Policy interventions in a credit market with imperfect information

Reito, Francesco (2006) Policy interventions in a credit market with imperfect information. [Tesi di dottorato] (Inedito)

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Abstract

La tesi si articola nei seguenti 3 articoli, che rappresentano anche i 3 capitoli principali: 1. Asymmetric Information in the Credit Market and Unemployment Benefit as a Screening Device, 2. Redistribution as a Device for Total Screening in a Credit Market with Adverse Selection, 3. Moral Hazard in the Credit Market: the Case of Labor-Managed Firms in Italy after the Law n. 142/2001. La tesi inoltre comprende un 4° articolo supplementare, “How Trade Unions Promote Cooperation among Workers”, scritto sempre durante il dottorato di ricerca, ma su un argomento diverso rispetto a quello dei primi 3. Il primo articolo riprende e sviluppa la tesi finale scritta per il conseguimento del Master in Economics presso l’Università di Louvain la Neuve. L’articolo parte dall’analisi principale-agente nel caso di asimmetrie informative nel mercato del credito. Il modello di riferimento è il classico Stiglitz e Weiss (1981) nel caso di adverse selection. I due autori hanno dimostrato come il razionamento può facilmente verificarsi in mercati (quello del credito è uno dei possibili esempi) dove ogni contraente ha un diverso grado di conoscenza rispetto alla controparte sui vari aspetti del contratto. Per evitare il razionamento del credito, e pertanto un più lento sviluppo dell’attività imprenditoriale (specialmente in aree meno industrializzate), alcuni autori hanno proposto (alle autorità istituzionali) interventi mirati ad alleviare i problemi legati alle asimmetrie informative. Mankiw (1986), ad esempio, suggerisce che i trasferimenti pubblici, sotto forma di sussidio all’investimento, possono generare miglioramenti nella soluzione di mercato. De Meza e Webb (1987), dimostrano come invece una tassa sugli investimenti può essere un modo per evitare il sovra-investimento da loro immaginato. Stranamente, pochi altri articoli investigano sui possibili interventi volti ad evitare il razionamento del credito. Uno di questi è Minelli e Modica (2003) i quali ricordano che la disponibilità di collaterale è lo strumento più efficace per segnalare la qualità dei progetti imprenditoriali. Pertanto, nel caso in cui i potenziali imprenditori non abbiano il collaterale sufficiente per segnalarsi, lo Stato dovrebbe intervenire fornendo alle imprese direttamente la somma necessaria. I 2 autori confrontano poi il costo della policy con i costi generati dalle 2 forme di intervento più conosciute e utilizzate dai governi: il sussidio al tasso di interesse e il sussidio all’investimento. Minelli e Modica concludono dimostrando che la loro proposta ha, così come il sussidio al tasso di interesse, il costo più basso possibile per le autorità. Sfortunatamente, però, i 3 interventi di policy citati da Minelli e Modica producono equilibri di pooling, cioè dove tutti i “tipi” di impresa (“buoni” o “cattivi”) vengono finanziati. Questo non è un bene per la società nel caso in cui le imprese “cattive” hanno un valore netto minore di zero (vale a dire il loro output finale è più basso delle risorse utilizzate). Nel primo articolo della tesi, si dimostra come un sussidio di disoccupazione offerto ai potenziali imprenditori, può rendere meno conveniente la possibilità di chiedere un prestito per le imprese che hanno progetti scadenti. Il contributo principale dell’articolo sta nell’analisi del rapporto tra inefficienze riscontrate in un mercato (del credito) e le possibili soluzioni generate focalizzando l’attenzione su altri mercati apparentemente lontani. Il sussidio di disoccupazione produce equilibri separating, cioè dove solo le imprese “buone” chiedono un prestito. Inoltre (anche se non è essenziale confrontare i costi di interventi che producono un risultato diverso in termini di imprese finanziate), l’intervento proposto in genere costa meno delle altre alternative di policy. Il secondo articolo immagina uno scenario solo leggermente diverso rispetto al primo articolo. Invece di analizzare le interdipendenze tra mercati, il modello descrive i risultati di una redistribuzione del reddito iniziale di tutti i potenziali imprenditori. Se non tutte le potenziali imprese hanno il livello di collaterale richiesto dalle banche per classificare i “tipi” di impresa, le redistribuzione può essere un mezzo efficace per garantire a tutti il livello necessario. Solo nel caso in cui la ricchezza iniziale totale non è sufficiente a garantire lo stesso ammontare di collaterale per ogni potenziale impresa, l’autorità pubblica è chiamata ad intervenire con i propri fondi. Il modello produce ancora una volta equilibri di separating con le imprese “cattive” fuori dal mercato del credito per “paura” di perdere il nuovo capitale a disposizione. Il costo della policy risulta in genere più basso di quello di altre possibili alternative. Inoltre, quando l’output totale prodotto da tutte (e solo) le imprese “buone” è tale da potere rimborsare gli agenti che inizialmente possedevano più del reddito “egalitario” ottenuto dopo l’intervento, “svaniscono” i giudizi negativi sull’effetto delle redistribuzioni sugli incentivi alla produzione e sulla pareto efficienza.. Il terzo articolo analizza il rapporto tra la legge e i risultati economici prodotti da questa. Il modello confronta il problema di moral hazard che può verificarsi nel caso in cui una banca, per fondi limitati, può scegliere di finanziare una cooperativa di lavoro (LMF) oppure un’impresa tradizionale (PMF). Com’è noto, la legge n. 142 del 2001 ha equiparato la posizione del socio e del lavoratore subordinato nelle cooperative di lavoro ai sensi della legge fallimentare. Come conseguenza le cooperative sono diventate meno competitive, dal punto di vista dei finanziatori, perché la posizione dei soci in caso di fallimento è adesso più forte. In altre parole, durante un procedura di liquidazione, le banche possono essere soddisfatte sui beni mobili dell’impresa fallita solo dopo i crediti di lavoro subordinato. Ciò acuisce il problema di moral hazard per le cooperative riguardo al livello di sforzo applicato da ogni socio. Infatti, gli imprenditori-lavoratori di una LMF avranno meno incentivo allo sforzo rispetto a quelli che guidano una PMF se, in caso di fallimento, riescono a recuperare il loro compenso direzionale oltre a quello eventuale di lavoro subordinato. L’articolo si aggiunge a quella parte della letteratura economica che investiga sull’effettiva efficienza di un sistema di imprese di tipo LMF. Il contributo principale riguarda l’analisi della relazione che può sussistere tra provvedimenti legislativi e asimmetrie informative nel mercato del credito. Il modello dimostra come una riforma della legislazione in materia fallimentare potrebbe essere sufficiente ad alleviare il problema di moral hazard sofferto dalle banche nei confronti degli imprenditori LMF. Questi ultimi possono effettivamente accrescere la loro reputazione di “buoni debitori” e produrre infine un output non necessariamente minore rispetto alle imprese PMF. L’ articolo supplementare studia una delle possibili spiegazioni della presenza dei sindacati nel mercato del lavoro. Ciò che potrebbe sembrare una rigidità nei livelli salariali, può in realtà essere il risultato di un gioco cooperativo tra i membri di un sindacato. L’articolo spiega come un sindacato, riducendo la varianza del reddito atteso per ogni iscritto, produce un benefico effetto assicurativo. Il sindacato, in effetti, chiede una tassa di iscrizione agli occupati (riducendo il salario) e fornisce un sussidio, sotto varie forme, per i disoccupati (aumentando il salario di riserva). Rispetto al modello di cooperazione di Solow (1990), il presente articolo riesce a spiegare, grazie alla semplice presenza dei sindacati, la possibilità di osservare un salario più alto del livello competitivo senza la necessità di assumerlo come dato esogeno (com’è possibile, da un’ottica di equilibrio generale, assumere un livello salariale più alto di quello competitivo senza una spiegazione? ). Inoltre, il modello assume l’avversione al rischio dei lavoratori e non la neutralità. Oltre ad essere un’assunzione più realistica (non si accorgono, i lavoratori, di affrontare una lotteria ogni periodo tra salario alto e quello di riserva?), l’avversione al rischio consente di spiegare la più alta utilità attesa che deriva dalla riduzione della varianza del reddito atteso.

Tipologia di documento:Tesi di dottorato
Parole chiave:Asimmetrie informative, Interventi di policy, Benessere
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 13 Scienze economiche e statistiche > SECS-P/01 ECONOMIA POLITICA
Area 13 Scienze economiche e statistiche > SECS-P/11 ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI
Coordinatori della Scuola di dottorato:
Coordinatore del Corso di dottoratoe-mail (se nota)
Del Monte, Alfredo
Tutor della Scuola di dottorato:
Tutor del Corso di dottoratoe-mail (se nota)
Caserta, Maurizio
Stato del full text:Accessibile
Data:2006
Numero di pagine:99
Istituzione:Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento o Struttura:Teoria e Storia dell’Economia Pubblica
Tipo di tesi:Dottorato
Stato dell'Eprint:Inedito
Denominazione del dottorato:Scienze Economiche
Ciclo di dottorato:XVIII
Numero di sistema:962
Depositato il:31 Luglio 2008
Ultima modifica:04 Febbraio 2009 09:41

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