Capano, Franesca and Pascariello, Maria Ines and Visone, Massimo (2018) La Città Altra: Storia e immagine della diversità urbana: luoghi e paesaggi dei privilegi e del benessere, dell’isolamento, del disagio, della multiculturalità. [non definito]. FedOA - Federico II University Press, Napoli.

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Tipologia del documento: Monografia ([non definito])
Lingua: Italiano
Titolo: La Città Altra: Storia e immagine della diversità urbana: luoghi e paesaggi dei privilegi e del benessere, dell’isolamento, del disagio, della multiculturalità
Autori:
AutoreEmail
Capano, Franescafrancesca.capano@unina.it
Pascariello, Maria Inesmipascar@unina.it
Visone, Massimomassimo.visone@unina.it
Autore/i: Università degli Studi di Napoli Federico II Francesca Capano è ricercatore nel settore ICAR/18, PhD in Storia e critica dell’architettura, collabora dal 2002 presso il Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Iconografia della Città Europea (CIRICE) dell’Università di Napoli Federico II. Ha ricevuto riconoscimenti scientifici nazionali (ASN 2012-2016); attualmente insegna Storia dell’architettura presso il CdS in Architettura 5UE presso l’ateneo federiciano. Ha partecipato a convegni nazionali e internazionali, e pubblicato numerosi saggi e tre monografie, tra cui si segnalano: Caserta. La città dei Borbone oltre la reggia (1750-1860), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 2011; Misura e rappresentazione della capitale. Territori e città nelle carte di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni e Luigi Marchese, in Il Mezzogiorno e il Decennio: architettura, città, territorio, a cura di A. Buccaro, C. Lenza, P. Mascilli Migliorini, Napoli, Giannini editore 2012; Gli archivi fotografici per la Storia dell’architettura e del paesaggio, in «eikonocity», n. 1, a.1, 2016; Il Sito Reale di Capodimonte. Il primo bosco, parco e palazzo dei Borbone di Napoli, Federico II University Press, 2017. Maria Ines Pascariello, Università degli Studi di Napoli Federico II Maria Ines Pascariello è ricercatore universitario per il settore scientifico-disciplinare ICAR/17 - Disegno presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Edile Ambientale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Dal 2001 svolge attività di insegnamento. I principali campi di ricerca e di interesse riguardano il rilievo e la documentazione del patrimonio, dalla scala urbana a quella territoriale, al fine di promuovere il patrimonio culturale. Gli studi, dopo la laurea fino ad oggi, nell'ambito del settore scientifico-disciplinare, sono rivolti ai principi e alle applicazioni della Prospettiva, con particolare riguardo alle prospettive architettoniche e alle architetture dipinte di Pompei. Massimo Visone, Università degli Studi di Napoli Federico II Massimo Visone, architetto e PhD, è assegnista di ricerca (2018) all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha insegnato all’Istituto Italiano di Scienze Umane (2008), all’Accademia di Belle Arti di Napoli (2009-2010) e all’Università degli Studi di Napoli Federico II (2010-2016). È stato giudicato meritevole dell’abilitazione scientifica nazionale al ruolo di seconda fascia nel SSD Icar 18 / Storia dell’architettura (2015-2024). Visone ha partecipato a gruppi di ricerca, conferenze e seminari nazionali e internazionali (Bruxelles, Dortmund, Ginevra, Londra, Santiago di Compostela). Visone è nel comitato scientific del Grupo de Investigación Iacobus (Universidad de Santiago de Compostela), nei comitati editoriali di collane e di qualificate riviste di settore (riviste di classe A: Confronti e Quintana), membro del Centro di Ricerca sull’Iconografia della Città europea (Università degli Studi di Napoli Federico II), e segretario di Docomomo Italia. Ha scritto diversi contributi sui giardini all’inglese e sul paesaggio storico. Ha curato mostre e pubblicato saggi sull’iconografia urbana e sulla storia dell’architettura in libri, atti di convegno e qualificate riviste di settore; tra cui: Villa Reale (2003, 2012), Villa d’Elboeuf (2008, 2014), Castel Capuano (2011, 2013), Poggio Reale (2013, 2016), Palazzo Donn’Anna (2017), Palazzo Penne (2018) e il terremoto di Messina del 1783 (2018). Ha pubblicato Napoli «Un gran Teatro della Natura» (Naples 2013), ha aggiornato le note del volume Napoli (2016) di Cesare de Seta, e curato Time Frames: Conservation Policies for Twentieth-Century Architectural Heritage(London-New York 2017).
Data: 2018
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
URL ufficiale: http://www.fedoabooks.unina.it/index.php/fedoapres...
Nazione dell'editore: Italia
Luogo di pubblicazione: Napoli
Editore: FedOA - Federico II University Press
Data: 2018
Titolo della serie: Storia e iconografia dell’architettura, delle città e dei siti europei
ISBN: 978-88-99930-03-5
NBN (National Bibliographic Number): urn:nbn:it:unina-24017
Depositato il: 18 Dic 2018 16:22
Ultima modifica: 18 Dic 2018 16:22
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/11993
DOI: 10.6093/978-88-99930-03-5

Abstract

[English]: This volume proposes a rich corpus of papers about the ‘Other City’, a subject only few times dealt with, but worthy of all our attention: it imposes itself on the scene of international modern and contemporary historiography for its undeniable topicality. Throughout history, the city has always had to deal with social ‘otherness’, i.e. with class privileges and, consequently, with discrimination and marginalization of minorities, of the less well-off, of foreigners, in short, with the differences in status, culture, religion. So that the urban fabric has ended up structuring itself also in function of those inequalities, as well as of the strategic places for the exercise of power, of the political, military or social control, of the spaces for imprisonment, for the sanitary isolation or for the ‘temporary’ remedy to the catastrophes. From the first portraits of cities, made and diffused at the beginning of the fifteenth century for political exaltation purposes or for religious propaganda and for devotional purposes, which often, through increasingly refined graphic techniques, distort or even deny the true urban image, we reach, at the dawn of contemporary history, the new meaning given by scientific topography and new methods of representation; these latter aimed at revealing the structure and the urban landscape in their objectivity, often unexpected for who had known the city through the filter of ‘regime’ iconography. The representation of the urban image still shows the contradictions of a community that sometimes includes and even exalts the diversities, other times rejects them, showing the unease of a difficult integration / [Italiano]: Questo volume propone un ricco corpus di contributi sulla ‘Città Altra’, un tema sinora poco battuto ma degno di tutta la nostra attenzione, che s’impone sulla scena della storiografia internazionale, moderna e contemporanea, per la sua innegabile attualità. Nel corso della storia, la città ha dovuto sempre fare i conti con le ‘alterità’ sociali, ossia con i privilegi di classe e, conseguentemente, con la discriminazione e l’emarginazione delle minoranze, dei meno abbienti, degli stranieri, insomma con le diversità di status, di cultura, di religione. Sicché il tessuto urbano ha finito per strutturarsi anche in funzione di quelle diseguaglianze, oltre che dei luoghi strategici per l’esercizio del potere, del controllo politico, militare o sociale, degli spazi per la reclusione, per l’isolamento sanitario o per il rimedio ‘temporaneo’ alle catastrofi. Dai primi ritratti di città elaborati e diffusi sul principio del Quattrocento per fini di esaltazione politica o per la propaganda religiosa e per scopi devozionali, che spesso, attraverso tecniche grafiche sempre più raffinate, falsano o addirittura negano la vera immagine urbana, si giunge, all’alba della storia contemporanea, al nuovo significato dato dalla topografia scientifica e dai nuovi metodi di rappresentazione, atti a svelare la struttura e il paesaggio urbano nella loro oggettività, spesso cruda e inaspettata per quanti, prima di allora, avessero conosciuto la città attraverso il filtro dell’iconografia ‘di regime’. La rappresentazione dell’immagine urbana mostra ancora oggi le contraddizioni di una comunità che a volte include, e persino esalta, le diversità, altre volte le respinge, tradendo il malessere di una difficile integrazione.

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