TAURISANO, LUDOVICA (0007) Mainstream International Affairs: Popular Magazines, Media Ecosystems and Political Engagement in 1970s Italy. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: English
Titolo: Mainstream International Affairs: Popular Magazines, Media Ecosystems and Political Engagement in 1970s Italy
Autori:
Autore
Email
TAURISANO, LUDOVICA
ludovicataurisano95@gmail.com
Data: 10 Ottobre 0007
Numero di pagine: 322
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: ARRAY(0x56488556e4f0)
Dottorato: Global history & governance
Ciclo di dottorato: 35
Coordinatore del Corso di dottorato:
nome
email
Caglioti, Daniela Luigia
caglioti@unina.it
Tutor:
nome
email
Palmieri, Pasquale
[non definito]
Data: 10 Ottobre 0007
Numero di pagine: 322
Parole chiave: Rotocalchi; Information; Magazines; Media; Women; engagement; Counterinformation; Fotoromanzo; Communist Party
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/04 - Storia contemporanea
Depositato il: 10 Ago 2026 19:51
Ultima modifica: 10 Ago 2026 19:51
URI: https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/17161

Abstract

La tesi di dottorato dal titolo Mainstream International Affairs: Popular Magazines, Media Ecosystems and Political Engagement in 1970s Italy può essere meglio compresa alla luce di alcune di alcune considerazioni in merito agli anni Settanta come decennio di notevole incremento nel tasso di partecipazione e coinvolgimento negli affari pubblici (Wirshing, Lazar, 2011; Moyn, 2017) e che vede potenziati l’immersione mediatica e gli stravolgimenti dell’ecosistema informativo che cominciano a sfidare il processo di comunicazione top-down fino ad allora conosciuto ((Deutsch, 1968; Putnam 1976; Colombo, 2012). Come si attiva la partecipazione politica per quei segmenti di pubblico che non frequentano le fabbriche, le università, i collettivi? La domanda di ricerca non ha la pretesa di ricostruire la formazione di una coscienza civica, ma solo di tracciare la diffusione di certi discorsi dentro audience raramente coinvolte su quei temi e, a volte, scarsamente attrezzate a decodificare narrazioni tecniche e opinioni accademiche. Per questo motivo la fonte di ricerca principale per questa tesi è costituita da un medium peculiare, il rotocalco, che viene qui trattato come il sismografo delle preoccupazioni e dei nuclei di attenzione dominanti nell’immaginario comune (Colombo, 2009). Quello che si intende fare è scavare dentro prodotti che non si propongono come scopo precipuo quello di informare, cioè che sorgono commercialmente con il fine unico dell’intrattenimento popolare, per vedere se e come in questo contenitore-mosaico che è il rotocalco, medium di diffusione di un genere popolarissimo di paraletteratura, cioè il fotoromanzo, caso editoriale di successo globale (Bravo 2003; Bonifazio 2020; Baetens 2019; Turzio, 2019). In prospettiva diacronica, si vedrà una tendenza del medium a negoziare il proprio contenuto sulla base delle domande dal basso delle lettrici e dei lettori. Infatti, attraverso le rubriche, “i salotti”, le lettere al direttore, il rotocalco offre una voce al proprio bacino di utenza, e la selezione delle domande consente di apprezzare spaccati di costume e di società del tempo, tracciando le principali urgenze e anche i bisogni informative di svariati pubblici. Come accade anche per altri media degli anni Settanta, l’audience acquista maggior potere decisionale sul contenuto (Bell, 1973; Schwartzenberg, 1977), e ciò avviene soprattutto in ottica di genere: progressivamente le identity issues subiscono un’appropriazione da parte del pubblico di lettrici, e la politica – da “affare per uomini” – entra nei rotocalchi nella forma di longform e inchieste sui temi caldi dei diritti civili degli anni Settanta, spesso connettendosi a cause transnazionali (Blackmer, Tarrow 1975). In questo smarrimento che è esistenziale e ideologico, e nel vuoto comunicativo generato dall’adozione di un linguaggio politico sempre più burocratizzato e intellettualizzato (Belpoliti, 2001) si inseriscono i rotocalchi, come modelli informativi di larga ricezione. Dentro i rotocalchi, in questo decennio cruciale, ci sono tutte le anticipazioni di fenomeni oggi fin troppo noti, che avrebbero poi cominciato ad essere studiati ((Machlup, 1962; Faenza, Baldelli, 1973; Nora, Porat, 1977; Nora, 1978), nell’ambito della politica pop, l’infotainment (Briggs, Burke 2010), l’agentività dei pubblici (Sartori, 1968), la crossmedialità e l’ibridazione dei canali mediatici, il divismo e la cultura delle celebrità (Boorstin, 1962; Wolfe, 1976; Lasch, 1980; Lilti 2017), l’economia dell’attenzione, in una linea che oggi – considerate la salienza dell’immagine e dell’estetica comunicativa sin dagli anni Settanta (Costa 1999; Perini, Meltemi 2002; Casero, di Raddo 2009; Garofalo, Roghi 2015; Piazzoni 2017)– potrebbe essere allungata fino alla meme-politics (V. Tanni, 2020; M. Watson, 2022).

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