Barone, Chiara (2024) Architettura s-cavata. Il progetto dello spazio archeologico del sottosuolo urbano. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Architettura s-cavata. Il progetto dello spazio archeologico del sottosuolo urbano
Autori:
Autore
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Barone, Chiara
chiara.barone@unina.it
Data: 11 Dicembre 2024
Numero di pagine: 267
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Architettura
Dottorato: Architettura
Ciclo di dottorato: 37
Coordinatore del Corso di dottorato:
nome
email
Mangone, Fabio
fabio.mangone@unina.it
Tutor:
nome
email
Miano, Pasquale
[non definito]
Data: 11 Dicembre 2024
Numero di pagine: 267
Parole chiave: sottosuolo archeologico-urbano; architettura scavata; città porosa
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/14 - Composizione architettonica e urbana
Informazioni aggiuntive: DOTTORANDA 37 CICLO
Depositato il: 20 Gen 2026 16:41
Ultima modifica: 12 Ago 2026 05:37
URI: https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16342

Abstract

La ricerca “Architettura s-cavata. Il progetto dello spazio archeologico del sottosuolo urbano” pur muovendosi all’interno di un campo d’indagine ampiamente esplorato, quello cioè inerente al rapporto tra architettura, archeologia e città, intende proporre una lettura interpretativa inconsueta, ribaltata, che guarda la città dal basso verso l’alto. L’idea di rovesciare la visuale induce a rileggere il sottosuolo non più come uno spazio secondario, subordinato allo sviluppo della città contemporanea, quanto, piuttosto, come l’innesco di operazioni progettuali che hanno come movente l’archeologia e che si espandono in molteplici direzioni invadendo lo spessore ctonio della città per definire inediti rapporti tra gli strati sedimentati. Oggetto della ricerca sono, dunque, gli spazi antichi o contenitori di antico ottenuti scavando all’interno del sottosuolo, per i quali si rende necessario definire strategie progettuali in grado di intessere relazioni tra il sopra e il sotto della città. Nello sviluppo delle argomentazioni, la tesi si articola in tre parti. In particolare, la prima parte compone una tassonomia architettonica degli spazi ipogei generati da azioni di scavo, ponendoli in relazione ad alcuni possibili dispositivi progettuali attraverso cui sono interpretate le diverse categorie di vuoto e le forme che esse assumono. Il progetto, come strumento interpretativo delle forme scavate, consente di ampliare il campo semantico e di azione dello spazio ipogeo, sondando le sue nuove potenzialità trasformative, in relazione agli altri strati della città. La seconda parte ritorna sui medesimi spazi assumendo uno sguardo estroverso, al fine di esplorare i rapporti che possono instaurarsi tra il soprassuolo e il sottosuolo mediante l’individuazione di strategie che, anche in questo caso, non hanno un valore meramente dimostrativo, ma diventano strumenti interpretativi per intervenire all’interno degli strati-limite del corpo della città. La terza parte, infine, sviluppa i ragionamenti articolati all’interno dei capitoli precedenti con un carattere operante, allo scopo di misurare le strategie individuate con un caso concreto della città di Napoli, ovvero il quartiere Stella-San Carlo all’Arena. Lo strato poroso del sottosuolo napoletano è, infatti, inteso come un archivio di molteplici possibilità urbane, di vuoti ipogei che “manipolati” progettualmente possono nuovamente entrare a far parte delle complesse trame della città stratificata, proponendo inediti modelli urbani che, oltrepassando l’atopia degli spazi scavati, generano ibridazioni spaziali, temporali e funzionali a partire dall’archeologia s-cavata.

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