Lamari, Nadia (2009) Effects of polyunsaturated fatty acid metabolism on the eco-physiology of marine planktonic diatoms. [Tesi di dottorato] (Inedito)

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: English
Titolo: Effects of polyunsaturated fatty acid metabolism on the eco-physiology of marine planktonic diatoms
Autori:
AutoreEmail
Lamari, Nadianlamari_cc1@libero.it
Data: 29 Novembre 2009
Numero di pagine: 161
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Biologia strutturale e funzionale
Scuola di dottorato: Scienze biologiche
Dottorato: Biologia applicata
Ciclo di dottorato: 22
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Ricca, Ezioericca@unina.it
Tutor:
nomeemail
Esposito, Sergiosergio.esposito@unina.it
Data: 29 Novembre 2009
Numero di pagine: 161
Parole chiave: diatom, oxylipin, lypoxygenase
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 05 - Scienze biologiche > BIO/04 - Fisiologia vegetale
Depositato il: 26 Mar 2010 10:16
Ultima modifica: 30 Apr 2014 19:37
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/3664
DOI: 10.6092/UNINA/FEDOA/3664

Abstract

Le diatomee, organismi unicellulari fotosintetici, costituiscono il principale gruppo di microalghe del fitoplancton marino e svolgono un ruolo principale nel ciclo globale della fissazione del carbonio. Considerate da sempre una buona ed innocua fonte di cibo per i microscopici erbivori (come ad esempio, i copepodi) che costituiscono lo zooplancton, le diatomee a partire dalla fine degli anni 90 sono state oggetto di numerosi studi peri la capacità di sintetizzare composti antimitotici, come alcune aldeidi polinsature e altri derivati di ossidazione enzimatica di acidi grassi poliinsaturi, che bloccano l’embriogenesi ed inducono teratogenesi nei copepodi. Durante la tesi dottorale è stato sviluppato un semplice approccio analitico per lo studio di questi composti. La metodologia, che utilizza tecniche di spettrometria di massa/massa, (LC-MS/MS e GC-MS/MS), ha consentito la caratterizzazione di un ampio numero di molecole, genericamente chiamate ossilipine, termine che identifica un’eterogenea famiglia di prodotti derivati dall’ossidazione di acidi grassi ad opera di pathway ossigenasici. La tecnica permette di risalire alle attività enzimatiche coinvolte nel processo biosintetico e, quando è stata applicata a diverse specie dei generi Thalassiosira, Chaetoceros, Skeletonema e Pseudo-nitzschia, ha messo in evidenza che la sintesi di queste molecole nelle diatomee è specie-specifica. Inoltre, le variazioni dei profili ossilipinici all’interno di una stessa specie sono state anche utilizzate con successo come marker tassonomici per l’identificazione di clade criptici o pseudo-criptici. La valutazione delle proprietà ecologiche delle ossilipine ha dimostrato che esiste una chiara correlazione tra l’ossidazione enzimatica degli acidi grassi e l’effetto teratogenico causato nei copepodi dall’ingestione di diatomee. In particolare, i risultati suggeriscono che l’impatto negativo di queste microalghe sulla riproduzione dei copepodi è associabile alla sintesi di specie chimiche instabili e reattive, come gli idroperossidi, che promuovono la formazione di radicali, per esempio i ROS, che sono in grado di aggredire il DNA, determinando, in tal modo, gli effetti teratogenici e apoptotici riportati in letteratura. La tossicità delle diatomee sui copepodi non è quindi dovuta ad una singola classe di molecole, come si è creduto fino ad oggi, ma piuttosto alla produzione di una complessa miscela di molecole di cui, probabilmente, solo una parte è stata identificata. L’effetto delle ossilipine sullo zooplancton è comunque uno dei possibili ruoli biologici che queste molecole sembrano assolvere. In effetti, in analogia con quanto accade in altri organismi, come ad esempio piante ed animali, queste molecole sembrano avere più di una funzione. In condizioni fisiologiche, la loro sintesi varia durante le fasi del ciclo di crescita delle diatomee in maniera dipendente dalla densità di popolazione. In particolare, gli studi condotti durante questo dottorato di ricerca hanno dimostrato che la concentrazione massima di tali metaboliti coincide con le fasi terminali della curva di crescita, suggerendo perciò che tali composti possano svolgere un ruolo di segnale chimico di fine bloom.

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