Senatore, Francesco and Montuori, Francesco (2009) Discorsi riportati alla corte di Ferrante d’Aragona. In: Discorsi alla prova. Pubblicazioni del dipartimento di Filologia classica "F. Arnaldi" . Giannini, Napoli, pp. 519-577. ISBN 978-88-7431-433-1

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Additional Information: Il contributo è interdisciplinare, perché analizza le lettere di Ferrante e degli ambasciatori con i metodi propri della paleografia, diplomatica, retorica, linguistica, storia della lingua italiana, dialettologia. Le inedite lettere autografe di Ferrante, conservate prevelentemente nell'Archivio di Stato di Milano, non riportano l'indicazione dell'anno: solo la conoscenza minuta degli eventi ne ha consentito la datazione e la comprensione. La collaborazione tra i due autori, che ha come obiettivo una monografia, ha già prodotto altri saggi a quattro mani.
Uncontrolled Keywords: Oralità; Literacy; Retorica; Aragona, Napoli
Date Deposited: 25 Mar 2011 16:39
Last Modified: 30 Apr 2014 19:43
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/7905

Abstract

Come parlava un sovrano italiano nel XV secolo? Come erano riferite le sue parole dagli ambasciatori, professionisti della mediazione politica e della scrittura cancelleresca? A queste domande si tenta di rispondere in questo saggio interdisciplinare, mettendo a confronto le lettere autografe (in volgare italiano) di Ferdinando o Ferrante I d’Aragona, re di Napoli (1458-94), con il testo secondario degli ambasciatori accreditati presso di lui, in particolare milanesi. Le lettere autografe del sovrano e i suoi discorsi riportati dagli ambasciatori sono stati utilizzati, con un buon margine di sicurezza, per indagare sulla sua cultura retorica. Gli enunciati di Ferrante sono risultati fortemente debitori della tradizione dettatoria. Inoltre il confronto sistematico con la corrispondenza tra Napoli e Milano ha consentito di misurare lo scarto delle scelte formulistiche e retoriche di Ferrante rispetto alla norma, misurando l’efficacia comunicativa e politica dei suoi discorsi. Sono state poi analizzate: le influenze della comunicazione diplomatica nella lingua delle lettere del re (valutando quanto l’oralità possa spiegare la persistenza di oscillazioni grafiche, fonetiche e morfologiche e del linguaggio formulare nelle lettere del sovrano); il modo in cui la situazione comunicativa viene riportata nelle lettere degli ambasciatori e in quelle del re; infine i diversi modi di composizione delle lettere in base all’esistenza o meno di una minuta stesa preliminarmente all’elaborazione conclusiva: ciò allo scopo di prevedere un’eventuale porta di accesso preferenziale a tratti propri della lingua parlata, ferma restando la persistenza di caratteristiche di una scrittura formalizzata in modo grammaticalmente, oltre che retoricamente, consapevole. Tale consapevolezza si documenta infine anche nell’importanza che veniva data all’autografia regia.

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