Lanzillo, Roberta (2006) Correlazioni genotipo-fenotipo nella distrofia muscolare facio scapolo omerale: uno studio clinico, neurofisiologico, neuroradiologico e neuropsicologico. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Correlazioni genotipo-fenotipo nella distrofia muscolare facio scapolo omerale: uno studio clinico, neurofisiologico, neuroradiologico e neuropsicologico
Creators:
CreatorsEmail
Lanzillo, RobertaUNSPECIFIED
Date: 2006
Date Type: Publication
Number of Pages: 42
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Neuroscienze
PHD name: Neuroscienze e patologia dell’invecchiamento cerebrale
PHD cycle: 17
PHD Coordinator:
nameemail
Annunziato, LucioUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Santoro, LucioUNSPECIFIED
Date: 2006
Number of Pages: 42
Uncontrolled Keywords: Distrofia muscolare facio scapolo omerale, Potenziali evocati, Atrofia cerebrale corticale
MIUR S.S.D.: Area 06 - Scienze mediche > MED/26 - Neurologia
Date Deposited: 04 Aug 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:23
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/736

Abstract

La distrofia muscolare facio-scapolo-omerale è una patologia ereditaria dominante piuttosto frequente e con un tipico pattern di coinvolgimento muscolare. Nel corso di tale patologia sono state osservate anche delle complicanze extra-muscolari, in particolare un’ipoacusia neurosensoriale e delle anomalie retiniche.Lo scopo dello studio è valutare il grado di coinvolgimento muscolare ed il tipo di coinvolgimento extramuscolare in un ‘ampia casistica di pazienti con FSHD, anche attraverso lo studio dei potenziali evocati centrali, della risonanza magnetica dell’encefalo e dei test neuropsicologici, di verificare la correlazione esistente tra la gravità della malattia, sia dal punto di vista muscolare che extra-muscolare con la lunghezza del frammento di DNA residuo sul locus 4q35 dopo doppia digestione con enzimi di restrizione e di stabilire se via siano differenze nell’espressività clinica tra i due sessi. Sono stati studiati 44 individui con fenotipo FSHD e 90 parenti a rischio di trasmissione. L’analisi del polimorfismo dei frammenti di restrizione è stata eseguita su DNA genomico digerito con due enzimi di restrizione (EcoRI e BlnI) e ibridato con la sonda p13E-11. I pazienti con FSHD sono stati classificati in base ad una scala clinica di 10 gradi . I pazienti sono stati sottoposti a esame audiometrico ed impedenzometrico fluorangiografia retinica, BAEP (Brainstem Auditory Evoked Potentials ) e Potenziali Evocati Visivi (PEV). I pazienti che presentavano ai PEV un significativo aumento della latenza della risposta corticale P100 sono stati studiati anche attraverso i potenziali oscillatori (PO), l’elettroretinogramma da pattern ( PERG ) e la risonanza magnetica (RMN) dell’encefalo per identificare possibili alterazioni a carico della sostanza bianca. Infine si sono studiate le funzioni cognitive frontali in un sottogruppo. In 100/134 soggetti sottoposti ad analisi molecolare è stata individuata la delezione patogenetica sul cromosoma 4q, con una media per il frammento deleto EcoRI di 27.9 Kb (range 11-38) e con una media di severità clinica secondo la scala Ricci di 1.5 (range 0-5). Quindici soggetti erano completamente asintomatici e senza alcun segno di malattia FSHD (punteggio 0 ) e sono stati considerati come portatori di una mutazione non ‘penetrante’. Si è riscontrata una forte correlazione tra la severità clinica e la durata della malattia e una minore influenza della lunghezza del frammento EcoRI. Si è evidenziata una evoluzione clinica probabilmente più lenta nel genere femminile. Si è inoltre riscontrata una correlazione inversa tra lunghezza del frammento EcoRI e la severità clinica nei maschi, ma non nelle femmine, che suggerirebbe la presenza di fattori aggiuntivi nel sesso femminile che influenzano il fenotipo. Riguardo il coinvolgimento extramuscolare, i risultati hanno mostrato una più bassa incidenza di ipoacusia neurosensoriale rispetto ai dati rilevati nel nord dell’Europa. Riguardo la fluorangiografia retinica, nella popolazione sono state identificate delle anomalie significative della retina in 8 pazienti (22%), ma è stato individuato solo un caso di sindrome simil-Coats (2.7% ). Non si è trovata alcuna correlazione tra la lunghezza del frammento EcoRI, l’esordio e la durata della malattia con l’ipoacusia o le anomalie retiniche. Molto interessante è la presenza di PEV e BAEP alterati, in termini di incremento delle latenze centrali non età-correlate. Tali anomalie erano più frequenti nei maschi che nelle femmine. Alla RMN dell’encefalo non sono state trovate alterazioni della sostanza bianca tali da giustificare un rallentamento della conduzione centrale ai PE. Dall’analisi dei volumi globali cerebrali e dalla Voxel Based Morphometry (VBM), si è invece riscontrata una inaspettata riduzione della sostanza grigia nel campione rispetto ad un gruppo di controllo di soggetti sani, con tre cluster di massima atrofia a sede prevalentemente frontale. Si è osservata una tendenza a fallire ai test neuropsicologici frontali nei pazienti, con una differenza significativa rispetto ai controlli per il test di Wisconsin. Data l’originalità del dato sul coinvolgimento del SNC, morfologico e cognitivo, si propone un ampliamento della casistica sottoposta a RMN con un gruppo di controllo affetto da altre patologie neuromuscolari, per confermare l’atrofia della sostanza grigia e valutarne la specificità.

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