Annunziata, Margherita (2009) CONVALIDA E NULLITA' DI PROTEZIONE. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: INVALIDITA' RECUPERO
Date Deposited: 04 May 2010 13:24
Last Modified: 30 Apr 2014 19:38
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/3734

Abstract

L’immissione, nel sistema, di una “congerie disordinata di nullità speciali”, le quali introducono testuali deviazioni rispetto al tradizionale modello codicistico della nullità, ha costituito un importante occasione per riflettere sulla disciplina della patologia negoziale, rigidamente intrappolata nel dualismo tra invalidità ipso iure e invalidabilità. E’ emerso un panorama assai variegato di nullità disciplinate da leggi speciali, lontane dal macrosistema codicistico, rispetto alle quali non sembra sostenibile una ricostruzione monolitica ed unitaria della categoria. Il dibattito sulla disciplina delle nullità contrattuali di derivazione comunitaria ha imposto una rivisitazione di alcune categorie tradizionali afferenti alla nullità ed una analisi critica dei predicati indefettibili della nullità. Le difficoltà dogmatico-ricostruttive si sono sovrapposte alla «difficoltà psicologica» (G.B. FERRI, Il c.d. recupero del negozio invalido, in Riv. dir. comm., 1986, p. 3 ss ), dello studioso italiano, irrimediabilmente legato al dogma della insanabilità del negozio nullo. L’indagine dottrinale sul tema ha fatto maturare la consapevolezza che non sono queste nullità a minare lo statuto codicistico della nullità, in quanto esso, già ex se, non appare un insieme lineare, compatto e privo di scansioni interne, ma disomogeneo e comprensivo di tipi costitutivamente differenti. Le nuove comminatorie di invalidità si inseriscono prevalentemente, anche se non esclusivamente, in un ampio filone normativo, dedicato alla protezione dei contraenti deboli (nullità di protezione), per cui, si accomunano sotto il profilo contenutistico della ratio essenzialmente protettiva che le ispira, riconducibile al più generale principio dell’equilibrio contrattuale. In mancanza di strumenti adeguati, l’ordinamento utilizza quelli già esistenti, plasmandoli alle nuove esigenze. Lo scopo di tutela del contraente debole, infatti, mal si concilia con lo strumento della nullità, inteso nella sua classica accezione, poiché questi potrebbe essere danneggiato, se il contraente economicamente più avvantaggiato decidesse di far venir meno l’intero contratto. Il legislatore, allora, costruisce una nullità con finalità protettive, con legittimazione esclusiva del contraente debole, di modo che l’altro contraente in nessun modo possa paralizzare il contratto. Si tratta di una sorta di «ibrido», una via intermedia tra nullità assoluta ed annullabilità, con le caratteristiche della prima, ma a legittimazione limitata, come la seconda. La nullità cessa di essere esclusivo strumento di tutela dell’ordinamento, per divenire contestuale strumento sanzionatorio per una parte e protettivo, per l’altra. Il quesito che si pone in questa sede riguarda la possibilità di attribuire al contraente legittimato a far valere la nullità di protezione il potere di convalidare il contratto o la clausola nulla, secondo lo schema enucleato nell’art. 1444 c.c. Per un corretto inquadramento della problematica, si focalizzerà, dapprima, l’attenzione sulla nozione di invalidità. Si ricostruirà, per questa via, la teoria classica elaborata attorno alla categoria dell’invalidità, al fine di valutare le influenze e le suggestioni che essa, ancor oggi, è in grado di esercitare sull’interprete. Si darà conto dei più recenti contributi dottrinali in materia, facendo, poi, cenno alle differenze di disciplina esistenti tra nullità ed annullabilità. L’indagine, poi, sarà concentrata sui sistemi codicistici di recupero dell’atto invalido, e, in particolare, sulla interpretazione della clausola eccettuativa di cui all’art. 1423 c.c., la quale pone l’interprete di fronte alla annosa questione della sanatoria, o meglio, del recupero degli effetti dell’atto nullo. L’indagine sarà, poi, concentrata sulla conferma ed esecuzione volontaria delle disposizioni testamentarie e delle donazioni nulle, al fine di valutare la reale sussistenza di un rapporto di continenza con l’istituto della convalida. Sarà approfondito lo studio della convalida e, in particolare, della relativa funzione, dando conto dei principali contributi interpretativi aventi ad oggetto l’istituto. Una volta, poi, considerati i tratti peculiari delle nullità di protezione e della relativa disciplina, si valuterà la compatibilità dell’istituto della convalida con la sanzione della nullità di protezione. Il problema, dunque, sarà quello di valutare se, in tema di nullità dettata a esclusiva tutela degli interessi di una parte, la volontà espressa dal soggetto protetto possa rivestire valenza convalidante. Se la soluzione fosse positiva, ciò determinerebbe la morte dell’assunto tradizionale secondo il quale il contratto nullo, al momento della stipulazione è, da solo, privo di qualsiasi attitudine effettuale.

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