Avellino, Alessio (2025) Un altro genere di polizia: la forza dell’ordine di genere nell’organizzazione gerarchica della Polizia di Stato. [Tesi di dottorato]
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| Tipologia del documento: | Tesi di dottorato |
|---|---|
| Lingua: | Italiano |
| Titolo: | Un altro genere di polizia: la forza dell’ordine di genere nell’organizzazione gerarchica della Polizia di Stato |
| Autori: | Autore Email Avellino, Alessio al.avellino95@gmail.com |
| Data: | 10 Dicembre 2025 |
| Numero di pagine: | 367 |
| Istituzione: | Università degli Studi di Napoli Federico II |
| Dipartimento: | Scienze Sociali |
| Dottorato: | Scienze sociali e statistiche |
| Ciclo di dottorato: | 37 |
| Coordinatore del Corso di dottorato: | nome email Amaturo, Enrica [non definito] |
| Tutor: | nome email Punziano, Gabriella [non definito] |
| Data: | 10 Dicembre 2025 |
| Numero di pagine: | 367 |
| Parole chiave: | genere; donne in polizia; police culture; polizia di stato; organizzazione gerarchica; organizzazioni di genere; parità di genere; discriminazioni di genere; ordine di genere |
| Settori scientifico-disciplinari del MIUR: | Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/07 - Sociologia generale Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/08 - Sociologia dei processi culturali e comunicativi |
| Informazioni aggiuntive: | 37° Ciclo |
| Depositato il: | 09 Gen 2026 12:40 |
| Ultima modifica: | 02 Set 2026 08:08 |
| URI: | https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16859 |
Abstract
La tesi di dottorato analizza in prospettiva sociologica il modo in cui il genere struttura ruoli, percorsi di carriera e rappresentazioni professionali all’interno della Polizia di Stato italiana, con particolare attenzione alla posizione delle donne in un’istituzione storicamente modellata su un ideale di maschilità egemonica. Muovendo da una prospettiva intersezionale – e non puramente istituzionale – che assume come punto di avvio la ricostruzione storica dei rapporti tra polizie e controllo delle soggettività LGBTQIA+, con particolare attenzione alle forme di oppressione e disciplinamento esercitate nei loro confronti, il lavoro colloca il caso italiano nel quadro della letteratura internazionale sulla police culture e sull’ordine di genere nelle organizzazioni pubbliche. Sul piano empirico, in una prospettiva di mixed methods con particolare attenzione ai saperi situati, la ricerca adotta un embedded design in cui il nucleo quantitativo è integrato da una componente qualitativa rilevante e intenzionalmente valorizzata. È stato costruito e diffuso un questionario rivolto al personale della Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale, che ha raccolto un ampio campione di rispondenti appartenenti a ruoli, qualifiche, servizi e aree geografiche differenti. Lo strumento indaga profili socio-anagrafici e professionali, condizioni di servizio, percezioni di carriera, conciliazione del tempo vita/lavoro, clima emotivo, rappresentazioni del femminile e del maschile nei compiti di polizia, oltre a sei scenari situazionali per rilevare sessismo, omofobia e transfobia interiorizzata o percepita. L’analisi dei dati combina statistiche descrittive, controllo esplorativo di relazioni tra variabili, costruzione di indici tipologici e analisi delle corrispondenze multiple, affiancate da una lettura ermeneutica delle risposte aperte. I risultati mostrano una Polizia di Stato ancora a forte composizione maschile, in cui le donne presentano livelli medi più elevati di capitale formativo ma rimangono sovra-rappresentate nei servizi amministrativi, mentre l’accesso alle aree più operative e ai ruoli di comando risulta tuttora selettivo. A fronte di un ampio consenso dichiarato sul principio di parità formale e sull’idea che “il lavoro di polizia sia adatto a entrambi i generi”, permangono dispositivi simbolici e pratiche organizzative che riproducono un ordine di genere tradizionale: assegnazioni differenziate di compiti, aspettative asimmetriche rispetto ai carichi di cura, resistenze latenti alla visibilità del femminile nelle pattuglie e nel governo dell’immagine pubblica. Gli scenari situazionali evidenziano inoltre scarti tra opinioni personali e percezioni attribuite ai colleghi e alle colleghe, segnalando la presenza di climi locali più inclusivi di quanto venga pubblicamente riconosciuto ma anche zone di ambivalenza e di silenzio organizzativo su discriminazioni di genere. La tesi contribuisce così a colmare un vuoto nella sociologia italiana degli studi di genere in relazione alle organizzazioni di polizia. Utilizzando la teoria dell'ordine di genere di Connell Raewyn, il lavoro offre una prima mappatura sistematica dei regimi di genere che attraversano la cultura organizzativa della Polizia di Stato e nell'ottica di ricerca-azione, propone alcune piste di lavoro per politiche di formazione, gestione del personale e pratiche operative orientate a una più piena cittadinanza di genere all’interno dell’istituzione.
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