Petraglia, Laura (2022) LA FIBRILLAZIONE ATRIALE POST-OPERATORIA NEL PAZIENTE ANZIANO: IL RUOLO DEL TESSUTO ADIPOSO EPICARDICO. [Tesi di dottorato]

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Item Type: Tesi di dottorato
Resource language: Italiano
Title: LA FIBRILLAZIONE ATRIALE POST-OPERATORIA NEL PAZIENTE ANZIANO: IL RUOLO DEL TESSUTO ADIPOSO EPICARDICO
Creators:
CreatorsEmail
Petraglia, Lauralaura.petraglia@unina.it
Date: 4 March 2022
Number of Pages: 36
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Scienze Mediche Traslazionali
Dottorato: Medicina clinica e sperimentale
Ciclo di dottorato: 34
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Beguinot, Francescofrancesco.beguinot@unina.it
Tutor:
nomeemail
Leosco, DarioUNSPECIFIED
Date: 4 March 2022
Number of Pages: 36
Keywords: fibrillazione atriale post-operatoria, tessuto adiposo epicardico, interleuchina 6, infiammazione, cardiochirurgia
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 06 - Scienze mediche > MED/09 - Medicina interna
Date Deposited: 17 Mar 2022 08:54
Last Modified: 28 Feb 2024 14:15
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/14581

Collection description

La fibrillazione atriale (FA) rappresenta la complicanza più frequente dopo intervento cardiochirurgico. L’incidenza di FA post-operatoria (POAF) varia tra il 20% e il 50% a seconda del tipo di intervento, con percentuali più elevate dopo sostituzione o riparazione valvolare rispetto al bypass coronarico isolato (CABG), raggiungendo l’80% nel caso di procedure combinate e particolarmente complesse (CABG e chirurgia valvolare). L’insorgenza di POAF determina un significativo aumento del rischio di ictus, della morbilità e della mortalità. Sebbene la patogenesi della POAF resti ancora incerta, crescenti evidenze suggeriscono un importante ruolo dei meccanismi infiammatori. In particolare, l’interleuchina-6 (IL-6) è stata identificata come una delle principali molecole coinvolte nello sviluppo della POAF. Il tessuto adiposo epicardico (EAT), il deposito di grasso viscerale del cuore, produce numerose citochine pro-infiammatorie, in grado di influenzare direttamente il miocardio attraverso meccanismi paracrini o vasocrini. Come è noto, l’aumento dello spessore dell’EAT è associato a più elevati livelli di mediatori infiammatori secreti e all’insorgenza di fibrillazione atriale. È, inoltre, riconosciuto che l’invecchiamento è caratterizzato da una condizione di low-grade inflammation e si associa a modifiche degenerative dell’anatomia atriale. Lo spessore dell’EAT aumenta con l’età e il conseguente aumento del rilascio di adipochine pro-infiammatorie dal grasso viscerale cardiaco nella circolazione sistemica può contribuire a promuovere il mantenimento dello stato infiammatorio, che a sua volta favorisce l’accumulo e l’infiammazione dell’EAT. Lo scopo dello studio, dunque, è valutare la correlazione tra il profilo secretorio dell’EAT e l’insorgenza di POAF in pazienti anziani sottoposti a chirurgia cardiaca. Materiali e metodi Sono stati arruolati 105 pazienti, senza storia di fibrillazione atriale parossistica o permanente, sottoposti a chirurgia elettiva per CABG o sostituzione valvolare aortica. La presenza di malattie infiammatorie croniche e/o cancro ha rappresentato criterio di esclusione, per la nota associazione di tali condizioni patologiche con l’infiammazione sistemica e/o del grasso viscerale. Per ciascun paziente sono stati raccolti tutti i dati demografici, anamnestici e clinici, comprensivi della terapia farmacologica. I pazienti sono stati, inoltre, sottoposti a uno studio ecocardiografico completo, con misura dello spessore massimo di EAT. I campioni di siero e le biopsie di EAT sono stati raccolti prima del bypass cardiopolmonare. Il siero e i terreni condizionati di EAT sono stati sottoposti a screening per la concentrazione delle principali citochine pro-infiammatorie. Dopo l’intervento, la frequenza cardiaca e il ritmo sono stati monitorati per 7 giorni, mediante telemetria continua. Sono stati registrati tutti gli episodi di POAF, di durata superiore a 5 minuti, verificatisi in condizioni di equilibrio emodinamico e volemico. Risultati La POAF si è verificata nel 41,3% (n = 44 pazienti) della popolazione in studio. I pazienti con POAF risultavano essere più anziani (71,6 ± 8 vs 65 ± 9,9; p = < 0,001) e presentavano una funzione diastolica peggiore (E/e’ 13,6 vs 10; p = 0,01), rispetto a quelli in ritmo sinusale. Non sono state riscontrate significative differenze nei fattori di rischio cardiovascolare e in altri dati clinici tra pazienti POAF e non POAF. Relativamente alla terapia cardiovascolare, va sottolineato che solo l’utilizzo di statine era significativamente inferiore nei pazienti che sviluppavano POAF (65,1 vs 84,7%; p = 0,032), rispetto a quelli che restavano in ritmo sinusale. I livelli di Monocyte Chemoattractant Protein-1 (MCP-1), sia nel siero che nell’EAT, erano significativamente aumentati nei pazienti che sviluppavano POAF (130,1 pg/ml vs 68,7 pg/ ml; p = < 0,001; 322,4 pg/ml vs 153,4 pg /ml; p = 0.028 rispettivamente). Inoltre, nell’EAT solo i livelli di IL-6 erano significativamente più elevati nei pazienti che sviluppavano POAF rispetto a quelli in ritmo sinusale (126,3 pg/ml vs 23 pg/ml; p = < 0,005) e la differenza rimaneva statisticamente significativa anche aggiustando l’analisi per volume atriale ed età (p = 0.043). Conclusioni Livelli più elevati di IL6 e MCP1 nel tessuto adiposo epicardico sono significativamente associati al verificarsi di POAF. La terapia con statine sembra svolgere un ruolo protettivo, aprendo così la strada a un uso mirato di tali farmaci nel periodo peri-operatorio.

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