Ciarmiello, Mena (2010) Indagine sperimentale per lo studio dello strato limite oscillante su fondali costieri vegetati. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: vegetazione sommersa, flussi oscillanti, distribuzione delle velocità
Date Deposited: 09 Dec 2010 09:41
Last Modified: 30 Apr 2014 19:45
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8169

Abstract

I fenomeni di erosione costiera vengono comunemente limitati mediante interventi di stabilizzazione delle spiagge operati attraverso la realizzazione di scogliere aderenti, pennelli, scogliere sommerse, sia parallele che ortogonali alla riva, e ripascimenti. Tali interventi sono caratterizzati, nella maggior parte dei casi, da un forte impatto ambientale e possono non raggiungere gli obiettivi previsti a causa di una conoscenza non sempre adeguata dei fenomeni geo-fluidodinamici che ad essi si accompagnano. In risposta a tali problematiche, una soluzione innovativa può essere rappresentata dalla possibilità di disporre sul fondo delle macroscabrezze di diversa natura, tra cui può essere annoverata anche la vegetazione sommersa. È stato dimostrato, infatti, che la vegetazione gioca un ruolo importante sui meccanismi di dissipazione della turbolenza proteggendo, grazie a questa azione, le coste dall’erosione. Inoltre la vegetazione sommersa esercita, mediante gli apparati radicali, un’azione di trattenimento dei sedimenti favorendo ulteriormente la stabilizzazione dei fondali. Il presente lavoro di tesi, inserendosi in tale panorama della letteratura, si pone l’obiettivo di analizzare sperimentalmente le variazioni delle caratteristiche idrodinamiche relative allo strato limite oscillante indotte dalla vegetazione rigida. La ricerca è stata condotta sperimentalmente mediante l’impiego del tunnel a fluido oscillante installato presso il Laboratorio di Idraulica e Costruzioni Idrauliche della Seconda Università di Napoli. La vegetazione è stata modellata mediante l’impiego di macroscabrezze costituite da una matrice di cilindri disposti trasversalmente alla direzione del moto medio. Per la fase di acquisizione dei dati è stata utilizzata la tecnica DPIV (Digital Particle Image Velocimetry), attraverso la cui applicazione è stato possibile ottenere una visualizzazione globale del campo di moto ed analizzare le strutture coerenti che si sviluppano tra gli elementi cilindrici.

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