Tafuri, Feliciana (2011) Convinzione, coscienza, cultura. Dal delinquente per convinzione al delinquente culturalmente motivato. Dottrine penalistiche e presupposti filosofico-giuridici. [Tesi di dottorato] (Unpublished)

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Item Type: Tesi di dottorato
Additional Information: Tesi di dottorato in Cotutela Università degli Studi di Napoli "Federico II" e Ludwig Maximilians Universitaet Monaco di Baviera - Facoltà di Giurisprudenza -
Uncontrolled Keywords: Convinzione, coscienza, cultura
Date Deposited: 05 Dec 2011 11:52
Last Modified: 17 Jun 2014 06:03
URI: http://www.fedoa.unina.it/id/eprint/8896

Abstract

Tema del presente lavoro è la figura giuridica dell’agente per convinzione, la sua possibile ed eventuale distinzione da quella dell’agente per coscienza e la ricerca di un motivo di attualità delle stesse nel tempo presente. Scopo del lavoro è di ricostruire la storia dell’agente per convinzione nella dottrina filosofico-giuridica da una parte e penalistica dall’altra di Gustav Radbruch, nonchè di seguirne lo sviluppo, non solo all’interno dei tentativi di riforma presentati al Parlamento tedesco e delle proposte de lege ferenda, ma anche nei dibattiti presso la dottrina fino a giorni nostri, entro una vicenda complessa. È, questo, un tema che è stato affrontato e vissuto particolarmente in ambito tedesco da parte della dottrina e della giurisprudenza, a partire dagli anni Venti del ventesimo secolo, tema che non ha mai perso attualità, anzi ha suscitato, presso i più, interesse e coinvolto voci di più studiosi e discipline. Il delinquente per convinzione può, oggi, rivivere e ritrovare un suo motivo di sopravvivenza ed appartenenza nel campo del diritto penale e delle sfide che il multiculturalismo pone al diritto penale stesso: la valenza e la rilevanza del concetto di fattore culturale a fronte della commissione di un fatto illecito penalmente; il significato delle attuali categorie dogmatiche del reato e la possibile attualità di un agente definito “motivato culturalmente”, laddove la convinzione, che era per Radbruch di natura morale, religiosa, politica, tout court, culturale, diviene qui il prodotto di una cultura, lo specchio di una identità culturale. Ci si chiede, a ragione, se l’agente per convinzione, come descritto negli anni Venti del secolo scorso da Radbruch, sia assimilabile all’odierno agente per convinzione, in particolare, per 'convinzione' culturale e, ancora, dinanzi al compimento di un fatto penalmente rilevante, quale possa mai essere la funzione il compito cui è oggi chiamato il diritto penale. Le tradizionali categorie del reato sono sfidate e, con ciò stesso, messe a dura prova; la convinzione — sia essa dettata da motivi religiosi, morali e politici, così come voluta da Radbruch, che sotto forma dell’istanza personale della coscienza come richiesta da Hans Welzel e nel suo successivo sviluppo — diviene il motivo e l'elemento che acquista rilievo nell’analisi di specifici reati, i cosiddetti reati 'culturalmente motivati', e a livello di determinazione della pena.

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