanenza all'università oltre la durata legale, etc... Dalle analisi esplorative è emerso come la soddisfazione globale sia piuttosto elevata, per entrambe le edizioni dell'indagine, in coerenza con la letteratura internazionale in materia: il solo fatto di avere comunque un'occupazione, in special modo "in tempo di crisi" e in un contesto di sofferenza generalizzata, potrebbe spiegare livelli di soddisfazione comunque più elevati di quanto ci si aspetterebbe (Gallie, 2013, tra gli altri). Sul piano metodologico, considerata la natura di variabile latente, composita e multidimensionale della job satisfaction, si è scelto di utilizzare opportuni modelli per l'analisi dei dati ordinali. In alternativa ai classici Logit e Probit, questa ricerca utilizza uno strumento inferenziale innovativo che appartiene alla famiglia dei modelli statistici mistura noti come CUB Models, la cui principale caratteristica, dal punto di vista interpretativo, è la possibilità di esplicitare il contributo delle componenti latenti che determinano la risposta assieme ad una efficace visualizzazione grafica. In sintesi, le analisi svolte confermano come la job satisfaction, intesa come predittore del benessere degli individui, rappresenti una variabile "complessa", dipendente da diverse componenti, originate, oltre che dall'attitudine individuale, dall'esperienza universitaria, dal settore di occupazione e dal contesto di provenienza del rispondente. Il nostro studio rimarca il ruolo delle caratteristiche individuali nello spiegare la maggiore o minore soddisfazione. Degni di nota sono i contributi delle covariate età, gruppo disciplinare di appartenenza, titolo di studio dei genitori. L'evidenza empirica del complesso dei dati utilizzati e l'analisi degli ipotetici profili di risposta mostrano, rispetto all'età, risultati coerenti con la classica relazione tra età e life satisfaction, o well-being più in generale, come tipicamente dimostrato dalla happiness/treadmill economics. Già poco dopo i 30 anni, piuttosto invariabilmente, i rispondenti mostrano un decremento della soddisfazione espressa, rispetto agli appartenenti alle classi di età immediatamente precedenti. Sono comunque le classi di età impegnate nella costruzione della propria vita, non solo lavorativa, a mostrare un andamento di questo tipo, certamente influenzato altresì dalle condizioni di precarietà e di difficile matching tra competenze acquisite e condizioni occupazionali effettivamente sperimentate. Una caratteristica peculiare dei "nuovi" laureati è il maggior livello di soddisfazione espresso rispetto alla coerenza tra i contenuti acquisiti nel corso degli studi e l'occupazione svolta, a segnalare una maggiore specializzazione delle lauree di nuovo ordinamento. Rilevante, a livello generale, appare il ruolo "mancato" del reddito nell'influenzare la probabilità di risposta. Contro le attese, gli aspetti retributivi non paiono esercitare un effetto notevole nell'espressione della job satisfaction. In particolare, le differenze di reddito non sembrano apparire rilevanti nel confronto di nostro interesse tra le due edizioni dell'Indagine AlmaLaurea. Ancora una volta emerge che entrare nel mercato del lavoro durante una crisi di dimensioni globali fa sì che i laureati siano "più felici" in tutti i casi e indipendentemente dal loro reddito, per il solo fatto di avere una occupazione: una percezione "affettiva" che conduce all'incremento della soddisfazione espressa rispetto al lavoro svolto. Sebbene la ricerca sulle attitudini lavorative e sulla qualità delle occupazioni si sia lungamente focalizzata sugli aspetti estrinseci del lavoro, ci sembra probabile che sia il confronto "situazionale" a determinare la soddisfazione espressa. È la comparazione con i risultati del gruppo dei pari, in special modo rispetto alla realizzazione o meno delle aspettative maturate, a spiegare una maggiore o minore job satisfaction. Nelle Scienze Sociali in generale, e in special modo nelle prospettive analitiche di tipo quantitativo, il problema della misurazione delle dimensioni di interesse riveste un ruolo centrale. Nell'ambito di ricerca approfondito in questo studio si sono affrontate problematiche non trascurabili tanto rispetto all'impostazione teorica dei modelli di analisi, quanto alla successiva rilevazione e misurazione delle dimensioni che si è scelto di indagare. La struttura formale delle elaborazioni analitiche qui presentate e, in particolare, il modello omnibus proposto in questo contesto, dimostrano di essere uno strumento flessibile e "sintetico". Attraverso un'unica formulazione parametrica, è possibile infatti estrarre molteplici informazioni rispetto alle attitudini dei rispondenti nei confronti degli items relativi alla job satisfaction. Da un punto di vista applicativo, tali informazioni possono essere desunte dalla struttura delle distribuzioni di probabilità di risposta e, in particolare, dalla loro posizione, asimmetria e concentrazione in talune modalità. Tale malleabilità, assieme alla parsimonia dei parametri stimati, rappresenta un valore aggiunto ottenuto nella cornice teorica della modellistica prescelta.

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