Carpentieri, Andrea (2006) Strategie narratologiche e retoriche nell'esade tiberiana di Tacito. [Tesi di dottorato] (Inedito)

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Strategie narratologiche e retoriche nell'esade tiberiana di Tacito
Autori:
AutoreEmail
Carpentieri, Andrea[non definito]
Data: 2006
Tipo di data: Pubblicazione
Numero di pagine: 190
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Filologia classica "Francesco Arnaldi"
Dottorato: Filologia classica, cristiana e medievale-umanistica, greca e latina
Ciclo di dottorato: 18
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Flores, Enrico[non definito]
Tutor:
nomeemail
Formicola, Crescenzo[non definito]
Data: 2006
Numero di pagine: 190
Parole chiave: Facinus, Tiberio, Personaggi
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 10 - Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche > L-FIL-LET/04 - Lingua e letteratura latina
Depositato il: 30 Lug 2008
Ultima modifica: 30 Apr 2014 19:24
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/778
DOI: 10.6092/UNINA/FEDOA/778

Abstract

[ITALIANO] Il lavoro indaga il testo della prima esade degli Annales di Tacito: attraverso l’analisi delle modalità espressive adoperate dall’autore, si tenta di giungere all’individuazione del giudizio formulato dallo storico su Tiberio, giudizio che, però, passa prima attraverso il filtro delle relazioni interpersonali con alcune tra le figure di maggior rilievo vissute al tempo del successore di Augusto. Partendo dalla individuazione della natura profondamente “rivoluzionaria” del potere di Tiberio (cap. I), accostandosi poi alla comprensione del modo in cui Tacito vide il principe rapportarsi a Seiano (cap. II), a Germanico (cap. III) ed a Livia (cap. IV), si può procedere alla definizione di alcuni dei tratti fondamentali dello sfuggente Tiberio degli Annales. Lo sviluppo dell’indagine si struttura su diversi, ma fra loro complementari, livelli: si passa difatti dall’analisi lessicale relativa alle valenze di cui un singolo termine può caricarsi, alla considerazione di più estesi sintagmi, sempre valutati all’interno di un complesso sistema di riprese, usi, riusi, echi, richiami, interni agli Annales, certo, ma anche visti nel più generale quadro della produzione tacitiana tutta. Ancora, lo studio tratta sovente la magistrale gestione che Tacito fa di tipologie situazionali e narratologiche, di “pezzi” cioè tipici che lo storico utilizza più volte, sì da esprimere il proprio pensiero attraverso le analogie e, più spesso, le differenze riscontrabili tra le diverse occorrenze di un medesimo “pezzo”. Accanto a Tiberio, oggetto di grande e costante interesse risulta essere dunque, nell’arco di tutto il lavoro, il Tacito scrittore, di cui viene indagata una vastissima gamma di risorse espressive, narratologiche e retoriche, appunto, le quali rappresentano il solo strumento accessibile all’autore per esprimere, spesso velandole, le sue amare verità. / [ENGLISH] The work is focused on the first hexad of Tacitus’ Annales. The analysis of the historian’s language and style is the starting point of a research whose purpose is the definition of Tacitus’ opinions about Tiberius; the research comes into being through a series of investigations on the relations Tacitus created and expressed between the emperor, on the one hand, and some of the main features of his reign, on the other. After having defined the “revolutionary” faces of Tiberius’ power (chapter I), in fact, the work passes to consider the way in which Tacitus related the prince to Sejanus (chapter II), Germanicus (chapter III) and the mother-queen Livia (chapter IV); the next step of the research is the attempt to chatch and fix some features of the “vanishing” Tacitean Tiberius. The analysis moves on different but not separated levels: for example, the lexical investigation of the values a single word can have, or the study of more complex iuncturae, always considered inside an ample system of continuous echoes, ripetitions, remindings. Besides, the attention is focused on the use Tacitus makes of standard narratological and hystorical situations: similarities and, even more, differences between repeated episodes can help the reader understand the author’s evaluation of characters and events. All that has been said makes it clear that the whole work has another matter of interest, in addition to Tiberius: this is Tacitus the writer, even more than Tacitus the historian; the features of his language and style, the rethorical and linguistic resources are continuously studied because they were the only mean the author had to express his (often concealed) opinions.

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