Esposito, Luca (2025) Interior Reuse, per un abitare flessibile. Dalle teorie alle pratiche, dagli spazi alle cose. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Interior Reuse, per un abitare flessibile. Dalle teorie alle pratiche, dagli spazi alle cose.
Autori:
Autore
Email
Esposito, Luca
luca.esposito6@unina.it
Data: 10 Febbraio 2025
Numero di pagine: 516
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Studi Umanistici
Dottorato: Scienze filosofiche
Ciclo di dottorato: 37
Coordinatore del Corso di dottorato:
nome
email
Conte, Domenico
dconte@unina.it
Tutor:
nome
email
Cafiero, Gioconda
[non definito]
Data: 10 Febbraio 2025
Numero di pagine: 516
Parole chiave: Architettura d'interni, Interior Reuse, Flessibilità, Modificazione, Adattabilità, Abitare, Riuso adattivo, Antifragilità, Plasticità biologica
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/16 - Architettura degli interni e allestimento
Informazioni aggiuntive: **Ciclo di dottorato di appartenenza 37°**
Depositato il: 17 Ott 2025 22:39
Ultima modifica: 12 Ago 2026 05:38
URI: https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16682

Abstract

Quella che segue è una lunga dissertazione all’interno della disciplina dell’architettura, assumendo quella postura tipica dell’architettura degli interni, ovvero tra le cose. Se, sul piano progettuale, si possono annullare particolari differenze di ordine metodologico, ciò che caratterizza la disciplina degli Interni è lo sguardo immersivo nello spazio nell’atto di abitare (e di progettare). La situazionalità della lettura consente di tenere insieme la lettura fenomenologica dello spazio con l’azione progettuale, in un continuo ininterrotto di rimandi, che consente di inquadrare le variazioni interne a una disciplina al vaglio di nuove acquisizioni teoriche e di inattesi eventi. Se lo spazio che si abita è il luogo della vita, la stessa è suscettibile agli eventi i quali, una volta resisi manifesti, obbligano a un cambio di prospettiva. Gli eventi critici, che negli ultimi anni hanno segnato l’esistenza, impongono una riflessione maggiore su come abitiamo le nostre case, nel tentativo di recuperare il valore della flessibilità intesa come la capacità di adottare soluzioni intelligenti e acute trasformando la rigidezza in flessibilità e in movimento perpetuo, ma significa anche ripensare lo spazio che si abita come un’entità aperta e in divenire, non più chiusa in un suo assetto formale preciso, ma labile e imperfetto in cui il transitorio e il transeunte, rispettivamente per il dominio pratico e teorico, hanno un ruolo nella caratterizzazione dell’abitare.L’Interior Reuse è allora lo strumento teorico, ma antidogmatico, per intervenire sul patrimonio, capace di ascoltare le tracce e accettare l’imperfezione come parametro di una possibile bellezza prodotta dalla modificazione. L’analisi presentata, rispettivamente per le prime tre sezioni della parte prima, oltre all’introduzione di precise posizioni teoriche, pone al centro il progetto: l’architettura, lungi dall’essere espressione di una teoria, è il campo principale da cui le teorie affiorano essendo un campo aperto e transitorio, quindi non maieutico, e tali teorie possono solamente essere situazionali e antidogmatiche, aperte anch’esse alla frugalità dell’immanenza.

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