Insolvibile, Isabella (2009) Prisoners of War, Prisoners of Peace: I prigionieri italiani in Gran Bretagna, 1941-1946. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Prisoners of War, Prisoners of Peace: I prigionieri italiani in Gran Bretagna, 1941-1946
Creators:
CreatorsEmail
Insolvibile, Isabellaisainso@libero.it
Date: 27 November 2009
Number of Pages: 582
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Discipline storiche "E. Lepore"
Doctoral School: Scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche
PHD name: Storia
PHD cycle: 22
PHD Coordinator:
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Tortorelli, MarisaUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
D'Agostino, GuidoUNSPECIFIED
Date: 27 November 2009
Number of Pages: 582
Uncontrolled Keywords: GUERRA MONDIALE 1939-1945, PRIGIONIERI, GRAN BRETAGNA
MIUR S.S.D.: Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/04 - Storia contemporanea
Additional Information: Indirizzo del dottorato: Storia della società europea
Date Deposited: 09 Dec 2009 16:20
Last Modified: 31 Oct 2014 09:42
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/4099

Abstract

La storiografia europea ha dedicato una costante attenzione al tema dei prigionieri di guerra durante il secondo conflitto mondiale. In Italia, gli studi relativi all’argomento, e soprattutto agli internati militari in mano tedesca, hanno conosciuto negli ultimi anni un incremento notevole, anche grazie agli apporti della storiografia estera. Tuttavia, finora è stata prestata scarsa attenzione alle vicende dei prigionieri di guerra italiani in mano agli Alleati, fatta eccezione per i fondamentali lavori di Conti (che però non tiene conto della documentazione di fonte britannica) e per i contributi di pochi altri studiosi. Si tratta, dunque, di un argomento poco affrontato nel nostro paese, ma abbastanza presente nel panorama storiografico anglosassone (che però non tiene conto della documentazione italiana) anche se, va rilevato, la lunghissima prigionia (1941-46) degli italiani nel Regno Unito non ha lasciato neanche in quel paese una memoria evidente, un segno tangibile quale quello ereditato, invece, dai prigionieri tedeschi, detenuti nell’isola per molto meno tempo ma molto più “presenti” nella memoria e nell’immaginario collettivo delle popolazioni locali. Questo scarso interesse per l’argomento risulta ancora più inspiegabile se si considerano alcuni fattori: innanzitutto, la durata della prigionia degli italiani in Gran Bretagna, che copre, come già detto, l’arco cronologico che va dal 1941 al 1946, e anche oltre, in alcuni casi; i dati quantitativi di tale detenzione, che vide coinvolti, complessivamente, ben 158.000 italiani; la varietà, nel tempo, delle caratteristiche di tale prigionia, che non cessò dopo l’armistizio ma anzi proseguì ben oltre la stessa fine della guerra, e che si concretizzò nell’attività lavorativa, negli ambiti più diversi, dei prigionieri italiani al servizio dei detentori britannici; le implicazioni politiche, diplomatiche, giuridiche, storiche, che tale situazione comportò e che possono essere ben riassunte nelle molteplici identità imposte, anche contemporaneamente, agli italiani durante l’intero periodo bellico (prigionieri, cobelligeranti, cooperatori, civili). Il presente lavoro è suddiviso in otto capitoli, il primo dei quali esamina le fasi della cattura dei prigionieri italiani in Africa dal 1941 al 1943, e il loro trasferimento – direttamente dai campi di battaglia o dai vari paesi del Commonwealth dove gli italiani erano stati “smistati” precedentemente – in Gran Bretagna, dove gli italiani vennero utilizzati come manodopera a basso costo. Nel II capitolo vengono esaminate le strutture che ospitarono, durante l’intero periodo bellico e oltre, i prigionieri italiani: sono analizzate le caratteristiche materiali, la localizzazione e la distribuzione di tre tipi di alloggi, cioè i campi veri e propri, gli hostels e i billets. Con il III capitolo si descrive concretamente la vita quotidiana dei prigionieri italiani in Gran Bretagna, e soprattutto si esaminano le condizioni e le tipologie di lavoro cui gli italiani erano addetti nel periodo 1941-1943, fino al fatidico 25 luglio. Il IV capitolo prende in esame le conseguenze politiche e materiali dell’armistizio dell’8 settembre sullo status e sulla vita degli italiani detenuti nel Regno Unito. Nel V capitolo viene analizzata la questione della cooperazione, tenendo conto di tutto ciò che essa comportò da un punto di vista politico, diplomatico, giuridico e storico, in particolare per quanto riguardò la politica dei rimpatri. Nel VI capitolo torna protagonista la vita quotidiana degli italiani, ora divisi tra cooperatori e non cooperatori, ma tutti ancora, ugualmente se non maggiormente, al lavoro per i detentori britannici. Nel VII capitolo si affrontano tre grandi temi: la questione, irrisolta, dello status degli italiani dopo la fine della guerra, i rimpatri, e le difficoltà materiali e psicologiche che gli italiani, ancora trattenuti a lungo nel paese, si trovarono ad affrontare dopo l’8 maggio 1945. L’ottavo e ultimo capitolo è il racconto di un “difficile happy end”, consistente da un lato nel ritorno di gran parte dei prigionieri nell’Italia distrutta e affamata del dopoguerra - e quindi nella loro trasformazione in reduci –, e dall’altro nella scelta, fatta da una piccola parte di ex prigionieri, di restare in Gran Bretagna. Molte sono le tematiche trasversali che percorrono l’intero lavoro, come ad esempio quella della fraternizzazione e dei difficilissimi rapporti tra italiani e popolazione britannica, o quella della “rieducazione politica” tentata da parte delle autorità detentrici al fine di “democratizzare” gli italiani o, ancora, quella del fondamentale contributo di alcuni enti e associazioni, come la Croce Rossa Internazionale e l’YMCA, nel provare a risollevare le condizioni di apatia, solitudine e tristezza degli italiani vittime di una prigionia apparentemente interminabile. Il lavoro è arricchito da una corposa appendice foto-documentaria e da ampi apparati bibliografici, sitografici e archivistici.

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