Tuccillo, Alessandro (2009) Cultura dei lumi e schiavitù coloniale. La circolazione delle idee antischiaviste nel Settecento italiano. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Cultura dei lumi e schiavitù coloniale. La circolazione delle idee antischiaviste nel Settecento italiano
Creators:
CreatorsEmail
Tuccillo, Alessandroalessandro.tuccillo@libero.it
Date: 30 November 2009
Number of Pages: 326
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Discipline storiche "E. Lepore"
Doctoral School: Scienze storiche archeologiche e storico-artistiche
PHD name: Storia
PHD cycle: 22
PHD Coordinator:
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Tortorelli, MarisaUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Rao, Anna MariaUNSPECIFIED
Date: 30 November 2009
Number of Pages: 326
Uncontrolled Keywords: antischiavismo
MIUR S.S.D.: Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/02 - Storia moderna
Date Deposited: 09 Dec 2009 16:24
Last Modified: 30 Apr 2014 19:41
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/4281

Abstract

Cultura dei Lumi e schiavitù coloniale. La circolazione delle idee antischiaviste nel Settecento italiano abstract Alessandro Tuccillo La tesi è uno studio articolato in cinque capitoli sulla circolazione delle idee antischiaviste nel Settecento italiano, in particolare sulle riflessioni critiche dell’impiego di schiavi neri per soddisfare la domanda di manodopera nelle colonie americane. Si tratta di un tema che sebbene evocato in importanti studi sull’illuminismo italiano (Del Negro, Ferrone, Gerbi, Imbruglia, Rao, Venturi) non è mai divenuto oggetto di una monografia. L’obiettivo perseguito è stato dunque quello di provare a dimostrare l’esistenza di uno spazio di indagine storiografica nella cultura dei Lumi italiana sul problema della schiavitù coloniale, dello schiavo africano come paradigma in negativo del progetto di emancipazione dell’uomo proprio dell’illuminismo. Nel primo capitolo si delineano le premesse e le linee portanti della ricerca: l’esigenza di affrontare i fenomeni dell’antischiavismo e del movimento abolizionista da una prospettiva internazionale, che passi per lo studio e la valorizzazione delle riflessioni critiche della schiavitù elaborate all’esterno delle tre grandi aree – inglese, americana, e francese – a cui la storiografia si è tradizionalmente interessata, in ragione dell’entità e dei contenuti della mobilitazione; la cultura dei Lumi come veicolo per la circolazione delle idee antischiaviste anche in contesti politici estranei alle vicende della colonizzazione europea del Nuovo Mondo, come nel caso degli antichi Stati italiani. Nel secondo capitolo si procede a una estesa disamina del libro XV dell’Esprit des lois di Montesquieu, confrontando i luoghi più controversi di queste pagine fondative dell’antischiavismo illuminista con alcuni momenti della ricezione settecentesca italiana (Stefano Bertolini, Ermenegildo Personè, Francesco Dalmazzo Vasco). Con l’analisi degli argomenti critici della schiavitù coloniale presenti nelle opere di Ferdinando Galiani e di Antonio Genovesi comincia, a partire dal terzo capitolo, una progressiva focalizzazione della riflessione antischiavista nella cultura dei Lumi napoletana. Il capitolo quarto continua questo percorso, scandito dalla cronologia delle opere, affrontando le risolute prese di posizioni antischiaviste formulate da Francesco Longano, Gaetano Filangieri e Filippo Briganti, in sintonia con le punte più avanzate del coevo dibattito europeo (Raynal). L’attenzione della seconda parte della tesi al contributo napoletano non tralascia tuttavia esperienze di grande interesse come quella del toscano Filippo Mazzei, piantatore in Virginia, amico di Jefferson, agente diplomatico a Parigi del re Stanislao di Polonia e frequentatore degli ambienti che diedero vita alla Société des amis des noirs. La sua posizione sulla schiavitù dei neri è discussa nel capitolo quinto, i cui ultimi paragrafi sono invece dedicati a Matteo Galdi. L’articolo Del commercio dei negri pubblicato da Galdi nel «Magazzino enciclopedico salernitano» (1789), già parzialmente esaminato nel primo capitolo, viene ora valutato alla luce dell’excursus compiuto nel filone antischiavista napoletano, di cui assurge a momento di massima sintesi esplicativa nella dura requisitoria contro gli argomenti filo-schiavisti di Linguet. Questa posizione critica di grande rilievo è seguita nella sua evoluzione durante la congiuntura rivoluzionaria e napoleonica, che vide Galdi esule nella Milano liberata dall’armée d’Italie (1796-1799) e, successivamente, agente diplomatico all’Aja (1799-1808). La Convenzione nazionale aveva abolito la schiavitù il 16 piovoso anno II (4 febbraio 1794), vanificando qualsiasi dibattito sulle modalità di superamento dell’istituzione. La battaglia politico-culturale contro la schiavitù era stata superata dagli eventi rivoluzionari sulle due sponde dell’Atlantico (in Francia e a Saint-Domingue, dove gli schiavi si erano sollevati dall’agosto 1791). Il nuovo tema all’ordine del giorno per Galdi – così come per gli abolizionisti francesi – quando scriveva il trattato Dei rapporti politico-economici tra le nazioni libere (1798) era la diffusione di un nuovo modello coloniale senza schiavitù, inclusivo e civilizzatore; una linea che, per quanto adeguata al nuovo corso politico napoleonico di cui era sostenitore, persisteva anche negli scritti diplomatici più tardi, nonostante la scelta del primo console di ristabilire la schiavitù nelle colonie con la legge del 30 floreale anno X (20 maggio 1802)

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