Belfiore, Matteo (2009) Il Giappone e l'Olanda nella cultura architettonica contemporanea. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Il Giappone e l'Olanda nella cultura architettonica contemporanea
Creators:
CreatorsEmail
Belfiore, Matteombelf@tin.it
Date: 2009
Number of Pages: 179
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Progettazione architettonica e ambientale: teorie e metodologie e operative
PHD name: Progettazione architettonica ed urbana
PHD cycle: 21
PHD Coordinator:
nameemail
Spirito, FabrizioUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Izzo, FerruccioUNSPECIFIED
Date: 2009
Number of Pages: 179
MIUR S.S.D.: Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/14 - Composizione architettonica e urbana
Date Deposited: 14 Jul 2010 09:40
Last Modified: 26 Nov 2014 11:37
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/4027

Abstract

Le architetture contemporanee dell’Olanda e del Giappone sono da qualche tempo giudicate in modo particolarmente positivo dalla critica internazionale che riscontra in esse una comunanza di indirizzi e di analogie, prima tra tutte il particolare rapporto che esse hanno con la propria tradizione e con l’architettura della città. In tal senso, esse rappresentano due casi emblematici delle problematiche connesse con la città contemporanea. Paesi in continuo mutamento costituiscono oggi un territorio fertile per la sperimentazione e la ricerca in campo architettonico. L’assenza di legami forti e di vincolanti condizionamenti con la storia - conseguenza del continuo rinnovamento dell’ambiente costruito, dovuto per gli olandesi alla loro lotta contro l’acqua, e per i giapponesi ai terremoti ed alle inondazioni - li accomuna e li rende disponibili a rifondare di continuo i rispettivi contesti urbani con segni incisivi per dimensioni e carattere. Allo stesso tempo, questa “architettura senza storia” ha la capacità di ispirare ed orientare le tendenze stilistiche contemporanee, anche al di fuori dei confini nazionali. Pubblicata in molte riviste e libri di architettura, in mostre e rassegne internazionali, questa produzione è divenuta una icona della modernità tra le più imitate in ogni parte del mondo. Con un evidente paradosso, un’ architettura nata in Paesi che hanno rinunziato a coltivare il mito della storia, è diventata storia architettonica del nostro tempo senza aver dovuto attendere i tempi lunghi della storiografia tradizionale. C’è un altro fattore che merita di essere segnalato come prioritario nel rapporto di queste due culture architettoniche nazionali con il contesto internazionale ed è quello del linguaggio che di volta in volta è stato preso a riferimento. Anche in questo caso, si potrebbe parlare d’una sorta di “inversione del rapporto” che nell’ultimo mezzo secolo ha condotto, da un lato, l’Olanda ad un’architettura fortemente sperimentale e dall’altro il Giappone ad un’architettura più legata ad immagini quasi classiche, termine inteso come senso di reinterpretazione e riappropriazione di una tradizione. Oggi, nella contemporaneità, la scena internazionale guarda e prende a riferimento queste due nazioni proprio sulla base di questi caratteri che sono molto diversi dallo sperimentalismo utopico del Gruppo Metabolism degli anni Sessanta in Giappone e dalla continuità dei Bakema e van den Broek con l’architettura olandese degli anni ’30. Proprio in questa inversione del rapporto si può cogliere il segno più evidente non solo d’una vitalità culturale ma soprattutto la capacità di rinnovare di continuo idee e metodi nella costruzione dell’architettura e della città.

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