Sigillo, Bruna (2014) Spazi di relazione: Interiorità e valori condivisi. Dalla città alla società fluida al virtuale. [Tesi di dottorato]

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Item Type: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Title: Spazi di relazione: Interiorità e valori condivisi. Dalla città alla società fluida al virtuale.
Creators:
CreatorsEmail
Sigillo, Brunabruna_sigillo@libero.it
Date: 31 March 2014
Number of Pages: 260
Institution: Università degli Studi di Napoli Federico II
Department: Studi Umanistici
Scuola di dottorato: Scienze filosofiche
Dottorato: Filosofia dell'interno architettonico
Ciclo di dottorato: 26
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Lomonaco, Fabriziofabrizio.lomonaco@unina.it
Tutor:
nomeemail
Cafiero, GiocondaUNSPECIFIED
Date: 31 March 2014
Number of Pages: 260
Uncontrolled Keywords: spazi di relazione, interiorità, filosofia dell'architettura.
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/16 - Architettura degli interni e allestimento
Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-FIL/01 - Filosofia teoretica
Aree tematiche (7° programma Quadro): SCIENZE SOCIOECONOMICHE E UMANISTICHE > Orientamenti nella società e relative implicazioni
Date Deposited: 10 Apr 2014 14:22
Last Modified: 12 May 2016 01:00
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/9861

Abstract

L’essere nel mondo implica il concetto dello stare insieme e l’inevitabile occasione dell’incontro. Da qui hanno inizio storie e racconti secolari di società. Ci sono spazi, come quello domestico, in cui si ha il diritto di esercitare un potere, determinare le consuetudini, i riti, le priorità e i comportamenti. Eppure, uscendo di casa, crollano delle certezze: si lasciano tutti gli aggettivi possessivi. Lì, all’uscio. Chiusa la porta l’io diventa immediatamente noi. Quando l’intimità raccolta e privata dell’abitazione valica il confine della struttura in cui si ripara e si appropria di aree comuni della città, fornendo un carattere vitale a spazi che prendono forma e si connotano per accogliere non più uno ma tante persone che ivi si recano per ragioni diverse. Essenzialmente è questo il luogo dello stare insieme. Ciascuno si rapporta, in maniera più o meno consapevole, con il proprio corpo e poi con l’immediato che lo circonda. Ma quando ci si appropria di uno spazio pubblico, come si verifica la condizione dello stesso? La questione può essere affrontata da diversi punti di vista ma, nello specifico, c’è la volontà di investigare il campo filtrandolo attraverso la filosofia dell’architettura, con un punto di vista privilegiato: l’interno. La ricerca vuole abbracciare il senso di questo uomo che con fatica ha tentato di costruirsi una dimora, introiettandovi tutta la sua vita, i suoi sogni, i suoi desideri e che poi, aldilà di un uscio è tenuto a calpestare la superficie comune: la città e i suoi spazi di relazione, di informazione, intrisi di emozioni palesi o celate, positive o negative e di reazioni filtrate dalla cultura, dal carattere e dai comportamenti che dal singolo diventano dei “più”. Il senso della privatezza è senz’altro una variabile culturale ma quanti luoghi hanno subito il crollo dei valori o delle ideologie intrinseche al proprio nascere, alla propria conformazione strutturale e spaziale sino a divenire terra di nessuno pur restando immutati nella forma primordiale? E quanti altri hanno, invece, conservato quella forza evocativa dell’ideale per cui sono sorti e malgrado il fallimento della causa costitutiva rappresentano sempre e per tutte le generazioni dei luoghi d’incontro, di scambio? Ancora domande con il sotteso desiderio di essere riconosciute quali porte aperte da oltrepassare per analizzare il vivere, o meglio, l’abitare gli spazi collettivi della città. I gradi di relazione interpersonale, dunque, hanno sempre un parallelo nello architettonico, ma attualizzando il tema e confrontandosi con quanto accade nella città contemporanea si assiste a un processo di smaterializzazione: si pensi, ad esempio, a come si conforma nello spazio il fenomeno di globalizzazione e come si traduce nei canali del virtuale, simbolo di una società senza forma e senza storia.

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