De Natale, Claudia (2008) Alterazioni lipidiche postprandiali nel diabete tipo 2: ruolo del diabete di per sé e valutazione di differenti approcci nutrizionali. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Alterazioni lipidiche postprandiali nel diabete tipo 2: ruolo del diabete di per sé e valutazione di differenti approcci nutrizionali
Creators:
CreatorsEmail
De Natale, Claudiaclaudia.denatale@live.it
Date: 29 November 2008
Number of Pages: 83
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Medicina clinica e sperimentale
Doctoral School: Fisiopatologia clinica e medicina sperimentale
PHD name: Fisiopatologia clinica e medicina sperimentale
PHD cycle: 21
PHD Coordinator:
nameemail
Marone, GianniUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Rivellese, Angelarivelles@unina.it
Date: 29 November 2008
Number of Pages: 83
Uncontrolled Keywords: Lipemia postrandiale, Approcci nutrizionali
MIUR S.S.D.: Area 06 - Scienze mediche > MED/09 - Medicina interna
Date Deposited: 09 Nov 2009 10:03
Last Modified: 30 Apr 2014 19:35
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/3129

Abstract

Le alterazioni del metabolismo lipidico postprandiale sono strettamente correlate al rischio di malattie cardiovascolari. Tali alterazioni sono molto frequenti nel diabete tipo 2 e in altre condizioni caratterizzate da insulino-resistenza, come ad esempio nell’obesità. Tuttavia non è chiaro il ruolo del diabete di per sé nel determinismo di tali alterazioni. Considerata l’importanza delle alterazioni lipoproteiche in fase postprandiale è necessario individuare le strategie terapeutiche più idonee per la loro correzione. Tra gli approcci terapeutici finalizzati alla correzione delle alterazioni lipoproteiche in fase postprandiale la dieta può avere un effetto particolarmente vantaggioso. Pertanto, al fine di chiarire queste problematiche, gli scopi della linea di ricerca che ho seguito durante il corso di Dottorato sono stati: 1. Valutare gli effetti indipendenti dell’obesità e del diabete tipo 2 sulla lipemia postprandiale e sull’attività delle lipasi del tessuto adiposo (Studio 1, pubblicato su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease 2008). 2. Valutare gli effetti degli acidi grassi monoinsaturi vs gli acidi grassi saturi della dieta sulla lipemia postprandiale e sulle lipasi del tessuto adiposo nel diabete di tipo 2 (Studio 2, pubblicato su Clinical Nutrition 2008). 3. Valutare gli effetti a medio termine di diete a diverso contenuto in carboidrati e fibre sulla lipemia postprandiale e sulle lipasi del tessuto adiposo in pazienti con diabete tipo 2 (Studio 3, inviato a Diabetologia). 4. Valutare gli effetti di alimenti funzionali arricchiti in fibre vegetali, acidi grassi n-3, folati, betaglucani e tocoferoli in soggetti con lievi alterazioni del metabolismo lipidico (Studio 4). Studio 1. Hanno partecipato allo studio 10 soggetti con diabete tipo 2 ed obesità, 11 soggetti solo con obesità e 11 soggetti sani normopeso, tutti con normali livelli plasmatici a digiuno di trigliceridi e di colesterolo. Prima e per le 6 ore successive ad un pasto test ricco in grassi sono stati effettuati prelievi ematici per la determinazione dei livelli di colesterolo, trigliceridi, apoB-48 ed apo B-100 nelle lipoproteine del plasma, separate mediante ultracentrifugazione in gradiente di densità discontinuo. L’attività della LPL a digiuno e postprandiale (dopo 6 ore) è stata determinata in campioni agobioptici di tessuto adiposo sottocutaneo addominale. La sensibilità insulinica è stata determinata mediante clamp euglicemico iperinsulinemico. I soggetti obesi-diabetici e i soggetti obesi presentano un simile grado di adiposità (IMC, circonferenza vita, massa grassa) e di insulino-resistenza (M e M/I). Essi similmente mostrano anche una maggiore concentrazione postprandiale di trigliceridi nelle VLDL grandi (Area incrementale dei trigliceridi: 188±28 e 135±22 mg/dl•6 ore) rispetto ai controlli (87±13 mg/dl•6ore, M±ES, p<0.05). Gli obesi-diabetici mostrano valori significativamente più alti di trigliceridi nei chilomicroni postprandiali rispetto agli obesi e ai controlli (area incrementale dei trigliceridi:132±23 vs. 75±14 e 107±20 mg/dl•6 ore). L’attività del LPL risulta significativamente ridotta nei soggetti diabetici rispetto agli obesi e ai controlli. Studio 2. 11 pazienti con diabete tipo 2 hanno seguito, secondo un disegno randomizzato di tipo cross-over, due diete isoenergetiche, una ricca in acidi grassi monoinsaturi (SAFA 8%, MUFA 23%) ed un'altra ricca in acidi grassi saturi (SAFA 17%, MUFA 15%) per un periodo di 3 settimane ciascuna. Alla fine di ciascun periodo di dieta, sono stati effettuati prelievi ematici seriali a digiuno e per 6 ore dopo un pasto test ricco in grassi per la determinazione di colesterolo e trigliceridi nel plasma e nelle diverse lipoproteine. L’attività della LPL e della HSL e la loro espressione genica sono state determinate in campioni agobioptici di tessuto adiposo sottocutaneo addominale a digiuno e 6 ore dopo il pasto. Non si sono riscontrate differenze statisticamente significative nella tolleranza lipidica postprandiale, eccetto che per le aree incrementali dei trigliceridi delle VLDL piccole che risultano significativamente ridotte dopo la dieta ricca in MUFA (-13.6±4.7 vs. -2.2±3.8 mg/dl•6ore, p<0.005) e per la risposta dei chilomicroni, che risulta più alta 2 ore dopo il pasto somministrato alla fine della dieta ricca in MUFA rispetto a quella ricca in SAFA. L’attività della LPL e dell’HSL del tessuto adiposo sono più alte dopo la dieta ricca in MUFA. Studio 3. 18 pazienti con diabete tipo 2 hanno seguito, secondo un disegno randomizzato di tipo cross-over, due diete isoenergetiche, una relativamente ricca in carboidrati, fibre e a basso indice glicemico (Dieta Mediterranea) ed un’altra ricca in MUFA, povera in CHO e fibre e ad alto indice glicemico (Dieta povera in CHO) per un mese ciascuna. Alla fine di ciascun trattamento dietetico sono stati valutati i livelli di lipemia postprandiale dopo un pasto test di composizione simile al trattamento dietetico in corso e le attività della LPL e della HSL in campioni agobioptici di tessuto adiposo addominale. La dieta Mediterranea è capace di ridurre significativamente la risposta postprandiale sia dei trigliceridi che del colesterolo dei chilomicroni (area incrementale postprandiale col: 2.00.3 vs. 3.20.6 mg/dl6h, Tg: : 6331 vs. 9151 mg/dl6h, p<0.05), rispetto ad una dieta relativamente povera in CHO e ricca in MUFA. Anche durante la vita reale i livelli di trigliceridi misurati domiciliarmente con reflettometro sono risultati essere più bassi del 30% 3 ore dopo pranzo dopo la dieta Mediterranea rispetto alla dieta ricca in MUFA. Inoltre la dieta Mediterranea ha determinato rispetto alla dieta ricca in MUFA: 1) una riduzione significativa del picco glicemico nella prima parte del periodo postprandiale, dell’area incrementale postprandiale e della variabilità glicemica; 2) una riduzione significativa dell’insulina postprandiale , suggerendo un miglioramento dell’azione insulinica; 3) una riduzione significativa dei livelli di LDL colesterolo. Dai risultati dello studio sembra che le attività lipasiche del tessuto adiposo non vengano influenzate in maniera importante dai due differenti trattamenti dietetici. Studio 4 . 16 soggetti sani con lieve iperlipidemia hanno seguito una dieta contenente prodotti da forno arricchiti in principi attivi da testare (acidi grassi n-3, folati, betaglucani e tocoferoli ) o una dieta di controllo contenente gli stessi prodotti ma non arricchiti in principi attivi, per un periodo di 4 settimane secondo un disegno di tipo cross-over randomizzato. Alla fine di ciascun trattamento è stato somministrato un pasto test di composizione simile al trattamento dietetico in corso (contenente i prodotti da forno con o senza gli ingredienti attivi) e sono stati eseguiti a digiuno e dopo il pasto test prelievi per la determinazione del colesterolo e dei trigliceridi nel plasma e nelle principali frazioni lipoproteiche, glicemia, insulinemia. Alla fine delle due diverse diete è stato inoltre effettuato un test per la valutazione del senso di sazietà (Visual Analogue Scale). L’inserimento in una dieta equilibrata di alimenti arricchiti con dosi moderate di acidi grassi ω-3 a corta e a lunga catena, betaglucani, folati e tocoferoli è in grado di ridurre i livelli plasmatici dei trigliceridi e tale effetto si esplica sia a digiuno con una riduzione dell’11% sia nella fase postprandiale con una riduzione del 6%. Nella fase postprandiale tale riduzione riguarda principalmente la frazione dei chilomicroni (media postprandiale). Gli alimenti da noi utilizzati hanno anche determinato una riduzione significativa dell’omocisteina. La dieta con alimenti funzionali induce inoltre alla fine del pasto una riduzione significativa del senso di fame con conseguente aumento di quello di sazietà. Questo maggiore effetto saziante degli alimenti utilizzati in questo studio è particolarmente evidente nella parte più tardiva della fase postprandiale (5a-6a ora). Gli alimenti arricchiti nei vari principi attivi sono stati accettati dai volontari senza alcuna difficoltà. Le conclusioni principali che si possono trarre da questi studi sono: 1) L’insulino-resistenza gioca un ruolo fondamentale nel determinismo delle alterazioni lipidiche postprandiali riguardanti le lipoproteine ricche in trigliceridi di origine epatica (VLDL). Il diabete, indipendentemente dalla presenza di obesità, si associa ad alterazioni lipidiche postprandiali che riguardano le lipoproteine ricche in trigliceridi di origine esogena (chilomicroni). 2) Una ridotta attività della lipasi lipoproteica del tessuto adiposo è presente solo nei pazienti con diabete tipo 2 e sembra avere un ruolo fondamentale nel determinismo delle alterazioni delle lipoproteine di origine esogena in fase postprandiale che si osservano in questi pazienti. 3) Una dieta ricca in acidi grassi monoinsaturi, rispetto ad una ricca in acidi grassi saturi, non determina effetti particolarmente favorevoli sul metabolismo lipidico postprandiale. Infatti determina un aumento precoce dei chilomicroni che, però, viene rapidamente controbilanciato da un aumento dell’attività della LPL del tessuto adiposo. 4) Una dieta relativamente ricca in carboidrati, ricca in fibre e a basso indice glicemico influenza positivamente le alterazioni lipidiche postprandiali dei pazienti con diabete tipo 2. Questi effetti non dipendono da modifiche sostanziali delle attività lipolitiche del tessuto adiposo. 5) L’utilizzo di alimenti funzionali arricchiti in principi attivi può rappresentare un utile mezzo per facilitare l’implementazione di una dieta sana con effetti vantaggiosi sul metabolismo.

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