Grimaldi, Roberto (2011) Interazione tra il rischio chimico e lo stress termico in una azienda del vetro: effetti sull'apparato cardiovascolare. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Uncontrolled Keywords: vetro; cardioapatie
Date Deposited: 14 Dec 2011 13:37
Last Modified: 30 Apr 2014 19:48
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8834

Abstract

Il progetto di ricerca è finalizzato alla valutazione di eventuali interazioni tra l’esposizione ad agenti chimici e a stress termici sul sistema cardiovascolari in lavoratori addetti alla fabbricazione e/o trasformazione del vetro. Il razionale della ricerca scaturisce dal riscontro frequente di patologie degenerative cardiovascolari, soprattutto ipertensione e cardiopatia ischemica nei lavoratori del settore considerato dipendenti dal carico fisico connesso con questo tipo di attività. È probabile che lo stress fisico sia conseguente non solo agli sforzi contro resistenza richiesti dall’attività, ma anche al fatto che il lavoro si svolge, per il maggior numero delle mansioni, in condizioni microclimatiche avverse per eccesso di calore. Allo stesso tempo numerosi agenti chimici presenti nelle paste di vetro sono stati singolarmente studiati come responsabili di danni cardiovascolari con meccanismo diretto. Lo scopo dello studio è volto a chiarire se la manipolazione di sostanza tossiche e l'esposizione a stress termici possano rappresentare un serio rischio per le “perfomance” cardiovascolari dei lavoratori esposti e quali possano essere le misure di prevenzione da adottare. E' stata eseguita la valutazione dei rischi, in modo da identificare tutte le sostanze chimiche adoperate, le quantità, i luoghi e le procedure di utilizzo. Si è potuto evidenziare che le sostanze tossiche per le quali vi è una maggiore esposizione dei lavoratori sono rappresentate da: monossido di carbonio, metalli, coloranti e solventi vari. Inoltre, sono stati valutati i tempi di esposizione alle alte temperature cui sono sottoposte le categorie di lavoratori dei fonditori, dei sottofonditori e dei levatori. E’ stato, infine, predisposto il monitoraggio biologico delle sostanze identificate. Dall’elaborazione dei dati è emersa una correlazione significativa tra i fattori di rischio fisico considerati e l’aumento di patologie cardiovascolari. In particolare, i fonditori, i levatori e i soffiatori, che, come è stato riportato in precedenza, sono esposti ad agenti chimici potenzialmente dannosi per l’apparato cardiovascolare e a condizioni ambientali avverse, hanno fatto registrare una maggiore prevalenza di patologie cardiovascolari rispetto alla popolazione generale. Non è risultata, invece, alcuna correlazione statisticamente significativa tra i fattori del rischio chimico riscontrati nelle lavorazioni a freddo e la prevalenza delle patologie cardiovascolari: i decoratori, che sono professionalmente esposti ai metalli pesanti presenti nelle vernici, non sono stati interessati da un rischio per l’apparato cardiovascolare maggiore rispetto alla popolazione generale. In conclusione, si può evincere che nella produzione artigianale del vetro le patologie cardiovascolari sono maggiormente correlabili agli stress di natura fisica, quali il lavoro energeticamente dispendioso e l’insulto termico, mentre i dati raccolti non hanno consentito di concludere a favore di una stretta correlazione con i rischi di natura chimica. Alla luce dei risultati ottenuti, che hanno dimostrato sia un eccesso di patologia cardiovascolare, sia una correlazione tra esse e lo stress fisico proprio del modo organizzativo dell’attività, appare opportuno che la produzione artigianale del vetro sia inserita tra le attività usuranti, alla stregua di altre tipologie di lavoro già classificate con la stessa denominazione. Sarebbe auspicabile, comunque, una campagna di promozione della salute e soprattutto nella prevenzione delle cosiddette malattie non trasmissibili, onde migliorare i livelli di benessere.

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