Saggese, Sara (2010) L'Earnings Management nei Gruppi Piramidali. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Abstract

Nell'ultimo decennio, si è registrata una crescente attenzione degli studiosi e degli operatori economici sul tema dell' assetto proprietario delle aziende quotate. E sull'influenza da questo esercitata sulle pratiche di manipolazione del risultato di periodo. Il fallimento dei meccanismi di governance descritti dagli scandali finanziari di gruppi piramidali come la Enron Corporation negli Stati Uniti, e come la Parmalat e la Giacomelli in Italia, hanno dato vigore al dibattito sull'utilizzo opportunistico della discrezionalità tecnica concessa al redattore del bilancio in presenza di incentivi all'espropriazione di ricchezza indotti dalla struttura proprietaria delle imprese coinvolte. Alla luce di tali episodi, ponendo enfasi sulla capacità dell'informazione contabile di costituire un potente strumento a supporto della gestione dei conflitti di governo delle imprese, il presente lavoro si propone di indagare il ricorso alle pratiche di earnings management da parte dei gruppi piramidali. Tipica dell’assetto di governance di tali realtà organizzative è la separazione tra "cash-flow rights" e "voting rights": è frequente che un singolo azionista (o un nucleo ristretto di essi), pur detenendo una percentuale minoritaria di diritti proprietari ("cash-flow rights"), sia tuttavia in grado di esercitare in Assemblea la maggioranza dei diritti di voto ("voting rights"), assicurandosi a cascata la possibilità di nominare la maggioranza dei consiglieri di amministrazione e di orientare le scelte strategiche e operative dell' istituto. Se da un lato il riconoscimento ad un dato soggetto della titolarità di un' interessenza significativa al capitale di impresa riduce il tipico rischio di opportunismo manageriale descritto in dottrina come dannoso per gli azionisti numerosi e dispersi, dall'altro lato, tuttavia, favorisce la possibile espropriazione di ricchezza attuata dall'azionista di controllo ai danni degli interessi delle minoranze azionarie (il cosiddetto conflitto di agenzia di secondo tipo). A questo riguardo, infatti, la letteratura dimostra che, all'aumentare della divaricazione tra diritti proprietari e di governo, diventa più agevole per l’azionista di maggioranza appropriarsi dei benefici legati al controllo dell'impresa. Soprattutto attraverso il ricorso ad appositi meccanismi in grado di produrre tale esito. E, in particolare, in presenza di uno scarso livello di protezione degli investitori di minoranza. In tale prospettiva, la morfologia del gruppo piramidale descritta a partire dall'identificazione di una holding capofila, chiamata a governare le imprese affiliate rientranti nel perimetro dell'aggregato, delinea l'ipotesi classica di separazione tra proprietà e controllo su cui si concentrano gran parte degli studi sull'argomento. I quali, ponendo enfasi sull'effetto in discorso, identificano l'architettura piramidale di gruppo con l'espressione di "control enhancing mechanism". La rete di collegamenti diretti e indiretti tra l'impresa posta al vertice dell'aggregato e quelle ad essa subordinate concentra il potere di governo esercitabile nelle relative assemblee in un nucleo di azionisti dominanti attivi presso la capofila. Traducendosi in una piena violazione del principio del "one share-one vote". Secondo la prospettiva dell' "entrenchment theory", la presenza di un nocciolo di azionisti titolari del potere di governo del gruppo piramidale, espressione degli interessi della capofila, è tipicamente associata all’espropriazione della ricchezza delle minoranze. Riconducibile all'inasprimento del conflitto di agenzia di secondo tipo in cui si contrappongono le due categorie di investitori in parola. Considerazioni opposte, tuttavia, sono formulate dai propugnatori della teoria dell' "alignment", per i quali la presenza di un azionista di riferimento presso la capogruppo e il controllo da questo esercitato sull'aggregato sono in grado di mitigare i conflitti di agenzia di primo tipo esistenti tra i soggetti espressione della proprietà e del governo di impresa. Uniformandone i relativi interessi e ostacolando l'attuazione di pratiche espropriative della ricchezza. In questa prospettiva, la capacità della comunicazione economico-finanziaria di convogliare presso gli stakeholders le informazioni sul valore creato e sull'esito delle scelte di gestione delle risorse di impresa da parte del titolare del controllo dell'istituto, rappresentano aspetti chiave per la governance dei gruppi piramidali e per il superamento dei conflitti di agenzia che li caratterizzano. In tal senso, allora, la spinta alla manipolazione contabile, funzionale ad alterare il risultato di periodo attraverso l'esercizio della discrezionalità valutativa concessa al redattore del bilancio e, ad incidere sulla reale portata informativa della comunicazione economico-finanziaria, può essere letta come elemento capace di assecondare l'opportunismo del titolare del potere di gestione dell'istituto. Gli studi di earnings management si concentrano, infatti, sull'apprezzamento delle circostanze che inducono l'utilizzo della discrezionalità tecnica del responsabile della comunicazione economico-finanziaria per il perseguimento degli obiettivi da questo individuati. Obiettivi che, nel caso dei gruppi piramidali, potrebbero tradursi nell'occultamento dell'esito delle pratiche espropriative della ricchezza di impresa attuate dai controlling owners ai danni delle minoranze azionarie. Invero, l'effetto della struttura proprietaria sull'earnings management è una questione ancora dibattuta in letteratura. La dicotomia esistente tra l' "entrenchment" e l' "alignment theory" di cui si è detto, ricalca, infatti, le due visioni che sintetizzano il potenziale effetto della struttura piramidale sulla spinta alla manipolazione del risultato di periodo. Da un lato, alla luce della prospettiva dell' "entrenchment theory", la deviazione dal principio del "one share-one vote" indotta dalla presenza di un azionista di maggioranza, si traduce in una maggiore opacità della comunicazione economico-finanziaria dovuta all'attuazione di manovre di earnings management nel tentativo di occultare gli effetti dell'espropriazione delle minoranze azionarie, per limitare l'intervento di tali investitori e l'azione disciplinante dei "regulators" ad essa conseguenti. All'opposto, invece, secondo la prospettiva dell' "alignment", il coinvolgimento del "controlling owner" nella gestione delle imprese satellite e il monitoraggio incisivo dei responsabili dell' amministrazione delle risorse aziendali, attenuano le spinte all'espropriazione della ricchezza di impresa che ad esse si associano. Traducendosi in una maggiore trasparenza nella comunicazione economico-finanziaria e, dunque, in una minore pressione alla manipolazione del risultato di periodo. In considerazione dell' assenza di univocità nella riconduzione del fenomeno in parola a uno dei paradigmi interpretativi illustrati e, dell'attitudine dell'assetto proprietario dei gruppi piramidali ad amplificare i benefici privati del controllo degli azionisti di maggioranza, favorendoli nell’espropriazione delle minoranze, il presente lavoro si pone l'obiettivo di analizzare il ricorso a tali strumenti di separazione tra proprietà e controllo, valutandone empiricamente gli effetti sulla pratica di earnings management. A questo scopo, partendo da un campione di imprese Italiane quotate e ricostruendone l'assetto proprietario, è stata condotta una ricerca empirica orientata a verificare l'influenza esercitata dall'architettura proprietaria di tipo piramidale sull'earnings management. Da questo punto di vista, infatti, il mercato Italiano costituisce il setting ideale per effettuare tale tipo di indagine, caratterizandosi per la presenza di imprese a forte concentrazione proprietaria, rispondenti allo schema di gruppo piramidale. Le analisi mostrano risultati particolarmente interessanti: esiste una correlazione positiva tra la presenza di un controllo piramidale e il ricorso alla manipolazione economico-finanziaria, riconducibile alle pratiche di earnings management. Tale relazione può, dunque, essere letta come la conferma che l'alterazione del risultato di periodo mostrata dalle imprese analizzate discenda dalla volontà di occultare i benefici privati del controllo estratti dal titolare di tale potere, facendo leva sulla posizione di dominio assunta per effetto dello schema proprietario in discorso. La debolezza del sistema di governo societario sottostante l'adozione della struttura proprietaria in esame, che in questo modo viene evidenziata, porta a riconoscere l'inefficacia degli interventi a tutela degli investitori attivi nel mercato Italiano. Inducendo, nel contempo, a riflettere sull'opportunità di un ulteriore rafforzamento degli strumenti chiamati ad arginare le distorsioni prodotte da tali schemi proprietari. Il lavoro si articola in cinque capitoli. Il primo illustra il fenomeno dei gruppi di imprese secondo la prospettiva economico-aziendale. A questo fine, partendo dalle definizioni formulate dalla dottrina Italiana e internazionale per la descrizione dell'istituto in parola e identificando le peculiarità di tali tipi di realtà organizzative, in tale sezione viene tracciato il profilo dei gruppi di imprese caratterizzati da un'architettura piramidale. La ricostruzione delle problematiche e dei conflitti di governo propri di tali istituti trova spazio nel secondo capitolo. Dove, ripercorrendo in chiave logica i principali contributi offerti dalla letteratura di governance sull'argomento, è approfondito il conflitto di agenzia di secondo tipo scaturente dalla separazione tra proprietà e controllo indotta dal ricorso ai "control enhancing mechanisms" e all'adozione della morfologia tipica del gruppo piramidale. La disamina delle pratiche di manipolazione del risultato di periodo è invece compiuta nel terzo capitolo. All'interno del quale, partendo dall'inquadramento del ruolo rivestito dalla comunicazione economico-finanziaria di impresa, vengono illustrati i principali studi teorici ed empirici sul tema dell'earnings management, e sulle metodiche adottate per la manipolazione del risultato di periodo e per l'apprezzamento degli esiti di tale pratica. L'esame delle possibili relazioni esercitate dall’assetto proprietario dei gruppi piramidali sul ricorso opportunistico all'earnings management è sviluppato nel quarto capitolo. In cui, dopo aver proceduto all'analisi dei principali contributi teorici offerti dalla letteratura internazionale sul tema e, dopo aver illustrato attraverso di essi le prospettive di "alignment" ed "entrenchment" adottate per descrivere la relazione esistente tra i due fenomeni, sono presentati i risultati delle principali ricerche empiriche condotte sull'argomento. Conclude il lavoro il quinto capitolo, all'interno del quale è sintetizzato l'esito dell'indagine empirica avente ad oggetto un campione di imprese quotate Italiane, osservate tra il 2005 e il 2007. Attraverso la ricostruzione della struttura proprietaria delle aziende a più alta capitalizzazione nell'esercizio 2005 e, mediante l'adozione della metodica descritta dal modello modificato di Jones per l'apprezzamento dell'earnings management, è indagata la relazione esistente tra l'adozione di un' architettura di gruppo e l'attuazione delle pratiche di manipolazione contabile.

Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: Earnings Management; Gruppi Piramidali
Depositing User: Francesca Migliorini
Date Deposited: 10 Dec 2010 16:47
Last Modified: 30 Apr 2014 19:44
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8159

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