Serina, Elena (2025) Umanizzare il dopoguerra. Internazionalismo umanitario cattolico e riabilitazione dell'Europa (1941-1951). [Tesi di dottorato]
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| Tipologia del documento: | Tesi di dottorato |
|---|---|
| Lingua: | Italiano |
| Titolo: | Umanizzare il dopoguerra. Internazionalismo umanitario cattolico e riabilitazione dell'Europa (1941-1951) |
| Autori: | Autore Email Serina, Elena eleser95@gmail.com |
| Data: | 10 Marzo 2025 |
| Numero di pagine: | 417 |
| Istituzione: | Università degli Studi di Napoli Federico II |
| Dottorato: | Global history & governance |
| Ciclo di dottorato: | 36 |
| Coordinatore del Corso di dottorato: | nome email Caglioti, Daniela Luigia danielaluigia.caglioti@unina.it |
| Tutor: | nome email Roccucci, Adriano [non definito] |
| Data: | 10 Marzo 2025 |
| Numero di pagine: | 417 |
| Parole chiave: | cattolicesimo; ricostruzione europea; umanitarismo internazionale |
| Settori scientifico-disciplinari del MIUR: | Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/04 - Storia contemporanea |
| Depositato il: | 24 Ott 2025 09:31 |
| Ultima modifica: | 10 Ago 2026 14:07 |
| URI: | https://www.fedoa.unina.it/id/eprint/16946 |
Abstract
All’indomani della Seconda guerra mondiale, l’Europa appariva immersa nel caos: la fine del conflitto non era coincisa con l’immediato avvio di una nuova era di armonia sociale, politica ed etnica, ma aveva visto il permanere di macerie e distruzioni, materiali e immateriali, l’accendersi di violenze, epurazioni e vendette, nonché massicci spostamenti forzati di popolazione. In questo frastagliato scenario, l’obiettivo della ricostruzione venne ancorato alla nozione di rehabilitation, veicolata in particolare dalla prima agenzia delle Nazioni Unite incaricata dei programmi di assistenza postbellica, la United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA): lungi dal limitarsi al mero soccorso materiale, essa promosse interventi tesi ad aiutare le vittime della guerra “ad aiutarsi da sé”, così da favorirne una piena rigenerazione fisica, morale, sociale e psicologica. Sebbene a lungo scarsamente indagati dalla storiografia, la Santa Sede e i cattolici non furono né estranei, né impermeabili a questi processi. Il loro coinvolgimento fu vivamente incoraggiato dallo stesso pontefice: la Chiesa venne presentata al mondo come garante di unità ed educatrice di uomini e di popoli, pronta a “umanizzare il dopoguerra” dopo che i drammatici eventi bellici avevano stravolto i valori fondamentali di dignità e rispetto della persona umana. Per questo, oltre ad aspirare a un ruolo di suprema guida morale per lo stabilimento di una pace solida e duratura, sia a livello sociale, che sul piano delle relazioni internazionali, la Santa Sede esortò i fedeli a farsi, per così dire, “portatori di umanità”, incoraggiandone un dinamico inserimento nei programmi di riabilitazione postbellica e spingendoli a un vivace interscambio con le nuove aspirazioni dell’umanitarismo internazionale. Questo lavoro indaga quindi come i cattolici si confrontarono, dialogarono e interagirono con le gravi emergenze umanitarie lasciate in eredità dalla Seconda guerra mondiale, nonché con le grandi sfide della ricostruzione europea. Contesti privilegiati per lo sviluppo di tali relazioni furono Italia, Francia e Belgio – i principali Paesi a maggioranza cattolica dell’Europa occidentale in cui, nell’immediato dopoguerra, vennero istituite organizzazioni caritative di carattere nazionale, direttamente controllate dai rispettivi episcopati e dotate di apparati amministrativi capaci di rispondere con efficacia e tempestività alle urgenze e ai bisogni sorti all’indomani del conflitto. Al tempo stesso, sarebbe riduttivo non considerare, in questo quadro, l’apporto fondamentale dei cattolici statunitensi, i cui legami sempre più stretti con il cattolicesimo europeo in campo umanitario furono anche espressione della più ampia connessione tra Stati Uniti ed Europa che registrava il dopoguerra. Il complesso processo di formazione dell’internazionalismo umanitario cattolico, inteso come una rete di organizzazioni internazionali cattoliche impegnate in favore degli individui vittime della guerra, rappresenta un terreno di elezione per analizzare l’intreccio fra i diversi temi che questa ricerca interseca: dall’umanitarismo internazionale ai complessi rapporti di collaborazione, networking e reciproco condizionamento fra i cattolici e gli altri attori protagonisti della definizione del regime umanitario internazionale postbellico; dal “nuovo corso” della democrazia allo sviluppo del welfare state, fino all’inserimento dei cattolici nel processo di rehabilitation; dal tema della pace e dei diritti umani al confronto della missione universalista della Chiesa con il consesso dell’ONU. Attraverso la combinazione di più ambiti storiografici e dei loro dibattiti, nonché di una molteplicità di fonti e collezioni documentarie, molte delle quali ancora inedite, conservate in diversi archivi collocati sia in Italia che all’estero (in particolare, in Belgio, Francia, Stati Uniti e Svizzera), questa tesi analizza le reciproche influenze e le connessioni fra attori, problemi e processi tradizionalmente indagati in modo distinto. Studiare l’internazionalismo umanitario cattolico significa dunque mettere in luce sia la pluralità di azioni e visioni interne allo stesso cattolicesimo, mostrando come la Chiesa fosse tutt’altro che una realtà monolitica, sia offrire un contributo innovativo agli studi sull’umanitarismo internazionale e sulla riabilitazione europea, evidenziandovi l’incidenza e l’apporto dell’azione diplomatica, sociale e umanitaria delle organizzazioni cattoliche. Una storia complessa e poliedrica, che non solo apre nuove prospettive per ricerche future, ma spinge anche a interrogarsi su alcuni temi, quali il ruolo delle ONG religiose nelle crisi umanitarie e nei processi di pace e cooperazione internazionale, tornati di stringente attualità.
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