Di Benedetto, Rossella (2011) Accettazione e decostruzione del formalismo nelle teorie femministe del diritto. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Femminismo Giuridico
Date Deposited: 05 Dec 2011 11:42
Last Modified: 17 Jun 2014 06:03
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8542

Abstract

L’intento fondamentale della ricerca è consistito soprattutto, ma non unilateralmente, nel dimostrare che l’indagine filosofica può assumere senso e valore, nella praticità della vita, solo se i suoi presupposti e le sue concrezioni sono condivisibili e giustificabili all’interno di un contesto intersoggettivo, proprio in virtù del fatto che la stessa indagine non può realizzarsi se non attraverso un processo di costruzione di ipotesi, di costrutti concettuali, di definizioni, di asserzioni in qualche modo condivise. Lo scopo della tesi è stato quello di presentare, inizialmente, una rassegna generale della periodizzazione della jurisprudence moderna dal realismo giuridico americamo sino alla teoria del Legal Process. È attraverso questo percorso che si è andato strutturando un processo di critica radicale nei confronti dei fondamenti della dottrina giuridica nordamericana per come si è andata sviluppando tra fine-800 e inizi-900. Proprio a partire da queste considerazioni ho ritenuto necessario l’approfondimento dello studio dei movimenti post-moderni, e soprattutto della decostruzione negli studi giuridici, approcciando la questione da un punto di vista metodologico. L’impatto della decostruzione in quest’ambito - che sul piano puramente giuridico e non filosofico rammenta il “debunking” (smascheramento dell’ideologicità del discorso da decostruire, la sua falsa necessità) dei realisti americani degli anni Venti e Trenta- sorprende, perché quest’ultima è sempre stata associata agli studi letterari. Infatti, dato che quanto la decostruzione cerca di mettere in evidenza sono le opposizioni gerarchiche, sulla cui base si struttura il pensiero occidentale, non è fuori luogo la sua applicazione in ambito normativo, essendo quest’ultimo basato, in misura considerevole, sulle opposizioni categoriali tra essenziale ed accidentale, interno ed esterno, privato e pubblico, sostanza e forma. In quest’ambito, oggetto di analisi è il sistema della dottrina legale, la cui struttura deve essere messa in luce. Per comprendere meglio le finalità della “pratica di svelamento” proposta, si è considerata agevole una suddivisione del lavoro di tesi la tesi in due parti distinte: la prima di tipo ‘fondazionale’ e la seconda di tipo analitico. Il problema fondazionale è importante, soprattutto in relazione al possibile uso delle pratiche di tipo decostruzionistico à la Derrida nell’ambito del diritto, che pone peraltro diversi problemi di tipo interpretativo. In primo luogo, su un piano prettamente filosofico, mi è parso necessario un breve richiamo alla contrapposizione tra moderno e post-moderno, inclusivo di un richiamo alla definizione. Il postmoderno, inteso in quanto tale come epoca che segue, si struttura in un rapporto con il proprio passato che non è esagerato definire paradossale. Più che configurarsi come superamento del moderno, sembra invece esserne il proseguimento e l’approfondimento, in un rapporto nel quale molti sono gli elementi in comune. La questione, ed è questo un punto che ha richiesto uno specifico approfondimento, appare fondamentale soprattutto in relazione all’ambiguo rapporto che lega la critica postmoderna della filosofia del diritto alle stesse concezioni ‘tradizionali’ del diritto. Per quanto riguarda gli obiettivi del lavoro di tesi, la possibilità di una critica ‘costruttiva’ del moderno tramite le ‘categorie’ proprie del post-moderno, anche in ambito giuridico - e per ‘costruttivo’ si deve anche intendere tale da fondare, o per lo meno ‘sostenere’, la richiesta (e l’azione politica volta a realizzare) dei diritti - riposa sull’interpretazione da dare agli esiti nichilistici della modernità declinante. È, infatti, anche, a partire dal rapporto con il ‘passato’ e la ‘tradizione’ che si determina l’effettiva possibilità di un discorso volto al suo ‘superamento’, condizione che pare imprescindibile per poter elaborare una critica della filosofia del diritto. Seguendo tale linea, dunque (non molto lontano, a mio avviso, da quanto sostenuto da Jacques Derrida, per lo meno nel periodo iniziale della sua produzione), la critica del diritto moderno si eserciterebbe soprattutto nell’evitare di cadere nel rischio di perdersi nei sentieri dell’erranza; resta il problema, tuttavia, di cosa possa essere recuperato (e, last but not least per il femminismo giuridico, dei possibili risvolti politici del discorso nel suo complesso). A fascinare i giuristi critici nord-americani, in effetti, non sono tanto le elucubrazioni giuridiche di Derrida, ma il decostruzionismo in quanto tale, ed il suo carattere scettico ed antifondazionalistico. Di fatto, il rovesciamento delle gerarchie concettuali tradizionali, ottenuto per mezzo della decostruzione, non serve a fondare nuove gerarchie, ma a mostrare l’impossibilità di ogni fondazione. Certamente, la dimostrazione della possibilità, in ambito post-moderno, di un’interpretazione del diritto sulla base della messa in questione del suo fondamento, sembra rispecchiare quella ragione (giuridica e non) non assoluta, che seppur non risulti essere sempre inconsistente, purtroppo troppo spesso – però - appare dissolvente. La parte analitica dell’applicazione della decostruzione agli studi del diritto è risultata difficile per cui si è cercato, a tal scopo, di considerare quella specifica interpretazione della filosofia derridiana non come mero “problematicismo”, né come “elogio del negativo”, ma come filosofia affermativa che trova il suo apice nella pratica della scrittura. È su tale fondamentale determinazione teorica che può riposare una critica “pro-positiva” della teoria del diritto da parte del femminismo. L’individuazione della “questione femminile” come non-detto che riposa nella violenza originaria del Logos, nello svelamento del senso originario del linguaggio ha fornito la possibilità di approcciare l’aporia come ciò che apre alla decisione. Sul terreno della teoria del diritto, le prospettive aperte dal femminismo giuridico vanno dal riconoscimento del ruolo del diritto quale strumento capace di portare benefici alle donne, alla critica del carattere sessuato delle norme giuridiche, costruite in base a modelli, categorie e valori prevalentemente maschili e quindi incapaci di rispecchiare la visione e gli interessi delle donne. Su questo terreno è avvenuto l’incontro tra parte del movimento femminista e i Critical Legal Studies. L’analisi finale mi ha portato a concludere che la necessità di sviluppare una prospettiva femminista sul diritto e sulla jurisprudence, ha posto le femministe (nonostante per un certo verso siano divergenti dalla prospettiva incentrata sulla troppo forzata equazione tra diritto e potere politico, operata dalla prima generazione dei CLS) nella prospettiva di usare il modello della modernità giuridica, non solo per rimettere in questione le pratiche ed i metodi dominanti usati dagli studiosi tradizionali, quant’anche per leggere e capire il diritto, ma anche per insistere sulla prospettiva soggettiva delle donne, al fine di analizzare le strutture sociali, la gerarchia di genere e le problematiche relative all’oggettivizzazione sessuale. A questo proposito, si deve effettivamente registrare come tali movimenti vengano percepiti ed usati contro l’establishment accademico, sia conservatore che liberal, essendo la cultura statunitense tradizionalmente caratterizzata dalla fede nella scienza.

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