Nardelli, Carmela (2006) Caratterizzazione biochimico-genetica di soggetti severamente obesi dell'area campana. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Language: Italiano
Title: Caratterizzazione biochimico-genetica di soggetti severamente obesi dell'area campana
Creators:
CreatorsEmail
Nardelli, CarmelaUNSPECIFIED
Date: 2006
Date Type: Publication
Number of Pages: 97
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Biologia e patologia cellullare e molecolare "L. Califano"
PHD name: Genetica e medicina molecolare
PHD cycle: 17
PHD Coordinator:
nameemail
Bruni, Carmelo BrunoUNSPECIFIED
Tutor:
nameemail
Sacchetti, LuciaUNSPECIFIED
Date: 2006
Number of Pages: 97
Uncontrolled Keywords: Obesità, Proopiomelanocortina, Sindrome metabolica
MIUR S.S.D.: Area 06 - Scienze mediche > MED/03 - Genetica medica
Area 05 - Scienze biologiche > BIO/12 - Biochimica clinica e biologia molecolare clinica
Date Deposited: 30 Jul 2008
Last Modified: 30 Apr 2014 19:24
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/961

Abstract

L'obesità è una malattia complessa determinata dall'alterazione del bilancio energetico con conseguente accumulo di tessuto adiposo e alla cui eziologia concorrono fattori ambientali, comportamentali e genetici. L’obesità rappresenta il più comune disordine nutrizionale nel mondo occidentale e la sua prevalenza è in progressivo aumento (in America: 35% adulti sovrappeso, 26% obesi; in Italia: 33,9% adulti sovrappeso, 9% obesi) anche nei paesi in via di sviluppo. Il bilancio energetico è controllato a livello ipotalamico dove è localizzato l'importante circuito della melanocortina, che comprende una serie di neuropeptidi che regolano l'introito calorico e la spesa energetica in risposta a segnali provenienti dalla periferia. Tra questi ultimi il più importante è sicuramente la leptina, citochina prodotta dagli adipociti che nel nucleo arcuato induce la sintesi di POMC, un preproormone che viene processato a livello ipotalamico producendo diversi peptidi ([alfa]-, [beta]-, [gamma]-MSH, ACTH, [beta]-LPH, [beta]-endorfina) che interagendo con vari tipi di recettori (recettori della melanocortina (MCR) e quelli degli oppioidi) svolgono svariate funzioni. L'interazione di [alfa]- e [beta]-MSH con il recettore MC4R determina diminuzione del food intake e sembra essere determinante ai fini del mantenimento dell'omeostasi energetica e quindi cruciale nell'insorgenza dell'obesità; la -endorfina media gli aspetti edonistici dell'introito calorico. Diversi lavori presenti in letteratura hanno mostrato la presenza di polimorfismi e/o mutazioni in POMC che possono alterarne la funzione. Nella nostra popolazione costituita da pazienti severamente obesi (BMI>40) provenienti dal Sud Italia abbiamo ricercato polimorfismi e/o mutazioni nel gene POMC per valutarne il ruolo nell'eziopatogenesi dell'obesità. Finora sono stati reclutati più di 600 pazienti e di questi 200 sono stati analizzati geneticamente mediante sequenziamento. I risultati ottenuti dall'analisi effettuata sui tre esoni di POMC mostrano la presenza di alcuni polimorfismi (8246 C>T, ins 9 bp tra i codoni 93 e 99) e mutazioni (8086 C>G) a livello dell'esone 3 e di un polimorfismo (4512 C>T) a livello dell'esone 2, tutti già descritti precedentemente. Inoltre abbiamo trovato 2 nuove mutazioni che attualmente sono ancora oggetto di studio. I dati della letteratura mostrano, inoltre, una correlazione tra i polimorfismi sopra citati e i livelli di leptina; ciò ha quindi spinto anche noi a dosare questa proteina con un metodo immunoenzimatico e i livelli trovati nelle donne e negli uomini obesi sono rispettivamente 141.5±54.4 e 67.6±48.1 ng/mL. I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti in una popolazione di controllo costituita da soggetti normopeso (BMI<25), che non assumevano farmaci, non affetti da dislipidemie, diabete, ipertensione. Il confronto delle due casistiche ha messo in evidenza che la percentuale dei polimorfismi genici nei soggetti obesi e nei controlli è molto simile, 50% e 52% rispettivamente; mentre le mutazioni trovate nella popolazione severamente obesa sono assenti nei soggetti normopeso. Elevate concentrazioni di leptina sono state misurate in quasi tutti i soggetti obesi, con livelli doppi nelle donne rispetto agli uomini. Livelli normali di leptina sono stati, invece, trovati nei controlli normopeso (i dati ottenuti sono stati analizzati statisticamente mediante il programma di analisi statistica SPSS v12.0). Abbiamo inoltre valutato i livelli sierici di altre proteine prodotte dal tessuto adiposo, quali adiponectina e resistina, negli stessi pazienti obesi affetti e non da sindrome metabolica. L'obesità, come noto in letteratura, è stata classificata tra i fattori che determinano la sindrome metabolica. Questa è un cluster di comuni disordini clinici, quali obesità, insulino-resistenza, ipertensione e dislipidemia (ipertrigliceridemia e bassi livelli di colesterolo HDL). Più che l’obesità, per la diagnosi di sindrome metabolica, è più appropriato considerare il grasso viscerale intraddominale (circonferenza vita), che aumenta con l’età e contribuisce all'insulino-resistenza alterando i livelli di alcune proteine circolanti prodotte dagli adipociti, tra cui, in particolare, adiponectina e resistina. L’adiponectina, prodotta dagli adipociti, gioca un ruolo importante nell’omeostasi del glucosio e dei lipidi. Una correlazione negativa è stata infatti trovata tra l’obesità e i livelli di adiponectina circolanti che aumentano con il diminuire del peso corporeo. I livelli di adiponectina si abbassano invece in presenza di insulino-resistenza e di iperinsulinemia: pazienti con diabete di tipo II presentano infatti basse concentrazioni della proteina. La resistina è prodotta nel tessuto adiposo e sembra antagonizzare l’azione dell’insulina. Essa è aumentata nel diabete di tipo II suggerendo un legame tra l’obesità e l’insulino-resistenza, anche se il suo ruolo è ancora controverso e poco chiaro. Sono state trovate più alte concentrazioni di resistina negli obesi piuttosto che nei soggetti normali. Un aumento dell’adiposità è inoltre associato con il rilascio di “adipochine” infiammatorie o “adipocitochine”, che contribuiscono ad incrementare i livelli di proteina C-reattiva, un marker di infiammazione, recentemente riconosciuto anche come fattore di rischio cardiovascolare. I nostri pazienti sono stati pertanto studiati anche per la PCR, la ferritina, le LDL ossidate e gli anticorpi contro le LDL ossidate per valutare lo stato infiammatorio, ossidativo e il rischio di aterosclerosi associati alla sindrome metabolica.

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