Ferramosca, Giovanna (2024) I TERRITORI IN MOVIMENTO DELLA COSTA. Il caso del Mediterraneo, tra criticità e opportunità dei processi di adattamento ai rischi fra terra e mare. [Tesi di dottorato]
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| Tipologia del documento: | Tesi di dottorato |
|---|---|
| Lingua: | Italiano |
| Titolo: | I TERRITORI IN MOVIMENTO DELLA COSTA. Il caso del Mediterraneo, tra criticità e opportunità dei processi di adattamento ai rischi fra terra e mare |
| Autori: | Autore Email Ferramosca, Giovanna giovanna.ferramosca@unina.it |
| Data: | 12 Dicembre 2024 |
| Numero di pagine: | 400 |
| Istituzione: | Università degli Studi di Napoli Federico II |
| Dipartimento: | Architettura |
| Dottorato: | Architettura |
| Ciclo di dottorato: | 37 |
| Coordinatore del Corso di dottorato: | nome email Mangone, Fabio fabio.mangone@unina.it |
| Tutor: | nome email Gasparrini, Carlo [non definito] Terracciano, Anna [non definito] |
| Data: | 12 Dicembre 2024 |
| Numero di pagine: | 400 |
| Parole chiave: | Mediterraneo, cambiamenti climatici, mitigazione dei rischi costieri |
| Settori scientifico-disciplinari del MIUR: | Area 08 - Ingegneria civile e Architettura > ICAR/21 - Urbanistica |
| Informazioni aggiuntive: | Il ciclo di riferimento è il 37 |
| Depositato il: | 20 Gen 2026 16:41 |
| Ultima modifica: | 09 Ago 2026 06:00 |
| URI: | https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16465 |
Abstract
Pianificare CON i rischi fa riferimento al concetto di CON-vivenza, da sempre insisto nel rapporto dell’uomo con fattori di rischio. La ricerca ha due premesse: la relativamente recente presa di coscienza che condizioni di vulnerabilità (concatenate e diffuse) caratterizzino pervasivamente i territori antropizzati della contemporaneità per i quali il campo della pianificazione urbanistica – fortemente caratterizzato da interdisciplinarità e da uno sguardo multiscalare – è chiamato a fornire risposte adeguate a questo periodo di profonda trasformazione e transizione incerta. In secondo luogo, la constatazione che le aree costiere siano i territori che maggiormente subiscono l’effetto di tale molteplicità di condizioni di vulnerabilità. Il dato è particolarmente allarmante se si considera che la maggior parte della popolazione mondiale si concentra proprio lungo le aree urbane litorali. Gli interrogativi che la ricerca si pone viaggiano su due livelli, uno più generale e uno più specifico. Sul livello generale la ricerca si interroga sull’efficacia degli strumenti di governo del territorio sviluppati finora (a differenti scale) nella mitigazione dei rischi e su quali siano i punti di forza e i limiti di tali strumenti. Sul piano specifico si interroga su quali siano le forme più idonee al contesto litoraneo mediterraneo e se sia possibile, oltre che opportuno, parlare di un unico modello di riferimento o se, piuttosto, ne vadano formulati di diversi a seconda delle condizioni socio-politiche di partenza. Attraverso tre elementi fondamentali prende avvio e si sviluppa la ricerca: i rischi, i cambiamenti climatici, il mare. Questi sono esaminati singolarmente attraverso l’esplorazione di diversi campi disciplinari che portano poi a delinearne i punti di contatto e di influenza reciproca. Il concetto di rischio viene esaminato attraverso la sua mutazione semantica e la sua evoluzione nel tempo, quale fenomeno immanente nella vita dell’uomo. Nel seguire tale evoluzione emerge il passaggio dal considerare i rischi come puramente di origine naturale a come e quanto siano invece implementati, e talvolta causati interamente, dall’azione antropica. La pervasività dell’azione umana – teorizzata e dimostrata scientificamente nella definizione della nuova era geologica dell’Antropocene (Crutzen, 2002) – si manifesta ancor più con i cambiamenti climatici. Questi agiscono come fattori acceleranti sulle condizioni di fragilità già presenti sui territori e amplificano gli effetti dei rischi. Tali effetti sono maggiormente visibili, per la frequenza e per la portata dei danni causati in termini sia economici che sociali, lungo le aree costiere, dove il processo di urbanizzazione è in costante crescita. Per quanto riguarda il livello generale, si ipotizza che i limiti della disciplina della pianificazione territoriale nei tentativi finora sviluppati per la mitigazione dei rischi risiedano, in primo luogo, nella difficoltà di rapportarsi con fenomeni globali influenzati da un elevato livello di incertezza e imprevedibilità; in secondo luogo, nella mancanza di un monitoraggio costante e sistematico che permetta di apportare correzioni alle strategie messe in campo. Sul livello specifico, per quanto riguarda quindi il contesto del Mediterraneo, si ipotizza che i limiti nell’affrontare le questioni legate alla gestione degli effetti di rischi e cambiamenti climatici siano perlopiù legati ad una eterogeneità politica, sociale ed economica degli Stati che affacciano sul bacino, tale da determinare sensibilità e priorità d’intervento molto differenti. La mancanza di vera cooperazione tra enti ed istituzioni dei tre continenti determina l’assenza di una strategia comune, che invece sarebbe necessaria per affrontare problemi comuni. Non esistendo un quadro complessivo aggiornato è difficile avere un’idea dello stato di fatto, motivo per il quale si è valutato di sviluppare un’analisi ricognitivo-comparativa di un campione abbastanza numeroso di casi studio (115) lungo tutte le coste mediterranee, con alcuni approfondimenti specifici, al fine di poter sviluppare riflessioni che tengano in considerazione l’eterogeneità dele situazioni. L’analisi ricognitivo-comparativa ha come obiettivo la costruzione di un quadro aggiornato degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica sviluppati, sia a scala nazionale (macroscopico) che a scala urbana (microscopico). Gli strumenti, ad entrambe le scale, sono stati categorizzati secondo tre macro-tematiche: - mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; - gestione dei rischi; - salvaguardia della costa. Ogni strumento a sua volta è categorizzato in base allo stato di attuazione (programmato, in corso di redazione, adottato, approvato). Ad entrambe le scale sono raccolti anche dati relativi a database disponibili per il monitoraggio dei rischi e al numero e alla tipologia di networks internazionali a cui aderiscono. Dai dati raccolti e analizzati emerge – confermando una delle ipotesi iniziali della ricerca – una forte disparità di trattamento delle tematiche, non solo tra nazioni della costa sud e della costa nord (divario che spesso retoricamente si tende a sottolineare). Tale disparità è da attribuire principalmente a situazioni politico-sociali molto differenti, instabili o interessate da conflittualità belliche negli ultimi decenni, che pongono in primo piano questioni molto distanti da quelle dell’emergenza climatica. In questo quadro di forte eterogeneità è possibile distinguere tre binomi di situazioni: - quella in cui vi è congruenza e allineamento tra pianificazione di livello nazionale e di livello urbano/metropolitano, dove quindi un quadro normativo chiaro e aggiornato sulle questioni della mitigazione dei rischi da cambiamenti climatici e di pianificazione sostenibile dell’area costiera trova riscontro anche a scala urbana/metropolitana, con la redazione di strumenti adeguati e, talvolta, anche con la realizzazione di opere concrete (es. caso spagnolo); - quella in cui vi è un disallineamento tra il quadro normativo nazionale e gli strumenti introdotti a livello urbano/metropolitano (es. caso italiano); - quella in cui mancano strumenti adeguati sia a livello nazionale che urbano/metropolitano (es. caso libico).
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