Del Pezzo, Camilla (2008) Bambini, adolescenti e famiglie di origine straniera inviati ad un T.S.M.R.E.E. (Servizio di Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva) della A.S.L. di Roma. Un’analisi clinica. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Additional Information: Indirizzo di Psicologia della Salute e Prevenzione del rischio individuale e sociale
Uncontrolled Keywords: Immigrati, Adolescenti, Famiglie
Date Deposited: 20 Nov 2009 14:29
Last Modified: 30 Apr 2014 19:37
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/3532

Abstract

Questa Ricerca-Intervento in Psicologia clinica, che fa riferimento alla prospettiva teorica e metodologica psicoanalitica del “Modello Tavistock” (Pontecorvo, M. 1986) è stata effettuata su un campione clinico di 14 famiglie di origine straniera, inviate dalla scuola per problemi nell’apprendimento dei loro figli, presso un Servizio per “Minori a rischio” della A.S.L. di Roma. Nell’analisi delle problematiche di questi bambini, rilevate nel contesto scolastico, abbiamo effettuato innanzi tutto una valutazione delle richieste di invio rivolte al Servizio dalle insegnanti, ponendoci in un’ottica di riflessione che le coinvolgesse attivamente. Negli incontri con le insegnanti è emerso, in questo contesto, uno scenario di enorme cambiamento nella popolazione scolastica, fino a pochi anni fa di bambini italiani, ora prevalentemente di origine straniera. In alcune di queste scuole tale cambiamento sembrava trasformare radicalmente le difficoltà connesse all’insegnamento e tuttavia le prassi di intervento a disposizione delle scuole, riconosciute istituzionalmente, sembravano immutate. I vissuti angosciosi emersi nei colloqui con le insegnanti, la sensazione di marcata discontinuità e di precarietà avvertita nel proprio lavoro con gli alunni di origine straniera, sembravano evocare in loro dei forti vissuti di precarietà e marginalità relativi alla propria identità e continuità professionale. Si ipotizzava pertanto che per difendersi le insegnanti ricorressero alla proiezione di tali sensazioni intollerabili sulla famiglia dei bambini a cui venivano attribuiti tutti i limiti e le carenze e che venivano pertanto inviate da loro al Servizio. D’altro canto le famiglie sembravano spesso evitare il contatto con le scuole che avvertivano persecutorio ed intrusivo. Si è dunque ipotizzato che la distanza che si veniva a creare tra famiglie e scuola favorisse nei bambini un conflitto tra “filiazione ed affiliazione” (Moro, M. 2005) con un conseguente blocco nell’apprendimento. Abbiamo avviato un lavoro di mediazione psicologica tra famiglie e scuola finalizzato alla progettazione di un lavoro condiviso costruendo uno spazio di contenimento delle ansie e di sostegno nel lavoro scolastico. In alcuni casi inoltre abbiamo avviato un lavoro di sostegno psicologico presso il Servizio per le famiglie che in seguito all’esperienza di mediazione psicologica a scuola lo richiedevano.

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