Casalino, Anna (2024) Il lavoro di ricerca e sviluppo Indagine comparata sulla competitività dei Paesi europei nell’attrazione dei talenti dell’innovazione. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Il lavoro di ricerca e sviluppo Indagine comparata sulla competitività dei Paesi europei nell’attrazione dei talenti dell’innovazione
Autori:
Autore
Email
Casalino, Anna
annacasalino2@gmail.com
Data: 7 Ottobre 2024
Numero di pagine: 187
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dottorato: Politiche pubbliche di coesione e convergenza nello scenario europeo
Ciclo di dottorato: 36
Coordinatore del Corso di dottorato:
nome
email
Amato, Vittorio
vittorio.amato@unina.it
Tutor:
nome
email
Santucci, Rosario
[non definito]
Data: 7 Ottobre 2024
Numero di pagine: 187
Parole chiave: Diritto del lavoro, ricerca e sviluppo, invenzioni dei lavoratori, lavoratore inventore, diritto industriale, diritto della proprietà intellettuale, segreto industriale, retention dei lavoratori, innovazione
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 12 - Scienze giuridiche > IUS/07 - Diritto del lavoro
Depositato il: 19 Dic 2025 17:48
Ultima modifica: 02 Set 2026 08:09
URI: https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16911

Abstract

Sul presupposto che diritti di proprietà intellettuale certi e predeterminabili impattano in maniera significativa sulla scelta compiuta dai lavoratori più qualificati in merito al territorio in cui spendere il proprio talento, il presente lavoro intende analizzare il grado di adeguatezza della disciplina nazionale italiana in materia di invenzioni industriali concepite nello svolgimento di un rapporto di lavoro al fine di attrarre e trattenere i lavoratori dotati della professionalità necessaria a realizzare innovazione. L’indagine è sviluppata su due livelli. In primo luogo vengono svolte considerazioni critiche rispetto all’assenza di armonizzazione europea in tema di diritti di proprietà intellettuale dei lavoratori. La frammentazione riscontrabile in tema di diritti morali e patrimoniali del lavoratore inventore espone questi a profonde incertezze rispetto al grado di tutela e valorizzazione cui ha accesso nei Paesi dell’Unione, ed in definitiva ad una valutazione di opportunità circa l’allocazione delle proprie competenze in un Paese diverso da quello di origine. La concretezza dello studio è suffragata dalla significativa presenza sul territorio europeo di lavoratori attivi nel campo delle invenzioni industriali, nonché dall’attuale ambizione di fare dell’innovazione lo stimolo per la ripresa e la resilienza necessitate dall’esperienza emergenziale, rispetto alla quale la disparità tra discipline nazionali viene pertanto segnalata come foriera di un diverso grado di attrattività dei Paesi europei per le risorse umane più qualificate, dunque di una diseguale geografia dell’innovazione sul territorio europeo. Spostato a questo punto il campo di osservazione al livello delle singole normative nazionali, l’esperienza giuridica italiana viene confrontata con quella dei legislatori tedesco, francese e spagnolo per verificarne la competitività nel panorama europeo. Ci si soffermerà in particolar modo sulla disciplina che il nostro legislatore appronta per le invenzioni che siano state concepite nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di un datore di lavoro privato o pubblico, è infatti questo il campo di applicazione dell’articolo 64 del Codice della proprietà industriale italiano, con esclusione invece dalla presente indagine delle peculiarità che contraddistinguono le invenzioni compiute all’interno delle Università e degli Enti pubblici di ricerca. La recente riforma proprio delle invenzioni accademiche, di cui all’articolo 65 del Codice della proprietà industriale, operata dalla legge 102/2023, certamente invita ad un futuro approfondimento della novità legislativa parimenti dal punto di vista giuslavoristico, dall’altro lato solleva l’interrogativo sulla condivisibilità di una modifica alla materia delle sole invenzioni accademiche e non anche di quante realizzate all’interno dei dipartimenti di ricerca e sviluppo delle aziende, la cui capacità inventiva e brevettuale è nettamente superiore a quella universitaria. Con il presente lavoro si vuole allora sollecitare il dibattito sull’esigenza di un intervento di riforma che interessi a ragion veduta la disciplina delle invenzioni realizzate dai lavoratori impegnati nei dipartimenti di ricerca e sviluppo in azienda. La materia, che troppo spesso sconta la collocazione sistematica nell’ambito del diritto della proprietà intellettuale, ove non esaminata dal punto di vista della tutela dei rapporti di lavoro sottesi all’innovazione, rischia di sostanziare delle forti compressioni a nuovi bisogni di tutela che possono interessare un lavoratore inventore che, alla luce del proliferare di figure dalle quali ci si attende lo svolgimento di prestazioni inventive, il cui risultato non è più considerato momento eccezionale nella vita dell’impresa ma quotidiano obiettivo cui la stessa ambisce, al contempo vincolate alla parte datoriale da rapporti contrattuali flessibili, non è più necessariamente dotato di particolare forza contrattuale, e come tale in grado di conseguire nel confronto con la parte datoriale la migliore valorizzazione del proprio profilo professionale e scientifico. L’assenza di ogni interesse da parte del legislatore italiano a questi aspetti denota un approccio antico alla materia, inadeguato a comprendere i nuovi bisogni del lavoro innovativo.

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