Di Lisio, Miriam (2023) Il ruolo dell’expertise e del complottismo nei processi rappresentazionali e di influenza sociale. Il caso della falsa polarizzazione no-vax/pro-vax. [Tesi di dottorato]
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| Tipologia del documento: | Tesi di dottorato |
|---|---|
| Lingua: | Italiano |
| Titolo: | Il ruolo dell’expertise e del complottismo nei processi rappresentazionali e di influenza sociale. Il caso della falsa polarizzazione no-vax/pro-vax |
| Autori: | Autore Email Di Lisio, Miriam miriam.dilisio@unina.it |
| Data: | 13 Dicembre 2023 |
| Numero di pagine: | 250 |
| Istituzione: | Università degli Studi di Napoli Federico II |
| Dipartimento: | Scienze Sociali |
| Dottorato: | Scienze sociali e statistiche |
| Ciclo di dottorato: | 36 |
| Coordinatore del Corso di dottorato: | nome email Amaturo, Enrica amaturo@unina.it |
| Tutor: | nome email Fasanelli, Roberto [non definito] Amaturo, Enrica [non definito] |
| Data: | 13 Dicembre 2023 |
| Numero di pagine: | 250 |
| Parole chiave: | no-vax, rappresentazioni sociali, expertise |
| Settori scientifico-disciplinari del MIUR: | Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-PSI/05 - Psicologia sociale |
| Depositato il: | 19 Dic 2023 09:20 |
| Ultima modifica: | 12 Ago 2026 05:36 |
| URI: | https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/15611 |
Abstract
Le pandemie, come tutti le sciagure, rappresentano non solo una disgrazia sanitaria, ma vanno a intaccare anche i contesti geografici, economici e, non di meno, la sfera relazionale dei cittadini, costretti a reinventarsi in virtù del nuovo scenario emergenziale (Frisch, 2012; Guigoni & Ferrari, 2020). Un proverbio molto famoso cita che ‘le disgrazie non vengono mai da sole’ e in questo scenario pandemico, difatti, sono state plurime le questioni dibattute che hanno spostato l’attenzione dall’emergenza sanitaria creando l’allarme nell’allarme. Uno su tutti, il manifestarsi di fazioni antivacciniste, in un primo momento rimaste latenti, che col tempo si sono (ri)fatte spazio nel panorama mediale. Sebbene con lo “scoppio” del COVID-19 siano tornate alla ribalta queste posizioni, la nascita dei movimenti no-vax fonda le proprie radici nel lontano 1796, con la scoperta da parte del medico di campagna Edward Jenner della prima soluzione vaccinale. L’età contemporanea è contraddistinta da una considerevole quantità di conoscenze generate nel corso del tempo e diffuse grazie alle tecniche di comunicazione, soprattutto a partire dall’invenzione della stampa. La rete ha creato un nuovo modo di gestire e generare l’informazione e la conoscenza e oggigiorno si è sempre più esposti a notizie provenienti dalle fonti più disparate. Uno dei temi senza dubbio più affrontati, che permea lo scenario sociale, riguarda le notizie inerenti alla salute. Con l’avvento della rete Internet e con il progresso tecnologico avutosi negli anni, lo sviluppo e, soprattutto, la diffusione di notizie sul tema hanno avuto modo di raggiungere i più. Quello che prima era alla portata solo di chi si informava sui testi accademici, al giorno d’oggi diventa accessibile anche ai non esperti (Quattrociocchi & Vicini, 2016). La nascita della rete Internet e in particolare l’avvento dei social media, ha fatto esplodere il fenomeno antivaccinista, che ha trovato nel web il nonluogo – definizione che non rappresenta il contrario dei luoghi, ma segnala semplicemente la loro assenza fisica – perfetto per la diffusione dei propri ideali (Poli & Zorzin, 2010). I social network rappresentano il mondo sociale contemporaneo, luogo nel quale si consumano comunicazioni quotidiane e dove si vengono a creare poli differenti di opinioni (de Rosa et al., 2023), ambiente ideale per lo studio delle rappresentazioni sociali sul vaccino anti coronavirus rispetto a gruppi eterogenei. In epoca COVID-19 la rete ha visto il contrapporsi di due schieramenti ben precisi, rappresentati da chi si è allineato in favore delle vaccinazioni anti coronavirus e chi, invece si è ribellato alle soluzioni inoculatorie. Gobo e Sena (2019) anticipano come questi due poli non siano altro che gli estremi di un continuum ben più vasto che vede l’emergere di una serie molto più estesa di profili che differiscono, anche se in minima parte, tra loro. Nel mezzo della linea continua ai cui margini ritroviamo provaccinisti e antivaccinisti, scoviamo un terzo macro-gruppo rappresentato dai free-vax che non si dimostrano né a favore né contro le vaccinazioni, ma portano in auge un ideale ben preciso: la libertà di scelta. In particolare, lo studio della rete e della disinformazione risulta di rilevante importanza in relazione alle narrazioni antivacciniste. Un lavoro recente (Ciracì, 2021a), infatti, ha messo in evidenza come esista una stretta correlazione tra disinformazione (acuita dalla rete) e narrazione antivaccinista. Nello specifico dell’emergenza, la disinformazione sanitaria ha generato molte criticità nella gestione della pandemia; problema complesso che affonda le sue basi nelle particolarità della rete. Il web è un ecosistema infodemico, ovvero un luogo che è per sua natura disinformativo, in cui è arduo orientarsi, discernere l’attendibile dal fasullo, poiché la mole di notizie è incontrollabile e il controllo delle fonti spesso non è facile (Lamanuzzi, 2020). La fiorente digitalizzazione della vita quotidiana ha modificato la relazione tra consumo e produzione e tra utente e artigiano, al punto che la differenziazione netta delle due nozioni e dei due ruoli tende a perdere di senso (Degli Esposti, 2015). Questo scenario ha portato a una crescita esponenziale nella produzione di notizie e dati a disposizione, aumentando, di contro, anche la creazione di informazioni fallaci e/o non verificate divulgate online. I giornalisti, nel senso tradizionale del termine, hanno cambiato pelle. Non più relegata in ufficio, la comunità giornalistica si è riadattata allo scenario online, frastagliandosi fino a diventare sempre più marginale. Il panorama contemporaneo mostra, quindi, una serie di personalità emergenti che hanno la possibilità di diffondere idee, opinioni e notizie in tempo reale e senza filtri. L’eccessivo aumento delle fake news in rete ha portato alla nascita dei cosiddetti “debunker”, visti come veri e propri “professionisti della disinformazione”, che hanno il compito di smascherare le notizie fallaci e chi crea e diffonde questo genere di informazione, di segnalarli e farli sparire dal mondo mediale. D’altro canto, scovare le fake news non è affatto un compito semplice: la diffusione massiva delle notizie ai tempi del web rende complicato il lavoro dello sbufalatore il quale, mentre è intento a smascherare una notizia falsa, nel frattempo il mondo ne ha prodotte altre migliaia (Jacomella, 2017). Le problematicità della rete hanno portato con sé anche il cambiamento dei professionisti a cui in pubblico fa riferimento. Medici pentiti, avvocati complottisti e premi Nobel antivaccinisti – basti pensare a Luc Montagnier, Nobel per la Medicina nel 2008, che ha pubblicato diversi articoli sull’inefficacia dei vaccini anti COVID-19 (2022) –, hanno polarizzato il sapere scientifico in camere dell’eco ben distinte dal mainstream, creando terreno fertile per gli scettici che, a sostegno dei loro dubbi, si rifanno a figure autorevoli. Questo scenario porta con sé una serie di criticità aggravate dalle teorie complottiste che trovano in piena pandemia la situazione ideale per manifestarsi. La sfiducia nella scienza e, di conseguenza, la diffidenza nei confronti delle istituzioni, hanno portato a scontri tra le minoranze contro-informate e la scienza mainstream, la quale ha riconosciuto il fenomeno dell’esitazione vaccinale come problema sociale, dirigendo le normative politiche di conflitto (Cervia, 2021). Il “noi” contro “loro” ha enfatizzato lo scetticismo nei confronti delle istituzioni e dei vaccini, così come le teorie del complotto più disparate (dall’invenzione della pandemia, allo sterminio di massa attraverso i vaccini anti COVID-19) e ha creato una sorta di “gruppalità” spiegata dall’unione dei membri di un gruppo in opposizione ai membri di gruppi differenti (Bremmer, 2018). Aggregati sociali eterogenei acclamano esperti altrettanto diversi. L’expertise di riferimento muta col mutare del contesto storico e dello sviluppo tecnologico: la scelta di seguire un pensiero piuttosto che un altro influenza la costruzione delle rappresentazioni sociali dei gruppi che vi si interfacciano. Da una prima ricostruzione appare evidente come disinformazione, teorie del complotto e argomentazioni no-vax viaggino insieme e di come gli esperti cui fanno riferimento i gruppi antivaccinisti risultano decisivi nella costruzione delle rappresentazioni del gruppo: rappresentazioni sociali su cui si attivano dinamiche di scontro (Cervia, 2021). Lo scenario appena descritto ci porta direttamente alle domande di ricerca a cui tenta di rispondere questo elaborato: RQ1. Esistono differenti Rappresentazioni Sociali del vaccino anti COVID-19 nei differenti gruppi sociali (pro-vax, free-vax e no-vax)? RQ2. Quali relazioni esistono tra le eventuali diverse rappresentazioni del vaccino e il posizionamento sociale (pro/contro vaccini) dei rispondenti? RQ3. Quali sono i fattori psico-sociali determinanti il posizionamento degli intervistati nei confronti dei vaccini? RQ4. Qual è il peso del complottismo e dell’expertise nelle rappresentazioni sociali dei vaccini co-costruite dai differenti gruppi sociali coinvolti nello studio? A questi interrogativi, il lavoro presentato nella tesi di dottorato tenta di offrire una risposta, cercando di seguire una precisa traiettoria d’azione.
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