Mattiuzzo, Andrea (2014) Costituzione e valutazione di portainnesti ibridi di peperone (Capsicum spp. L.) resistenti a fitopatie del terreno. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Costituzione e valutazione di portainnesti ibridi di peperone (Capsicum spp. L.) resistenti a fitopatie del terreno
Autori:
AutoreEmail
Mattiuzzo, Andreaandrea.mattiuzzo@gmail.com
Data: 29 Marzo 2014
Numero di pagine: 104
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Agraria
Scuola di dottorato: Scienze agrarie e agro-alimentari
Dottorato: Agrobiologia e agrochimica
Ciclo di dottorato: 26
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Carputo, Domenicodomenico.carputo@unina.it
Tutor:
nomeemail
Carputo, Domenico[non definito]
Data: 29 Marzo 2014
Numero di pagine: 104
Parole chiave: portainnesti; peperone; fitopatie
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 07 - Scienze agrarie e veterinarie > AGR/04 - Orticoltura e floricoltura
Area 07 - Scienze agrarie e veterinarie > AGR/07 - Genetica agraria
Area 07 - Scienze agrarie e veterinarie > AGR/12 - Patologia vegetale
Depositato il: 08 Apr 2014 09:20
Ultima modifica: 08 Mag 2016 01:00
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/9781

Abstract

Dopo l’abolizione dell’uso del bromuro di metile nel 2005 e del 1,3-dicloropropene nel 2009 ed il continuo bando dei trattamenti chimici sanitificanti del terreno, sempre di più si stanno cercando soluzioni alternative all’impiego dei composti chimici. Attualmente, nelle zone di grossa produzione orticola come l’areale campano, siciliano e pugliese, l’attenzione si sta spostando verso un rimedio biologico al problema: l’innesto. La tecnica dell’innesto, già utilizzata per gli alberi da frutto, per le cucurbitacee e per le solanacee pomodoro e melanzana, si sta diffondendo negli ultimissimi anni anche in altre ortive di pregio quali il peperone. Un obiettivo prioritario della ricerca è diventato quindi lo sviluppo di portainnesti ibridi come strumenti complementari ed integrativi a tutti gli altri mezzi di trattamento della coltura. A questo scopo la sperimentazione condotta durante questo dottorato di ricerca è stata finalizzata alla dimostrazione che l’uso del portainnesto nella coltivazione del peperone permette di assolvere alle funzioni di resistenza a stress biotici, produttività e adattamento ambientale. Tutto il lavoro è stato incentrato nell’attuazione di un approccio sperimentale nuovo, olistico e a larga scala che ha permesso di valutare direttamente negli areali di produzione più importanti del centro Italia i tre fondamentali aspetti del portainnesto precedentemente elencati. Dai risultati è infatti emerso che il portainnesto può essere anche in peperone un’alternativa biologica alla fumigazione del terreno; i migliori genotipi, infatti, hanno dimostrato una elevata resistenza ai maggiori patogeni tellurici dell’areale laziale e campano quali Meloidogyne incognita e Phytophthora capsici. I nosti risultati hanno altresì evidenziato che in terreni infetti il portainnesto garantisce la sopravvivenza al nesto, e una produzione agronomicamente accettabile superiore di oltre il 40% rispetto ai controlli non innestati; in terreni non infetti. Inoltre, l’innestato è riuscito, con la spinta vegetativa del portainnesto, ad essere più precoce e a produrre fino al 28% in più rispetto alle varietà di controllo non innestate. E’ possibile che si stabilisca un’interazione nesto-portainnesto dipendente dalle varietà di nesto; questa può incidere notevolmente sull’architettura, l’altezza, la precocità, e la fruttificazione del nesto stesso. Il lavoro svolto attraverso reincroci ha consentito di produrre popolazioni BC3F1 con resistenze multiple (a Fusarium solani, M. incognita e P. capsici), dimostrando che le strategie classiche di miglioramento genetico sono ancora oggi valide. Queste popolazioni potranno garantire ai futuri portainnesti un più ampio spettro di resistenza ai patogeni tellurici.

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