Miraglia, Maria (2024) La Philosophy for Children come dispositivo educativo per contrastare lo hate speech nella scuola secondaria di primo grado. [Tesi di dottorato]

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: La Philosophy for Children come dispositivo educativo per contrastare lo hate speech nella scuola secondaria di primo grado
Autori:
Autore
Email
Miraglia, Maria
mmiraglia09@gmail.com
Data: 3 Ottobre 2024
Numero di pagine: 335
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Studi Umanistici
Dottorato: Mind, gender and languages
Ciclo di dottorato: 36
Coordinatore del Corso di dottorato:
nome
email
Bacchini, Dario
dario.bacchini@unina.it
Tutor:
nome
email
Striano, Maura
[non definito]
Boronat, Núria Sara Miras
[non definito]
Data: 3 Ottobre 2024
Numero di pagine: 335
Parole chiave: Hate Speech, Philosophical Inquiry, Critical Discourse Analysis
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-PED/01 - Pedagogia generale e sociale
Depositato il: 10 Ott 2024 14:47
Ultima modifica: 10 Mar 2026 13:43
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/15374

Abstract

L’hate speech, è un fenomeno complesso che interessa molti settori della società e si diffonde anche attraverso i social network, raggiungendo molte persone grazie alla sua viralità. L’odio online, infatti, si trasmette rapidamente attraverso qualsiasi canale. È la stessa architettura di Internet e dei social network che funziona come una sorta di cassa di risonanza, facendo rimbalzare il commento o il messaggio di hate speech da un canale all’altro (Ziccardi, 2016). Negli ultimi anni la crisi migratoria ha determinato una crescita dell’hate speech in Europa che è diventato attualmente una delle più comuni forme di intolleranza e xenofobia. Intolleranza che però colpisce diversi gruppi sociali per i motivi più variegati, non limitandosi a gruppi discriminati (Matsuda, 1989), ma estendendosi anche a individui perché percepiti come appartenenti a quelle categorie o perché etichettati secondo alcune particolarità fisiche o caratteriali. I giovani sono particolarmente esposti ai rischi derivati dall’hate speech online sia perché mancano delle strutture cognitive per comprendere la natura degli stereotipi e pregiudizi alla base dei discorsi d’odio e le conseguenze che possono causare, sia perché sono sempre connessi attraverso diversi dispositivi elettronici. Inoltre l’età di bambine e bambini che possiedono uno smartphone e hanno accesso ai social network si è progressivamente abbassata negli ultimi anni. Il fenomeno è diventato talmente problematico che quest’anno, 2024, l’UNESCO ha dedicato la Giornata Internazionale dell’Educazione al contrasto del discorso d’odio online, esortando i 194 Stati membri a dare priorità all’istruzione come strumento per promuovere società che valorizzino la dignità umana e la pace. Per questo motivo è necessario trovare dispositivi educativi che aiutino bambini e adolescenti a riflettere sui danni creati dall’hate speech e che costituiscano un valido strumento di riflessione critica per decostruire gli stereotipi e i pregiudizi che strutturano i discorsi d’odio. Alcuni studiosi come Cohen-Almagor (2014) propongono una educazione continua alla cittadinanza digitale dai primi anni scolastici per sviluppare il pensiero critico. Tuttavia la sola educazione al pensiero critico potrebbe non essere sufficiente per comprendere in profondità i danni causati dai discorsi d’odio. È necessario che siano messi in essere percorsi educativi finalizzati anche allo sviluppo del pensiero empatico che consenta di sviluppare le capacità di “sentire l’altro” (Santerini, 2019). Il lavoro qui presentato ha avuto lo scopo di esplorare la potenziale efficacia di un peculiare tipo di intervento educativo che va al di là dell’educazione al pensiero critico poiché coltiva al contempo il pensiero critico, creativo e caring, attraverso la costituzione di comunità di indagine filosofica costituite da bambini e ragazzi di tutte le età. Si tratta del curricolo della Philosophy for Children (P4C), un progetto educativo ideato da Mattew Lipman e Ann Margaret Sharp durante la metà degli anni ’70. Attualmente diffuso in tutto il mondo e sostenuto dalla Division of Philosophy dell’UNESCO sin dalla fine degli anni ’90, il progetto propone la pratica della ricerca filosofica come indagine conoscitiva nei vari campi dell’esperienza umana. La finalità didattico-pedagogica è quella di incrementare le capacità cognitive complesse, le abilità linguistico-espressive e la maturazione della sfera affettivo-emotiva, socio-relazionale e valoriale. L’obiettivo della ricerca è stato quello di sottoporre a verifica l’ipotesi pedagogica che un approccio educativo basato sulla riflessone e l’indagine filosofica (intesa come peculiare forma di pensiero critico) potesse risultare comparativamente più efficace di altri tipi di approcci nel contrasto all'hate speech.

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