Chiacchio, Ferdinando (2010) METODICHE DI IMAGING NEI TUMORI MALIGNI MULTIPLI PRIMITIVI. [Tesi di dottorato] (Inedito)

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: METODICHE DI IMAGING NEI TUMORI MALIGNI MULTIPLI PRIMITIVI
Autori:
AutoreEmail
Chiacchio, Ferdinandochiacchioferdinando@alice.it
Data: 26 Novembre 2010
Numero di pagine: 58
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Scienze biomorfologiche e funzionali
Scuola di dottorato: Scienze biomorfologiche e chirurgiche
Dottorato: Imaging molecolare
Ciclo di dottorato: 23
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Salvatore, Marco[non definito]
Tutor:
nomeemail
Renda, Andrea[non definito]
Data: 26 Novembre 2010
Numero di pagine: 58
Parole chiave: TUMORI MALIGNI ;TUMORI MALIGNI MULTIPLI PRIMITIVI;METODICHE DI IMAGING NEI TUMORI
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 06 - Scienze mediche > MED/36 - Diagnostica per immagini e radioterapia
Depositato il: 06 Dic 2010 13:36
Ultima modifica: 30 Apr 2014 19:43
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/7970
DOI: 10.6092/UNINA/FEDOA/7970

Abstract

I tumori maligni multipli primitivi (TMMP) sono un argomento affascinante e di grande attualità. Dopo la prima segnalazione alla fine del XIX secolo di Billroth (1889) di un paziente con neoplasie multiple, al quale fu diagnosticato un carcinoma gastrico dopo l’asportazione di un epitelioma spinocellulare dell’orecchio esterno, i TMMP rimasero solo una curiosità medica con sporadiche segnalazioni fino alla classificazione di Warren e Gates [56] del 1932, che selezionarono 1259 casi tra quelli riportati in letteratura e quelli riscontrati dai loro esami autoptici. La loro incidenza è attualmente in aumento e sarà sicuramente in crescita nei prossimi anni per diversi fattori, quali l’allungamento della vita media, la maggior incidenza di trattamenti in fase precoce, la qualità del follow-up oncologico e, non in ultimo, il miglioramento prognostico di molti tumori grazie al rilevante progresso delle terapie oncologiche (chirurgiche e mediche) con percentuali di guarigioni e di sopravvivenze inimmaginabili in passato (sopravvivenza complessiva a 5 anni del 79% per i tumori insorti in età pediatrica e del 66% per quelli dell’adulto)[19] Una parte di questi pazienti può sviluppare ulteriori neoplasie per motivi apparentemente casuali (ovvero al momento non comprensibili alla luce delle attuali conoscenze biomediche), o per fattori definiti: genetici, ambientali, ormonali, immunologici o iatrogeni (conseguenti alle stesse terapie oncologiche).

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