Zucchini, Marina (2006) Valutazione degli effetti di alcuni inquinanti su diverse specie non convenzionali con particolare attenzione alle tartarughe marine (Caretta Caretta). [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Metalli pesanti, Interferenti endocrini, Vitellogenina
Date Deposited: 01 Aug 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:24
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/936

Abstract

Il presente lavoro raccoglie i risultati di diversi studi inerenti la valutazione della presenza di metalli pesanti e mettalloidi (arsenico, piombo, cadmio, cromo, selenio, rame, ferro, zinco, mercurio), in alcuni tessuti di animali selvatici (cinghiale, anatidi selvatici e tartarughe marine), dei loro effetti sugli stessi ed ancora della presenza di bio-indicatori di inquinamento da interferenti endocrini (vitellogenina) nel sangue e nel fegato di pesce siluro (Silurus glanis) e nel sangue di tartaruga marina (Caretta caretta). Quello che emerge dagli studi effettuati è che le specie utilizzate (cinghiali, tartarughe marine) risultano essere per l’ambiente in cui vivono un valido indicatore di inquinamento e che ad oggi la presenza di metalli pesanti è ancora rilevante se pur a livelli accettabili. In alcuni casi (studio metalli nel sangue di tartarughe marine), tuttavia, la mancanza di letteratura inerente all’argomento rende necessario l’approfondimento dello studio. Il passo successivo potrebbe essere la comparazione tra i livelli di piombo in campioni di sangue e quelli in tessuti provenienti dallo stesso animale. Dato il basso grado di mortalità presso il centro recupero di Lampedusa, l’attuazione di tale ricerca richiede comunque un periodo lungo per poter ottenere risultati concreti. Per quanto riguarda la valutazione della tossicità delle differenti tipologie di pallino da caccia si può affermare come si dimostri la pericolosità dei pallini di piombo per gli Anatidi a differenza della “innocuità” dell’acciaio ferroso. Sarebbe quindi importante considerare l’eventualità di utilizzare queste leghe anche nei nostri distretti venatori al fine di non procurare sofferenze inutili ad animali che per abitudini etologiche sono coinvolti in questo problema. Infine dalla ricerca sulla vitellogenina è emerso che la metodica da noi utilizzata si è dimostrata essere veloce, di semplice applicazione, economica e, almeno per il plasma, affidabile. Vista la sua “aspecificità”, in quanto basata su processi di precipitazione, è potenzialmente applicabile a tutte quelle specie per le quali non esistono sistemi immunoenzimatici di rilevamento, potenzialità già da noi confermata dal suo utilizzo su due specie ovipare diverse. Anche la metodica SDS-PAGE per l’identificazione della Vtg si è dimostrata funzionale anche se la macanza di anticorpi specifici per le specie studiate non ne garantisce la sua specificità. Il passo successivo sarebbe quello di verificare l’esistenza di cross-reattività tra anticorpi anti-Vtg di specie diverse. Tale studio è in via di attuazione, almeno per quanto riguarda le tartarughe marine, grazie alla collaborazione con il Centro de Investigaciones Biológicas del Noreste (La Paz, México) che ha permesso di utilizzare un anticorpo anti-VTG di Chelonia mydas agasizii (Sifuentes et al., 2006) per verificare l’esistenza di una sua eventuale cross-reattività nei confronti di VTG di altre specie come la Caretta caretta, che porterebbe di conseguenza al miglioramento delle tecniche di monitoraggio degli effetti di interferenti endocrini, di cui la VTG rappresenta un ottimo biomarker, sulle tartarughe marine.

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