Giaccio, Biagio (2006) L’eruzione dell’Ignimbrite Campana (c. 40 ka BP), oscillazioni climatiche sub-orbitali e i cambiamenti bioculturali dell’OIS 3 europeo. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

[img]
Preview
PDF
tesi_biagio_giaccio.pdf

Download (7MB) | Preview
Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Ignimbrite Campana, sistema vulcanismo-clima, Paleolitico medio, Paleolitico superiore.
Date Deposited: 31 Jul 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:23
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/583

Abstract

L’eruzione dell’Ignimbrite Campana (IC) di c. 40 cal ka B.P. è da tempo riconosciuta come uno dei maggiori eventi esplosivi della storia vulcanica mediterranea degli ultimi 200 ka, nessuno studio tuttavia ha mai affrontato prima d’ora la valutazione del suo impatto sul clima e gli ecosistemi umani. Questo studio tenta di mostrare per la prima volta, non solo che l’eruzione dell’IC ebbe un notevole impatto climatico, ma anche come questo catastrofico evento, insieme con altri fattori paleoambientali, ponga le basi per una radicale riconsiderazione dei processi e del ritmo coinvolti nel cosiddetto “passaggio Paleolitico medio/Paleolitico superiore” che si verificò nell’Eurasia occidentale proprio intorno all’età dell’IC. L'intervallo 45-35 cal ka B.P. ha visto infatti, nell'Europa temperata e nella regione mediterranea, una serie di significative trasformazioni che coinvolsero processi sia nell'ambito della sfera culturale come di quella biologica. Le tradizioni di manufatti litici del Paleolitico superiore vennero a sostituire quelle del cosiddetto Paleolitico medio. In approssimativa coincidenza temporale, nell'ambito delle popolazioni biologiche, il tipo fisico "non moderno" di Neandertal (si preferisce qui evitare una designazione tassonomica formale) sembra essere stato sostituito da sapiens di "anatomia moderna". Quanto ai processi implicati, sia quelli culturali che quelli biologici, è argomento di acceso dibattito se le trasformazioni osservate siano da spiegare mediante sostituzione di popolazioni o non invece mediante evoluzione regionale, sia pure rapida. Nell’ambito di questo controverso soggetto di studio, il contributo del progetto di ricerca sull’IC è duplice: cronologico ed ecologico. Sul piano della dimensione temporale, lo studio ha evidenziato una valenza formidabile dell’IC come marker unico per la valutazione del tempo, ritmo e contesto paleoclimatico del passaggio Paleolitico medio/Paleolitico superiore (Pm/Ps). L’esame di numerose sequenze stratigrafiche del mediterraneo contenenti il tefra dell’IC indica infatti che l’eruzione si verificò in stretta coincidenza temporale con alcuni importanti eventi dello Stadio Isotopico 3 (OIS 3) i cui segnali stratigrafici sono considerati sincroni alla scala globale o semi-globale. Questi includono l’inizio dell’Heinrich Event 4 (HE4) – uno dei brevi ma marcati episodi di raffreddamento dell’Ultimo Glaciale associati al periodico collasso delle calotte glaciali boreali – un minimo dell’intensità del campo magnetico terrestre noto come Escursione di Laschamp, e un distinto, marcato picco di elementi cosmogenici (10Be, 36Cl e 14C) connesso all’evento geomagnetico. In base alle peculiari relazioni stratigrafiche tra IC e ognuno di questi eventi, è stato possibile identificare, in maniera estremamente convincente e indipendentemente dai problemi cronometrici, il segnale dell’IC nell’ambito del record vulcanogenico della carota groenlandese GISP2. Questa fornisce per l’IC una nuova stima di età pari a 40.012 anni GISP2 anni B.P., ma soprattutto una precisa posizione dell’eruzione nell’ambito del record isotopico groenlandese, da molti ormai ritenuta come stratigrafia master del Pleistocene recente. Nell’ambito delle sequenze archeologiche, il tefra dell’IC è stato identificato in quattro importati siti, o gruppi di siti, tre dei quali tra i più notevoli esempi europei di serie contenenti il passaggio Pm/Ps. Questi comprendono il sito all’aperto di Serino, la Grotta di Castelcivita, in Campania, Temnata Cave, in Bulgaria, e diversi siti del complesso archeologico di Kostenki-Borshchevo, in Russia. In tutte queste sequenze l’IC copre sempre industrie tradizionalmente attribuite alle fasi più antiche dell’Aurignaziono, al quale viene attribuito il significato di inizio del nuovo stadio culturale del Paleolitico superiore; un concetto formulato, e rimasto pressoché inalterato, da quasi un secolo. In queste stesse sequenze l’IC marca un’interruzione nella locale frequentazione umana, mentre le eventuali tracce della successiva occupazione sono testimoniate da industrie di un Paleolitico superiore più evoluto, generalmente rappresentate dal Gravettiano o tecnocomplessi affini. La precisa definizione della posizione etnostratigrafica dell’IC in questi siti, da un lato, e l’individuazione del suo segnale nella carota GISP2, dall’altro, ha permesso di correlare, con notevole affidabilità ed elevato dettaglio stratigrafico, queste importanti serie archeologiche europee direttamente alla stratigrafia isotopica groenlandese. Ciò ha permesso non solo di ridefinire l’età delle serie, ma soprattutto di valutare i cambiamenti culturali alla luce del quadro paleclimatico fornito dal record ad altissima risoluzione della carota GISP2. Questo studio mostra un suggestivo parallelismo tra cambiamenti culturali e processi climatici in atto, caratterizzati da una marcata instabilità e da una progressiva tendenza al raffreddamento ed inaridimento, suggerendo un possibile legame tra i due fenomeni. L’analisi delle sequenze contenenti il tefra dell’IC ha inoltre evidenziato che l’eruzione coincise con un marcato picco di 14C responsabile di una drammatica alterazione della scala del radiocarbonio. Questo fenomeno, oltre a fornire una definitiva spiegazione dell’enorme dispersione delle datazioni 14C dell’IC (c. 40-18 14C ka B.P.), ha permesso di rivalutare criticamente gli attuali modelli sul passaggio Pm/Ps europeo formulati esclusivamente in base ad elaborazioni di misure radiocarbonio; scenari che, alla luce delle pesanti distorsioni della scala del radiocarbonio intorno a 40 cal ka B.P., dovrebbero essere radicalmente rivisti. Sul piano dell’impatto climatico-ambientale, in base alla stima di zolfo emesso nel corso dell’eruzione dell’IC (c. 2 × 1015 g), comparabile a quello delle più grandi eruzioni dell’intero record vulcanico globale (es. Toba e Bishop Tuff), è possibile valutare in circa 3-4 °C l’abbassamento della temperatura globale o semiglobale indotto dall’evento vulcanico. Sebbene un simile “inverno vulcanico”, della durata di alcuni anni, sarebbe di per se sufficiente ad indurre drastiche alterazioni degli ecosistemi persino in una fase interglaciale, i peculiari processi climatici in atto al tempo dell’eruzione probabilmente ne amplificarono e prolungarono l’impatto. Numerose sequenze paleoambientali, dal Mediterraneo alla regione nord atlantica, indicano infatti che le condizioni climatiche dell’HE4, furono marcatamente più fredde e aride di quelle associate agli altri HEs. Considerando quindi la coincidenza dell’eruzione dell’IC con l’inizio dell’HE4, le anomale condizioni climatiche associate a questo evento possono essere interpretate in termini di meccanismi di feedback positivi innescati dall’interazione del fattore di raffreddamento accidentale dell’IC con gli altri processi di riorganizzazione del sistema climatico connessi all’HE4. Questa ipotesi è argomentata sulla base delle tendenze e dei processi climatici dell’OIS 3 in prossimità dell’evento dell’IC, nonché sulla fisica, dinamica ed altri parametri vulcanologici – principalmente la massa di zolfo rilasciata – dell’eruzione dell’IC. L’evento dell’IC avrebbe contribuito come ulteriore fattore di raffreddamento, di almeno 3 °C, esattamente alcuni decenni dopo il brusco attacco di uno degli HEs, gli episodi climatici freddi connessi ai più drastici processi di riorganizzazione oceanica ed atmosferica dell’Ultimo Glaciale. Lo scenario di impatto dell’IC sui gruppi paleolitici è stato formulato nell’ambito di modello di ecosistema umano nel quale i siti archeologici ed i contesti culturali costituiscono le evidenze di adattamenti e modificazioni dei sistemi umani. Il quadro vulcanologico, paleoambientale e archeologico che emerge (dinamica dell’eruzione, enorme massa di zolfo, tendenze climatiche e culturali in atto, anomalia dell’HE4, abbandono dei siti) suggerirebbe che l’evento IC-HE4 – qui inteso come evento combinato – si inserì nelle dinamiche interattive uomo-ambiente come potenziale agente in grado di accelerare e/o catalizzare i processi di adattamento umano già innescati nei millenni precedenti in risposta alle all’eccezionale instabilità ed imprevedibilità ambientale della seconda metà dell’OIS 3. L’IC-HE4 agì probabilmente su questi processi con differenti modalità, arrestandone taluni e favorendo altri, in relazione alle locali capacità ed opportunità di adattamento; un agente catalitico e selettivo probabilmente molto più efficace degli ordinari fattori ambientali. Contrariamente ai modelli dominanti, il passaggio Paleolitico medio/Paleolitico superiore qui è quindi inteso non come “evento”, più o meno traumatico di sostituzione bioculturale degli indigeni europei, ma come “processo” di cambiamento multiregionale, accelerato e selettivo i cui stadi iniziali coinvolsero le popolazioni neandertaliane europee a partire dalle prime fasi di marcata instabilità climatica dello Stadio Isotopico 3. In questo quadro di sostanziale continuità sia l’instabilità climatico-ambientale che l’evento IC-HE4 sono visti come efficaci agenti, in grado di innescare profondi cambiamenti nei comportamenti e nelle strategie di sussistenza umana. Sebbene la transizione Pm/Ps costituisca un processo troppo complesso per essere ipotizzato solamente alla luce dell’evento dell’IC-H4 e di altri fattori climatico-ambientali, i dati stratigrafici disponibili per alcuni millenni prima e dopo l’IC forniscono un inedito e dettagliato quadro archeologico, cronologico e paleoclimatico per una rivalutazione dei processi e dei tempi coinvolti in questo importante avvicendamento culturale.

Actions (login required)

View Item View Item