Shaheen, Wael (2010) Le trasformazioni delle città palestinesi negli ultimi decenni: il caso di Hebron. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Le trasformazioni delle città palestinesi negli ultimi decenni: il caso di Hebron
Creators:
CreatorsEmail
Shaheen, Waelwaelshaheen@tiscali.it
Date: 30 November 2010
Number of Pages: 155
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Progettazione urbana e di urbanistica
Doctoral School: Architettura
PHD name: Urbanistica e pianificazione territoriale
PHD cycle: 23
PHD Coordinator:
nameemail
Miano, Pasqualepasmiano@unina.it
Tutor:
nameemail
Dal Piaz, Alessandrodalpiaz@unina.it
Date: 30 November 2010
Number of Pages: 155
Uncontrolled Keywords: Occupazione; Territorio; check-point.
MIUR S.S.D.: Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/21 - Urbanistica
Date Deposited: 17 Feb 2011 15:26
Last Modified: 30 Apr 2014 19:46
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8328

Abstract

Il mio lavoro di ricerca è incentrato sulla trasformazione della città palestinese di Hebron, muovendo da una ricognizione più generale della trasformazione delle principali città palestinesi negli ultimi decenni. L’idea di analizzare, in questa tesi, un paese così lontano, ma a me sempre vicino, è dato dall’amore che nutro per la mia città natale e la mia terra, nella speranza di far conoscere Hebron e di avviare, in pieno, una politica di recupero. L’architettura nelle città arabe, pur avendo tratti comuni, si differenzia da paese a paese in base alla posizione geografica, alle caratteristiche del suolo ed alle condizioni climatiche. La maggior parte delle città sono situate in zone calde e desertiche con pochi tratti agricoli lungo le costa e le rive dei fiumi. Nel territorio palestinese si trovano alcune delle città più antiche del mondo, Jericho, Gerusalemme, Betlemme, Hebron, ma il valore di questo patrimonio, distrutto nel tempo dal conflitto politico e dall’occupazione militare, non è adeguatamente conosciuto e studiato. Non ci sono infatti studi sufficienti che possano manifestare all’esterno le potenzialità del patrimonio urbano e promuovere il recupero e la riqualificazione del patrimonio rimasto. Inoltre, a mio parere, qualsiasi studio riguardante il territorio palestinese occupato (come scritto nella risoluzione delle Nazioni Unite n. 242 del 1967) non può rappresentare un valore assoluto ma necessita di una “data di scadenza”, in quanto la situazione politica e l’occupazione militare provocano continui stravolgimenti del territorio, ridisegnando continuamente gli spazi urbani: nuovi insediamenti coloniali, nuovi collegamenti tra essi, abbattimento di preesistenze, confische di suolo, in particolare di quello agricolo, il continuo innalzamento della barriera di separazione, del “Muro di Sharon”, generano nuove scenari e delineano un tessuto urbanistico in evoluzione. La zona da me scelta, all’interno della città di Hebron, fa parte delle zone che non hanno subito trasformazioni, se non per lo stretto indispensabile, ma è di interesse israeliano per possibili espansioni future di colonie situate in posizione tangente all’area. In questa area la maggior parte dei negozi sono chiusi perché i titolari hanno paura dei coloni e dell’esercito israeliano. Ci sono invece venditori ambulanti temerari che riempiono ed utilizzano queste aree con le loro bancarelle davanti ai negozi, in maniera disorganizzata, dando anche fastidio ai pochi negozianti aperti e non è facile nemmeno il passaggio pedonale in alcuni casi; il tutto crea traffico per le auto e specialmente per i pochissimi taxi collettivi che servono la zona. Le ipotesi progettuali che propongo nascono dal desiderio di restituire l’area ai palestinesi e soddisfare le esigenze della gente, nella sistemazione di una zona funzionante e soprattutto sicura, con la creazione di servizi, perché questa area è l’ingresso ed il “salotto” della città vecchia, e tutti i turisti che vengono a Hebron, per visitare la città vecchia, devono obbligatoriamente passare da questa zona.

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