Pallisco, Isabella (2009) "La festa di Anna Perenna tra poesia, politica e religione". [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Abstract

Oggetto di trattazione della tesi è la festa romana delle Idi di marzo in onore di Anna Perenna, e l’utilizzazione politica e simbolica che se ne fece in età augustea. L’obiettivo che ci si pone non è, dunque, indagarne l’assetto festivo in prospettiva diacronica, quanto verificare se motivi di ordine politico abbiano influito sulla sua trasmissione letteraria. La festa, infatti, sebbene di tipo arcaico, assume rilevanza nelle fonti solo in età augustea, con Ovidio, che nei suoi Fasti fa precedere le elaborate digressioni eziologiche della festa alla narrazione dell’uccisione di Cesare, della sua apoteosi e della conseguente vendetta da parte di Augusto. Si è scelto di esaminare, nella prima parte del nostro lavoro, le altre fonti tutte, sia letterarie che epigrafiche che archeologiche, nel tentativo di isolare per Anna Perenna e la sua festa caratteristiche indipendenti dalla complessa costruzione letteraria ovidiana. La documentazione indagata nella prima parte, intitolata appunto “Le fonti”, è stata articolata in tre capitoli: il primo sulle assai frammentarie testimonianze del I secolo a.C.: i Fasti Anziati, Varrone e Laberio; il secondo sulle più corpose fonti di età imperiale, in ordine cronologico: Ovidio (di cui in questa prima fase è riportato solo il testo scomposto in sequenze), i Fasti Vaticani, Silio Italico e Marziale ( I secolo d.C.); le iscrizioni della fontana di Anna Perenna a Roma (II secolo d.C.); Macrobio e i Fasti Farnesiani (IV secolo d.C.). Nel terzo capitolo si tentano le prime conclusioni sulle ipotesi formulabili circa i caratteri e i luoghi di culto. I documenti esaminati associano, in un modo o nell’altro, ad Anna Perenna elementi a prima vista eterogenei e slegati tra loro. Ne deriva, infatti, una congerie di contenuti ricollegabili a diverse forme di culto e di rito, a forse distinti luoghi di culto, a contesti di tipo teatrale. Nuove informazioni in merito sono state fornite, in special modo, dalla recente scoperta della cosiddetta fontana di Anna Perenna; essa testimonia culti o riti probabilmente privati, e iscrizioni con dedica ad Anna Perenna e alle Ninfe databili al II secolo d.C., e non più soltanto una festa pubblica dai caratteri licenziosi. Le notizie, nel complesso, afferiscono quindi una festa che si svolgeva al I miglio della via Flaminia e conservava ricordo di originarie celebrazioni di inizio d’anno, di riti di fecondità, di riti di morte e rinascita; forse festa in onore di una dea anticamente Madre e Nutrice prima ancora di essere connessa all’anno. Ma riguardano anche una ninfa Anna Perenna (o divinità alla quale le ninfe erano consacrate) destinataria di ex-voto dedicati in un luogo lontano da quello dove si è sempre ritenuto si svolgesse la festa, e in occasione di una vittoria non altrimenti specificata. Anna Perenna, infine, è il titolo di un mimo di Decimo Laberio. L’attribuzione ad Anna Perenna di elementi tra loro poco omogenei può essere spiegata come effetto di un allontanamento dal nucleo religioso originario, per cui quello che in origine poteva aver avuto un senso si era, col tempo, svuotato di significato perdendo ogni nesso in epoca storica. Altra spiegazione d’altro canto può giungere dall’ipotesi di uno o più luoghi di culto compresenti, cui fanno propendere le questioni topografiche emerse in relazione all’intero suburbio nord di Roma; la stessa cronologia delle fonti, con la sovrapposizione di documenti di diversa natura e pertinenti diversi aspetti e diversi luoghi del culto di Anna Perenna, restringono il campo ad una tale ipotesi. E a rendere plausibile l’associazione ad un’unica divinità di elementi tanto difformi sarà anche l’accostamento che ne dà Ovidio. L’analisi del terzo libro dei Fasti di Ovidio (Fast. 3, 523-712) è affrontata nel dettaglio nella seconda parte della tesi, divisa in due capitoli, come due sono le sequenze individuate nel testo ovidiano: “Le Idi di marzo e Anna Perenna” e “Le Idi di marzo e Cesare”. Nel primo capitolo si ripercorre il racconto della festa: Ovidio descrive i festeggiamenti che si celebrano il giorno delle Idi non lontano dalle rive del Tevere, nella quale la plebe si dedica a bere, cantare, danzare, unirsi in coppie. Il poeta, nel riportare i diversi racconti circolanti sull’identità della dea, si dilunga sulle eziologie che la ricollegano ad Anna sorella di Didone (che, scomparsa nel fiume Numico, si trasforma in ninfa Anna Perenna) o ad Anna, una vecchia originaria di Boville (alla quale viene eretta una statua per aver aiutato il popolo in difficoltà). Nel secondo capitolo l’attenzione si focalizza sulla sequenza finale in cui Vesta sprona il poeta a ricordare l’uccisione dei nuda simulacra di Cesare, avvenuta nello stesso giorno in cui si celebra la festa, e la sua ascesa al cielo grazie all’intervento della dea. Per capire come e perché Ovidio sceglie di rappresentare questa particolare successione di sequenze sono state indagate le influenze reciproche tra motivi religiosi, motivi letterari e motivi politici disseminati nel testo ovidiano. Ricostruendo, per ogni aspetto di volta in volta isolabile, la paternità, se ovidiana o meno, è stato possibile mettere in discussione l’attribuzione ad Ovidio di diversi motivi ascrivibili, in realtà, a caratteristiche del culto e a contenuti di rappresentazioni sceniche, ridimensionando l’idea che essi nascessero da intenti ovidiani di sovvertire l’ordine politico-augusteo. Viceversa, è stato possibile escludere come elementi propri dell’assetto festivo quelle che sono creazioni di Ovidio, come l’esistenza di una festa di Anna Perenna presso Lavinio; essa, piuttosto, è rielaborazione ovidiana che paga il suo debito ad una tradizione letteraria, più che religiosa. Su quest’ultimo punto, si fa riferimento alla leggenda delle origini troiane di Roma che Ovidio doveva aver presente in tutta la sequenza delle Idi di marzo quando, attraverso Lavinio, Boville e Vesta, implicitamente rievocava le tappe del trasferimento di Troia a Roma, dall’arrivo di Enea nel Lazio, alla genealogia intermedia dei re albani, all’erede ultima della discendenza troiana: Roma. Più specificatamente, Ovidio si rifà alla leggenda troiana di Roma secondo le varianti circolanti in età augustea, come indicano i velati riferimenti alla tradizione fluviale del Numico della scomparsa di Enea, ai legami tra Boville e Augusto, alla stretta relazione tra Vesta e l’imperatore. Alla temperie augustea riportano anche le distinzioni operate tra le apoteosi di Anna, Enea, Cesare che il testo continuamente sottende, ed i richiami agli istituti repubblicani sui quali, rivoluzionati dall’interno, Augusto andava fondando l’instaurazione del suo potere, come il tribunato della plebe. Le creazioni ovidiane, in conclusione, si muovono sul filo di una serie di motivi conduttori connessi a temi della propaganda augustea, in grado di attivare una rete di richiami interni in ogni parte del terzo libro dei Fasti. Questi motivi, oltre a conferire unità alla sequenza ovidiana delle Idi di marzo, intessono tra Anna Perenna e Cesare legami che permettono di avvicinare le due figure ad Augusto senza gettare discredito sul discorso ufficiale. Anzi l’effetto è opposto, perché molti aspetti della storia di Anna sembrano essere costruiti per essere funzionali alla logica augustea.

Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Anna Perenna Ovidio Mimo Storia Romana Fasti Calendario
Depositing User: Francesca Migliorini
Date Deposited: 10 Dec 2009 13:30
Last Modified: 30 Apr 2014 19:40
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/4093

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