Gay, Flaminia (2006) L’enzima feniletanolamina-N-metiltransferasi (PNMT) nelle cellule cromaffini della ghiandola interrenale di Triturus carnifex (Amphibia, Urodela). Fattori in grado di modulare l’attività dell’enzima e sequenziamento del suo mRNA. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

[img]
Preview
PDF
Gay_Biologia_Avanzata.pdf

Download (11MB) | Preview
Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Triturus carnifex; PNMT; Espressione e sequenziamento mRNA
Date Deposited: 11 Jul 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:33
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/2778

Abstract

Lo studio è stato affrontato 1) localizzando l’enzima per via immunocitochimica, sia in M.O. che in M.E., e localizzando il suo mRNA mediante ibridazione in situ in M.O. 2) verificando l’eventuale sensibilità dell’enzima PNMT ai fattori in grado di regolare il ciclo riproduttivo del tritone, attraverso un trattamento di esemplari di T. carnifex con FSH (ormone follicolo-stimolante); infatti l’enzima PNMT di T. carnifex, come riportato in letteratura per gli Anfibi Anuri, appare insensibile all’azione stimolante dei glucocorticoidi, che si osserva invece in altre classi di Vertebrati 3) sequenziando l’mRNA dell’enzima PNMT per ottenere le sequenze nucleotidica e aminoacidica dedotte ( sulle quali sono assenti dati bibliografici negli Anfibi). La presenza dell’enzima PNMT nelle cellule cromaffini del tritone è stata dimostrata sia per via immunocitochimica che mediante ibridazione in situ. I risultati del trattamento con FSH hanno evidenziato un’influenza inibitoria di quest’ultimo sull’enzima PNMT, e quindi una sensibilità dell’enzima ai fattori che regolano il ciclo riproduttivo di questa specie. Questo risultato confermerebbe la relazione tra ciclo funzionale delle cellule cromaffini e ciclo riproduttivo, già supposta a seguito di precedenti ricerche. Infine, mediante il sequenziamento dell’mRNA, la candidata ha potuto confrontare le sequenze nucleotidiche e aminoacidiche dedotte con quelle adrenaliche note (uomo, bovino, ratto e topo). Il confronto ha evidenziato un 17% di omologia, localizzato prevalentemente tra i nucleotidi 241-421, e probabilmente relativo alle funzioni più essenziali dell’enzima, presumibilmente più conservate nel corso dell’evoluzione. Il lavoro sperimentale ha richiesto l’utilizzo delle tecniche di base di microscopia ottica e elettronica, nonché di immunocitochimica. Inoltre, tecniche di biologia molecolare, quali elettroforesi su gel, ibridazione in situ, estrazione di acidi nucleici, screening di library genomiche e di cDNA, PCR e RT-PCR, sequenziamento di frammenti di cDNA, clonaggi in vettori diversi.

Actions (login required)

View Item View Item