Lissa, Anna (2006) Quando lo spazio si fa tempo: rappresentazioni di Gerusalemme in letteratura israeliana - Abraham B. Yehoshua e David Shahar. [Tesi di dottorato] (Inedito)

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Tipologia del documento: Tesi di dottorato
Lingua: Italiano
Titolo: Quando lo spazio si fa tempo: rappresentazioni di Gerusalemme in letteratura israeliana - Abraham B. Yehoshua e David Shahar
Autori:
AutoreEmail
Lissa, Anna[non definito]
Data: 2006
Tipo di data: Pubblicazione
Numero di pagine: 363
Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento: Filosofia "Antonio Aliotta"
Dottorato: Cultura storico-giuridica ed architettonica in età moderna e contemporanea nell'area mediterranea
Ciclo di dottorato: 17
Coordinatore del Corso di dottorato:
nomeemail
Cacciatore, Giuseppe[non definito]
Tutor:
nomeemail
Tessitore, Fulvio[non definito]
Data: 2006
Numero di pagine: 363
Parole chiave: Mito, Storia, Gerusalemme
Settori scientifico-disciplinari del MIUR: Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/06 - Storia delle religioni
Depositato il: 04 Ago 2008
Ultima modifica: 30 Apr 2014 19:24
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/873
DOI: 10.6092/UNINA/FEDOA/873

Abstract

L'oggetto di questo lavoro è l'identità israeliana e la sua relazione con la città di Gerusalemme. I contorni di questo problema sono stati definiti attraverso la lettura e l'analisi dell'opera di due scrittori israeliani David Shahar e Abraham B. Yehoshua, concentrando l'attenzione in particolare su L'agente segreto di sua maestà , di David Shahar e su Il signor Mani di Abraham B. Yehoshua. La tesi è strutturata in tre capitoli cui si aggiungono un’introduzione e una breve conclusione. Nell’introduzione è stata messa a fuoco la problematica fondamentale della ricerca da un punto di vista metodologico: l’analisi oscilla tra due poli, da un lato la dimensione mitica, dunque l'illud tempus, il tempo sacro le cui caratteristiche sono state sviscerate da Mircea Eliade, e dall'altro il tempo storico, con i suoi drammi e le sue tensioni. Lo sviluppo delle vicende dei vari personaggi è stato ricostruito e analizzato facendo riferimento al monomito dell'eroe secondo la prospettiva delineata da Joseph Campbell: la millenaria tematica dell'eroe che parte alla ricerca della propria identità. Sono state inoltre evidenziate le modificazioni che il monomito dell'eroe ha subito in seguito all'impatto con il tempo storico. Dopo un primo capitolo in cui viene ricostruita la storia sacra di Gerusalemme nel tempo mitico della creazione e dell’escatologia elaborata dalla tradizione ebraica, l’attenzione del lettore è richiamata sulle opere dei due autori David Shahar e Abraham B. Yehoshua, cui sono dedicati rispettivamente il secondo e il terzo capitolo. Il secondo capitolo si concentra sull’avventura dell’eroe nella Gerusalemme di David Shahar: il suo eroe si caratterizza per il suo individualismo e per la sua onestà e coerenza intellettuale. La città di Gerusalemme è immersa nel tempo mitico della creazione, ricco di potenzialità e nel tempo mitico paradisiaco di un’infanzia protetta dalle tensioni del tempo storico. Il terzo capitolo è dedicato all’avventura dell’eroe nella Gerusalemme di Abraham B. Yehoshua. Da un’attenta analisi delle opere giovanili di Yehoshua, emerge il rapporto controverso che lega lo scrittore alla sua città di origine. Il suo eroe tipico subisce tutte le pressioni del tempo storico, finendo spesso schiacciato. Gerusalemme si presenta immersa nel tempo mitico dell’apocalittica. Il tempo storico e il tempo autobiografico di A. B. Yehoshua non fluiscono armonicamente. Soltanto una lenta riscoperta del proprio passato autobiografico e del passato collettivo del popolo ebraico può restaurare il continumm temporale e riconciliare l’autore e il suo eroe con Gerusalemme. È ciò che avviene nel romanzo Il signor Mani. Le pagine conclusive tornano ad evidenziare l’influenza della memoria collettiva e dunque la tradizione culturale ebraica sull’opera di David Shahar e Abraham B. Yehoshua. Misurandosi con Gerusalemme, i due autori si misurano con la tradizione ebraica, talvolta esplicitamente evocata, talvolta presente nell’assenza o, nel caso di Yehoshua, presente nella negazione alla quale sono ricollegabili le ansie e le nevrosi dei suoi protagonisti. Da questo punto di vista, è possibile sollevare seri dubbi sulla vexata quaestio dell’autoreferenzialità della letteratura israeliana contemporanea e del suo rifiuto di tutto ciò che l’ebraismo ha prodotto nella diaspora. Di conseguenza, un’identità israeliana che si voglia solida e autentica non può lasciare da parte nessun aspetto della storia ebraica.

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