Picascia, Concetta (2024) Il ruolo delle relazioni formali e informali nelle strategie di sviluppo territoriale. La Politica di Coesione in Campania. [Tesi di dottorato]
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Testo
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| Tipologia del documento: | Tesi di dottorato |
|---|---|
| Lingua: | Italiano |
| Titolo: | Il ruolo delle relazioni formali e informali nelle strategie di sviluppo territoriale. La Politica di Coesione in Campania |
| Autori: | Autore Email Picascia, Concetta concetta.picascia@unina.it |
| Data: | 11 Marzo 2024 |
| Numero di pagine: | 192 |
| Istituzione: | Università degli Studi di Napoli Federico II |
| Dipartimento: | ARRAY(0x564885582400) |
| Dottorato: | Politiche pubbliche di coesione e convergenza nello scenario europeo |
| Ciclo di dottorato: | 35 |
| Coordinatore del Corso di dottorato: | nome email Amato, Vittorio vitamato@unina.it |
| Tutor: | nome email De Vivo, Paola [non definito] |
| Data: | 11 Marzo 2024 |
| Numero di pagine: | 192 |
| Parole chiave: | Divari territoriali/Politica di Coesione/gruppi di interesse/sociologia economica |
| Settori scientifico-disciplinari del MIUR: | Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/09 - Sociologia dei processi economici e del lavoro |
| Depositato il: | 10 Ago 2026 19:51 |
| Ultima modifica: | 12 Ago 2026 05:39 |
| URI: | https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/17156 |
Abstract
Il lavoro di tesi si incentra sui divari territoriali, ponendo specifica attenzione alle reti e ai gruppi di interesse che si sono formati e consolidati intorno alle politiche regionali. La ricerca si colloca nei filoni ed approcci scientifici che privilegiano il peso delle variabili endogene nella spiegazione dei rendimenti delle politiche pubbliche. Essa si inquadra, più in particolare, nel processo di ridefinizione degli interventi statali orientati alla crescita di territori ed aree in ritardo di sviluppo: dall’abolizione dell’Intervento Straordinario, nei primi anni Novanta, la Politica di Coesione europea ha rappresentato la risposta di policy più importante per il riassorbimento delle disparità economiche e sociali tra le regioni d’Europa e, nel contesto italiano, tra il Centro-Nord e il Sud del Paese. Il lavoro si basa su un approfondimento delle principali dimensioni che hanno caratterizzato la Politica di Coesione in Campania, coprendo un arco temporale che abbraccia tre cicli di programmazione, ovvero 2000-2006, 2007-2013 e 2014-2020, e con particolare riferimento ai programmi finanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). La Campania è rimasta durante tutti e tre i periodi di programmazione esaminati nel gruppo di Regioni europee eleggibili alla massima intensità di supporto dalla policy comunitaria, inizialmente come regione in Obiettivo 1, passando per la categoria di Obiettivo Convergenza e, più recentemente, nell’ambito di quelle denominate “meno sviluppate”, beneficiando, di conseguenza, dei contributi FESR per tutto il periodo, dal 1989 ad oggi. Da questa specifica angolatura, il lavoro approfondisce – del caso campano – il percorso di attuazione della Politica di Coesione, che si rifà in modo consolidato ad un modello di governance multilivello. Quest’ultimo, oltre alla riconfigurazione verticale delle arene politiche, implica un processo di dispersione laterale del potere che ammette e coinvolge attori istituzionali e non. La ricerca mette a fuoco le caratteristiche degli attori coinvolti nella sfera politica, imprenditoriale, amministrativa, sociale per verificare se e come sono stati capaci di attivare col tempo reti di relazioni e di scambi, anche con la finalità della difesa di propri interessi. Questa dimensione è strettamente legata al gruppo dei soggetti che occupa posizioni di vertice e, pertanto, non può essere trascurata nella considerazione delle condizioni sulle quali un intervento pubblico, di matrice sovranazionale, con caratteristiche di standardizzazione, quale la Politica di Coesione europea, va ad attecchire. Le domande di ricerca si concentrano sulla formazione e rifunzionalizzazione di specifici gruppi di interesse, sulle loro strategie di azione in rapporto alla policy comunitaria, e sulla interazione con gli altri attori coinvolti nei processi di decision making, nel contesto della regione Campania. Gli obiettivi specifici del lavoro di ricerca si collocano nel quadro della comprensione delle modalità attraverso cui cambiano le strategie e le logiche di azione degli attori territoriali coinvolti in relazione agli interessi di cui sono portatori, e ai vincoli di natura esogena ed endogena. Dalla discussione dei risultati di ricerca sono emersi i processi di condizionamento che determinati gruppi di interesse hanno operato nelle fasi di formulazione degli obiettivi di sviluppo regionali e in quella relativa all’attuazione della policy. La scomposizione del policy process in una serie di fasi distinte ricalca quanto evidenziato nella più recente letteratura sulle politiche pubbliche e sull’influenza dei gruppi di intermediazione sugli esiti prodotti dalle stesse. Date le trasformazioni di natura politico-istituzionale che hanno determinato un riassetto delle precedenti dinamiche di interlocuzione tra gruppi di interesse e arene decisionali ufficiali – caratterizzate attualmente da una disintermediazione tra sfera formale e informale – emerge come le logiche di azione, le risorse messe in campo, la natura degli interessi che i gruppi informali rappresentano e le reti di relazioni che essi hanno costruito variano rispetto alle differenti fasi, ovvero dall’agenda setting all’attuazione. Nel caso campano la scomposizione del processo nelle fasi di formulazione degli obiettivi strategici e in quella di attuazione e implementazione ha inteso collocarsi in tale cornice. Essa diviene centrale anche per comprendere l’evoluzione che ha interessato, dal punto di vista del tessuto produttivo, le configurazioni di interessi legate ad alcuni tradizionali settori trainanti, la cui azione i finanziamenti comunitari hanno in parte ridefinito. In definitiva, i risultati emersi si collocano nel solco della letteratura scientifica più recente sui gruppi di interesse, mostrando come l’azione di intermediazione si ridefinisca in riferimento alle differenti aree di policy, permettendo di rintracciare elementi di specificità in ordine alla riconfigurazione delle logiche di azione di tali gruppi, delle risorse che mettono in campo negli scambi, nonché delle reti di relazioni che essi hanno costruito. Le forme di coordinamento tra arene formali ed informali e la natura degli scambi sostenuti nel tempo possono contribuire a spiegare le peculiarità e le traiettorie dei percorsi di sviluppo che territori e regioni, da lungo tempo in obiettivo Convergenza, stanno sperimentando.
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