Vitale, Carmine (2006) L’evoluzione morfotettonica plio-quaternaria del sistema Golfo di Salerno-Piana del Sele-Monti Picentini (Appennino Meridionale). [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: L’evoluzione morfotettonica plio-quaternaria del sistema Golfo di Salerno-Piana del Sele-Monti Picentini (Appennino Meridionale)
Creators:
CreatorsEmail
Vitale, CarmineUNSPECIFIED
Date: 2006
Date Type: Publication
Number of Pages: 191
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Scienze della Terra
PHD name: Scienze della Terra
PHD cycle: 17
PHD Coordinator:
nameemail
Sgrosso, ItaloUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Cinque, AldoUNSPECIFIED
Date: 2006
Number of Pages: 191
Uncontrolled Keywords: Morfotettonica, Paleosuperficie, Mina
MIUR S.S.D.: Area 04 - Scienze della terra > GEO/04 - Geografia fisica e geomorfologia
Date Deposited: 01 Aug 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:23
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/639

Abstract

I nuovi dati raccolti con la presente ricerca di tesi e la rielaborazione di quelli precedenti, in un’ottica di analisi comparata, lungo l’intero transetto Golfo di Salerno -Piana del Sele - Monti Picentini, ha consentito di cogliere alcune interessanti correlazioni di ampio raggio e di stabilire nuovi vincoli circa la cronologia, la distribuzione e l’entità dei moti verticali (assoluti e relativi), che hanno interessato il sistema Graben-Horst considerato fin dalla fine del Miocene. La vastità e la complessità del tema affrontato, unitamente alla impossibilità ad effettuare nuove datazioni assolute per cause economiche, hanno però limitato il successo dello studio condotto, per cui rimangono alcuni aspetti non chiariti in modo soddisfacente. Tra i principali risultati raggiunti si ricordano: 1) la definizione semiquantitativa delle varie fasi di sollevamento subite dal massiccio dei Monti Picentini (e dalla fascia collinare che lo separa dalla Piana del Sele) fin dall’atto della sua definitiva emersione dal mare con i bacini tardo-orogeni (poche centinaia di metri fino al Pliocene Inferiore; ulteriori 500 metri circa nel corso del Pleistocene inf.; altri 500 metri nel corso del tardo Pleistocene inf.; fino a 400 metri nel Pleistocene medio; a partire dal Tirreniano nella Piana un sollevamento di circa 20 metri). 2) La presenza di due ordini di paleosuperfici (PS1 e PS2), inquadrate rispettivamente nel Pliocene superiore - Pleistocene inferiore e verso la fine del Pleistocene, che ha consentito di discriminare eventi di fagliazione, occorsi prima e dopo il loro modellamento (estensione N-S lungo faglie ad alto angolo prima del modellamento della PS1; faglie ad alto angolo orientate in modo complesso con tratti NW-SE, NE-SW, E-W e N-S, aventi rigetti fino a 500 m e causanti diffusi fenomeni di basculamento, tra PS1 e PS2; fagliazione ad alto angolo lungo linee di direzione prevalente NW-SW, senza mancare quelle orientate NE-SW, NNW-SSE e E-W con rigetti su singola faglia fino a 200 m e complessivi pari a circa 500 m dopo il modellamento della PS2). 3) La correlazione di alcuni degli eventi registrati a terra con quelli registrati nel Golfo di Salerno (comune legame con la fase estensionale guidata da estensione pleistocenica NW-SE; riconoscimento di due fasi di subsidenza accelerata nel Golfo e loro correlazione con i cicli deposizionali dei Conglomerati di Eboli e del Supersintema Battipaglia-Persano). 4) Il chiarimento degli eventi tettonici che accompagnano l’evoluzione della Piana del Sele dal Pleistocene medio all’Olocene (riperimetrazione tettonica del depocentro ad opera di faglie connesse alla estensione NW-SE; subsidenza iniziale seguita da lento sollevamento e progradazione tra il tardo Pleistocene medio e il Pleistocene superiore; sostanziale stabilità tettonica olocenica)

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